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Ritorno alla normalità: tutto bene?

14 Maggio 2020

Come sarà il ritorno alla normalità? Eccoci, finalmente siamo entrati nella fase 2 della lotta al Corona virus e dopo oltre due mesi di segregazione domiciliare (e poco altro), siamo pronti a riappropriarci dei nostri spazi cittadini. Beh, forse con qualche limitazione rispetto alle vecchie abitudini; l’aperitivo, ad esempio, potrà essere consumato solo all’esterno dei locali e in condizioni di distanziamento sociale e di protezione individuale. Nella più rosea delle ipotesi presto ci sarà un ulteriore sdoganamento dei divieti e potremo tornare al ristorante, al mercato, ai musei, forse anche al cinema e in piazza per i concerti.

Ritorno alla normalità? Tutto bene, quindi? 

Ancora non è ben chiaro quando – e soprattutto come – si arriverà al fatidico “via libera”, il ritorno alla normalità, cioè alle nostre abitudini, tuttavia uno dei problemi che potrebbe residuare in alcuni individui particolarmente sensibili è quello di una paura di ritrovarsi all’aperto, in mezzo ad altre persone. Il periodo di quarantena ha modificato sensibilmente il nostro modo di rapportarsi con gli spazi di vita, ci siamo adattati a condizioni circoscritte (l’appartamento) e siamo stati letteralmente bombardati da informazioni su regole e modalità per prevenire un riacutizzarsi del contagio. Con queste premesse, nel momento in cui si potrà tranquillamente uscire di casa e trovarsi in spazi aperti, in mezzo alla gente, a stretto contatto con persone che non conosciamo, è normale che qualcuno possa provare una sensazione di disagio, di tensione, persino di paura vera e propria.

Cos’è l’agorafobia?

Il termine tecnico con cui si definisce una sensazione di questa natura è: agorafobia, dal greco “αγορά” (piazza) e “φοβία” (paura), cioè una paura degli spazi aperti, il timore di ritrovarsi in mezzo ad altre persone, ad esempio allo stadio, al mercato, o semplicemente in piazza a chiacchierare con gli amici. Spesso possono essere avvertiti come “pericolosi” anche alcuni spazi chiusi, come bar, ristoranti, supermercati. Gli stessi mezzi di trasporto: autobus, metropolitana, treni, aerei, possono rappresentare situazioni di grave disagio, considerate anche le limitazioni imposte dagli obblighi anti-corona virus.

Sensazioni e reazioni all’agorafobia

La sensazione principale che prova chi soffre di questo disturbo è la paura di perdere il controllo, di sentirsi male in un contesto che avverte come ostile. In genere queste situazioni sono accompagnate da una chiara sintomatologia fisiologica di matrice ansiosa: tremori, sudori freddi, tachicardia, nodo in gola, addirittura paura di morire.

I tentativi di soluzione disfunzionale

Istintivamente, per proteggersi, la persona che soffre di agorafobia mette in atto alcuni comportamenti tipici, ad esempio ricorre all’aiuto di qualcuno, una persona di fiducia, solitamente un familiare o un amico, oppure sceglie di chiudersi in casa, all’interno di uno spazio amico in cui sentirsi al sicuro. In realtà, così facendo, in entrami i casi si innesca un circolo vizioso di tentate soluzioni disfunzionali – la richiesta di aiuto o l’evitamento di uscire – che tendono ad alimentare la patologia fobica in una spirale problematica. Il messaggio veicolato è duplice, nel primo caso: “la persona che ci aiuta ci vuole bene, da soli non possiamo farcela”, nel secondo caso “l’ambiente familiare è il mio guscio protettivo, fuori dal quale c’è un mondo minaccioso”. Purtroppo nell’un caso e nell’altro la problematica legata all’agorafobia rimane inalterata, anzi continua ad autosostenersi e a rendere la patologia ulteriormente invasiva. Si può lottare contro i sintomi dell’agorafobia nella fase post-corona virus? Certamente si, e la Terapia Breve Strategica è in grado di fornire risposte efficaci in tempi rapidi.

Vuoi maggiori informazioni su questo argomento?  Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

 

Categorie:

Tag: ansia, Attacchi di Panico, coronavirus, panico, paura, sintomi ansia

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