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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

Se vuoi saperne di più scarica il mio e-book gratuito: “Il Piacere del Cibo” oppure fissa un appuntamento o una call gratuita di 15 minuti al seguente link di calendly.

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

Breve guida sulle diverse patologie fobiche
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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

Se vuoi saperne di più scarica il mio e-book gratuito: “Il Piacere del Cibo” oppure fissa un appuntamento o una call gratuita di 15 minuti al seguente link di calendly.

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

Breve guida sulle diverse patologie fobiche
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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

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una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico.

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

Se vuoi saperne di più scarica il mio e-book gratuito: “Il Piacere del Cibo” oppure fissa un appuntamento o una call gratuita di 15 minuti al seguente link di calendly.

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

Se vuoi saperne di più scarica il mio e-book gratuito: “Il Piacere del Cibo” oppure fissa un appuntamento o una call gratuita di 15 minuti al seguente link di calendly.

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

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Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

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una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

Se vuoi saperne di più scarica il mio e-book gratuito: “Il Piacere del Cibo” oppure fissa un appuntamento o una call gratuita di 15 minuti al seguente link di calendly.

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

Breve guida sulle diverse patologie fobiche
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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

Se vuoi saperne di più sulle tematiche legate alla paura patologica scarica il mio ebook gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

Se vuoi saperne di più scarica il mio e-book gratuito: “Il Piacere del Cibo” oppure fissa un appuntamento o una call gratuita di 15 minuti al seguente link di calendly.

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

Breve guida sulle diverse patologie fobiche
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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

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una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico.

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e  sulle strategie per superare ansia e panico”

Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione le mani anche cento volte al giorno, non necessariamente ci tutela dal rischio di rimanere contagiati. E’ importante comprendere che è necessario lavarsi le mani nelle occasioni opportune, quelle necessarie ad essere tutelati dal contagio ( ad es. prima di mangiare, dopo aver tossito e soffiato il naso, quando si è vicino ad una persona malata, quando si cucina, etc.). Quando si eccede esageratamente la precauzione rischia di diventare una mania, cioè un disturbo ossessivo compulsivo.

Ossessione da covid e Terapia breve strategica

In passato ho svolto percorsi specifici di terapia a fronte di problematiche connesse alla paura da contagio. E anche oggi, durante questo periodo così delicato, sto aiutando alcuni pazienti a superare la paura di poter essere contagiati. La Terapia Breve Strategica aiuta a trovare comportamenti corretti di fronte a tali paure, attraverso strategie specifiche che favoriscono una comprensione equilibrata della realtà, differente da quella instillata dalla paura stessa. Spesso cercare a tutti i costi il controllo della situazione che stiamo vivendo ci porta a perderlo completamente. Per tale motivo i comportamenti irrazionali, legati al lavaggio delle mani, anche se ci aiutano a gestire le problematiche legate al contagio, possono rischiare di innescare un circolo vizioso che porta al disturbo ossessivo compulsivo. Attraverso la Terapia Breve Strategica è possibile ridimensionare questo comportamento, all’interno di un’ottica di gestione e di riequilibrio delle nostre emozioni.

Contattami al 340.41.90.915 per saperne di più oppure mandami una mail o scrivimi per fissare un appuntamento.

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Tag: compulsione, disturbo ossessivo compulsivo, ossessione da covid, ossessioni

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Questo è il tema principale dell’intervista che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

La paura, in tutte le sue forme, rappresenta uno stato emotivo molto limitante in arrampicata: ne parliamo con un super esperto, il Dr. Guido D’Acuti.

L’argomento arrampicata e paura di cadere, di farsi male, di non essere all’altezza delle nostre aspettative è sempre molto “carico” di esperienze personali dalle mille sfaccettature, dubbi e tanta voglia di ricevere consigli su come “andare oltre”. Un paio di settimane fa eravamo già entrati nel vivo del discorso con il Dott. Guido D’Acuti che, oltre ad essere un arrampicatore, è psicologo e psicoterapeuta con una vasta esperienza a proposito di ansia e paura. Dopo le domande aperte sul nostro canale Instagram, dove abbiamo ricevuto tantissime richieste su come superare nella pratica una paura che porta a rimanere bloccati, ci siamo però resi conto che era comunque il caso di andare ancora a più fondo.

Buongiorno Dr. D’Acuti! Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Le domande aperte hanno avuto un forte comune denominatore: la paura come stato emotivo “più gettonato” in arrampicata. È corretto dire che ci sono due “filoni”, ovvero quello di paure pratiche (come quelle sui nodi, sui materiali e su errori che possiamo commettere) e quello di paure più “intangibili” quella di cadere, farci male o molto peggio?

Come sempre grazie a voi per la possibilità di poter diffondere alcuni concetti psicologici, fondamentali per la disciplina dell’arrampicata. Un caro amico arrampicatore sostiene che la mente ha un ruolo fondamentale in questo sport. Ed io condivido appieno. Sono esperto di paura patologica, da circa dieci anni tratto questo tipo di disturbo psicologico. In effetti più che “filoni” li definirei differenti tipi di sensazioni, comunque associate alla paura. In un caso si tratta di paura di perdere il controllo, mentre nell’altro di paura di morire. Sono queste le due sensazioni principali che possono essere associate al panico e alla forte ansia. La ricerca ossessiva di controllo, legata ad esempio ai nodi o ad un eccessivo “check” dei materiali, può paradossalmente portarci a perdere il controllo e a generare stati di ansia e tensione. Non voglio dire che non dobbiamo eseguire check scrupolosi, dico invece che dobbiamo farlo diventare un momento di “gestione” di queste situazioni. E’ la percezione che fa la differenza, le modalità con le quali affrontiamo questi momenti. La paura di cadere, invece, può sia essere legata alla paura in senso lato (stiamo volando e non è qualcosa di normale e naturale, sebbene la corda ci metta in totale sicurezza) oppure alla paura di morire. Una paura, come già descritta in precedenza nella nostra intervista, irrazionale. In quanto se siamo correttamente in sicurezza non può succederci nulla, al massimo prendere un colpo oppure una contusione. Lasciarsi prendere e farsi travolgere da queste sensazioni irrazionali (perdere il controllo o paura di morire) rischia di determinare un nostro fallimento. Trasformare questa paura in una risorsa è essenziale, in quanto può portarci oltre noi stessi.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata. Per quanto riguarda le paure più verificabili, come quella del nodo che non tenga o dell’attrezzatura nuova che non abbiamo mai usato, ha senso stabilire e seguire una routine che ci faccia prendere sicurezza?

La routine è fondamentale. L’importante è che non si trasformi in “ossessione”. L’ossessione è un bisogno di controllo che si esplica anche attraverso forme rituali e ripetitive. Ovviamente prima di iniziare un tiro è importantissimo eseguire tutti i controlli del caso. Tuttavia una delle grandi problematiche nel mondo dello sport e anche dell’arrampicata, è che spesso il controllo si trasforma in fissazione ossessiva. Eseguire ripetutamente rituali preventivi frena la nostra mente e ci porta a vivere circoli viziosi particolarmente inibitori. Il problema non è tanto il controllo in sé quanto la ripetizione, ovvero la compulsione. Ripetere più volte diventa “il” problema, il dubbio può persistere e la nostra prestazione rischia di risentirne. Spesso consiglio di eseguire un unico “controllo perfetto”, ovvero un solo controllo ma fatto veramente bene, in maniera decisamente scrupolosa ed attenta.

Parliamo della paura paralizzante: ho il rinvio sotto i piedi, non riesco a disarrampicare e non riesco ad andare oltre. Nel post precedente ci hai consigliato di calarci ancora di più dentro l’ansia: anche se ognuno di noi ha modalità diverse di reagire, come possiamo superare il momento in cui siamo completamente bloccati?

Anch’io ovviamente qualche volta ho paura, ma non mi faccio travolgere. Respiro profondamente, mi calo in maniera rapida dentro quelle sensazioni senza lasciare che prendano il sopravvento, pulisco la mente e affronto la parete. Provo mentalmente il gesto e metto in conto di volare. Poi quando inizio ad arrampicare il corpo reagisce e proseguo. Se volo (e talvolta mi capita) sfogo l’adrenalina. L’immagine paradossale è quella di “aggiungere legna per spegnere il fuoco”. Più noi aggiungiamo legna e più (paradossalmente) il fuoco si spegne, perché non trova più ossigeno. La stessa cosa succede con la paura, più mi calo dentro la paura, anche in pochissimi secondi, e più la stessa svanisce. Ovviamente nei miei percorsi di terapia vi è un preciso training che consente di imparare come gestire la paura nei momenti di maggiore difficoltà.

Come vincere la paura di cadere in arrampicata? Moltissimi arrampicatori hanno già fatto un “passo avanti”, rendendosi conto che per “peggiorare, anziché migliorare, la nostra situazione mentre stiamo arrampicando” possiamo pensare di cadere, pensare di sbagliare, pensare di non farcela. Hai qualche tecnica per spegnere questo flusso di pensieri che ci distrae e che, soprattutto, finisce davvero per farci cadere?

Vorrei consigliare di concentrare i pensieri in cinque minuti prima di iniziare il tiro. Prima di salire, mentre ci stiamo preparando, indossando le scarpette e facendo il nodo, proviamo a cercare volontariamente quei pensieri che di solito ci arrivano in maniera inattesa. Non voglio dirvi cosa potrebbe succedere, provate a farlo e scrivetemi in privato!

Sempre partendo dalle domande aperte della settimana scorsa, ci è sembrato che i falesisti siano molto alle prese con paure legate a situazioni di pericolo, mentre i boulderisti siano più sul tema “paura di non essere all’altezza”, “paura di riuscire meno degli altri”, “frustrazione per un passaggio che non riesce”. Abbiamo una soluzione per questo tipo di stato emotivo che può portare anche a rinunciare di arrampicare in situazioni affollate o dove non ci sentiamo “al sicuro come a casa”?

La paura di non essere all’altezza e quella del giudizio degli altri è un problema presente in ogni situazione di “valutazione”. La migliore o peggiore performance in arrampicata può dipendere da tantissimi fattori, tuttavia quando ci sono altre persone intorno a noi potremmo anche sentirci a disagio. Come descritto anche in precedenza, la paura di non essere all’altezza può diventare limitante. Mi piace consigliare di “sbagliare, sbagliare, e ancora sbagliare” solo in questo modo si può crescere, nell’arrampicata così come nella vita!

Se vuoi maggiori informazioni oppure se vuoi fissare un primo appuntamento contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: arrampicata, performance, sport

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Ansia e paura

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Come pensare in maniera efficace?

19 Gennaio 2021

Crescita personale da dove iniziare? Vorrei iniziare raccontandovi una breve storia che coinvolge un caro amico, che per ragioni di privacy chiameremo S.. Circa un anno fa S. ha iniziato a vivere un momento molto difficile. E’ stufo del lavoro che sta facendo, non immagina prospettive di sviluppo, a livello sentimentale ha chiuso una storia importante e non riesce a “vedere la luce”. L’autostima è a livelli bassissimi, è come se qualsiasi cosa nelle sue mani perdesse valore, si sente in un “buco nero” e non riesce più a risalire. Poi d’improvviso la svolta.

Small Wins

Decide saggiamente di ripartire da “piccoli obiettivi”, in realtà quando mi ha descritto questi traguardi li ho interpretati come piccole vittorie. Invece di vedere sempre tutto attraverso un filtro negativo, ha iniziato a cercare intorno a sé le cose positive dalle quali ripartire. S. inizia a mettere in pratica giornalmente nuove abitudini che lentamente lo fanno sentire meglio. Piccole abitudini quotidiane che  si sono rivelate delle vere e proprie vittorie personali. Riattivandosi in alcune sfere della sua vita privata, sopite da tempo, ha ripreso i contatti con molte persone a lui vicine, costruendo nuovamente relazioni sociali significative, tanto da arrivare anche a cambiare lavoro. Il vero motore di questa incredibile ripartenza è stata la grande motivazione al cambiamento. Parlare di motivazione significa parlare di tutti quegli aspetti che ci guidano nello scegliere la direzione da intraprendere. Quelle forze che abbiamo dentro di noi  e che ci spingono verso il raggiungimento di uno o più obiettivi concreti.

Crescita personale da dove iniziare? Motivazione e gratificazione

Ma come ha fatto S. a cambiare il ritmo della sua vita e a crescere a livello personale? Risponderei a questa domanda partendo proprio dal ruolo della motivazione, il motore principale che ci guida nelle scelte. La ricerca di una “gratificazione” ci spinge a vedere la realtà in maniera positiva, ci aiuta a ricostruire nuove abitudini sane e funzionali. Essere motivati significa anche riuscire a pensare in maniera organizzata, lucida e propositiva. Trovare quella “grinta” che ci spinge oltre gli ostacoli, verso risultati importanti. Costruire obiettivi ben definiti però non basta. Per quanto sia fondamentale progettare target che siano di stimolo alla nostra crescita, la meta da sola non basta per permetterci di crescere come persone. Abbiamo anche e soprattutto bisogno di capire come raggiungere determinati risultati. E’ necessario pertanto progettare un buon piano d’azione. 

Crescita personale da dove iniziare?

La risposta immediata la potete trovare nel mio nuovo mini corso gratuito che potete scaricare al seguente link:

“Come pensare in maniera efficace?”

Cinque video che vi aiuteranno a perfezionare il vostro modo di ragionare, a riflettere in maniera funzionale sulle diverse modalità di pensiero e ad imparare quali sono le domande alle quali è meglio non rispondere. La crescita personale è guidata da una modalità di pensiero capace di momenti di riflessione e consapevolezza. Solo attraverso una grande capacità di pensare in maniera efficace è possibile fare grandi passi verso la fiducia in se stessi.

Nuove proposte del 2021

L’articolo di oggi anticipa alcuni dei temi che tratterò nel corso dell’anno. Vi porterò a riflettere su voi stessi, per aiutarvi ad aumentare la consapevolezza, ovvero il modo con il quale percepiamo e reagiamo alla realtà che ci circonda. L’obiettivo è quello di proporre strumenti di crescita personale subito spendibili nella vita di tutti i giorni. Il corso è il punto di partenza, nei prossimi mesi uscirà un ulteriore modulo per aiutarvi a “sbloccare il vostro potenziale”.  

Continuate a seguire il mio blog per maggiori informazioni, nel frattempo per info personali contattatemi in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a  studio@guidodacutipsicologo.it 

Non aspettate domani per progettare il vostro percorso di crescita personale. Iniziate subito!

 

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Tag: autostima, coaching strategico, Motivazione, Pensiero efficace

Cosa mangiare a Natale è una domanda che ci poniamo ogni anno in questo periodo, pensando a menu particolari, a cene al ristorante oppure più semplicemente a come preparare la vigilia o il pranzo stesso di Natale. Un aspetto fondamentale dal mio punto di vista è quello di tenere in considerazione le dinamiche psicologiche connesse con la domanda “cosa mangiare a Natale?”.

Natale e problematiche con l’alimentazione

Pur trattandosi di un’occasione di festa, può facilmente trasformarsi in un momento complicato per coloro che hanno problematiche legate ai disturbi del comportamento alimentare. I consigli che darò nell’articolo di oggi possono comunque essere d’aiuto per tutti, non solo per coloro che hanno sviluppato una problematica legata al comportamento alimentare.

Cosa mangiare a Natale: la normale routine

Dopo un abbondante pasto come potrebbe essere quello di Natale, siamo soliti pensare che la cosa migliore da fare sia digiunare. Può essere sicuramente utile il digiuno serale del 25/12, per poi riprendere il proprio ritmo alimentare il giorno di S. Stefano. Tuttavia il consiglio che ritengo più prezioso è quello di non saltare i pasti. Mantenere invariati i ritmi e la routine alimentare è fondamentale anche nel periodo di festa. Dal punto di vista psicologico, il giorno di Natale consiglio di mangiare le cose che piacciono di più anche sforando rispetto all’ordinario. Tuttavia subito dopo è importante ripristinare le proprie abitudini. Digiunare o ridurre fortemente i ritmi alimentari per più giorni dopo il pranzo di Natale può essere molto deleterio e indurre momenti di perdita di controllo cui fanno seguito grandi abbuffate. Non dimentichiamoci che è un momento dell’anno in cui abbiamo diversi dolci a disposizione (panettoni, torroni, tortelle, dolci natalizi tipici di ogni regione): le tentazioni aumentano, il rischio è che saltare un pasto potrebbe portare ad abbuffarsi fuori pasto, complicando la situazione.

Cosa mangiare a Natale: no ai sensi di colpa

Il senso di colpa derivante dall’aver mangiato qualcosa fuori dall’ordinario è una sensazione comprensibile. Uscire dalla routine quotidiana non è semplice da accettare a livello mentale. Per tale motivo spesso durante i miei percorsi di terapia consiglio di lavorare su trasgressioni settimanali. Chiedo ai miei pazienti di dedicare almeno una volta alla settimana un pasto a qualcosa di estremamente piacevole e trasgressivo. Potrebbe essere hamburger e patatine, una pizza speciale, un pasticcio di carne o di verdure. La cosa fondamentale è trasgredire consapevolmente. In questo modo impariamo a gestire la routine in maniera addirittura più efficace. La flessibilità fra routine quotidiana e momenti extra è il paradosso che ci aiuta a superare il senso di colpa per aver mangiato qualcosa di eccessivo. In questo modo è possibile arrivare al Natale preparati. Se non abbiamo mai sperimentato questa alternanza fra routine e trasgressione, abbiamo la possibilità di provarci nel periodo natalizio. Iniziare subito è un buon modo per sperimentare le trasgressioni come una normalità.

Cosa mangiare a Natale: possiamo dire di no?

Antipasto, primi, secondi, frutta secca, dolci… possiamo anche dire di no. Ma credo sia più importante imparare a mangiare solo le cose che ci danno più soddisfazione. Vi sono situazioni conviviali nelle quali ci sentiamo quasi obbligati a mangiare tutte le portate, anche quelle che forse avremmo potuto evitare. Il mio consiglio è di mangiare solo quello che vi piace di più, date soddisfazione al vostro pranzo, mantenete la tradizione se è la cosa che vi da’ più piacere e non solo perché è una abitudine a cui non sapete rinunciare. Sarà purtroppo un Natale differente dai soliti, per questo diventa fondamentale cercare di renderlo il più piacevole possibile.

Se volete saperne di più rispetto al piacere nei confronti del cibo vi consiglio di scaricare il mio e-book gratuito:

“Il piacere del cibo. Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare”

una breve guida che ha avuto molti feedback positivi da chi lo ha già scaricato e che è il mio personale regalo di Natale per tutti voi!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, natale

La paura del Covid è sempre più pressante. I media non danno notizie rassicuranti, ogni nostro dialogo si concentra sul virus e sulla paura di poter essere contagiati. L’isolamento e i divieti di circolazione, pur essendo fondamentali per uscire da questa situazione, non aiutano la salute mentale di ognuno di noi. Anzi, contribuiscono ad incrementare la paura e la sensazione di disagio e di incertezza globale che tutti stiamo vivendo. In molte situazioni il Covid ha contribuito a generare sensazioni di impotenza rispetto a se stessi, scarsa autostima e apprensione per quello che riguarda la vita sociale, famigliare e lavorativa. Come riuscire a gestire la paura e le preoccupazioni di questo momento storico così instabile? Proviamo e rispondere a questa domanda nel seguente articolo.

Paura del Covid e pensiero

Innanzitutto dobbiamo provare a gestire la nostra mente, i nostri pensieri. Spesso ci sembra impossibile uscire da questo tunnel. Invece dobbiamo ricordare a noi stessi che ne usciremo e torneremo a vivere la nostra vita appieno. I pensieri possono portare a vivere emozioni contrastanti. Non solo paura. Ma anche rabbia e momenti di grande tristezza. Non dobbiamo giudicarci, vivere le emozioni come intrusive e non facenti parte del nostro modo di essere. Dobbiamo affrontarle, non reprimerle, accettarle come mai abbiamo fatto. Non dobbiamo essere troppo severi con noi stessi, giudicarci severamente per il fatto di provare pensieri così difficili da gestire. La spirale di pensieri negativi può portare a “soccombere”, invece ascoltarci in maniera più profonda è l’unica chiave per ritrovare momenti di serenità.

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Paura del Covid e routine

Già durante la “prima ondata” è capitato a moltissime persone di modificare completamente le proprie abitudini di vita. Impossibilità di andare al lavoro, rimanere da soli a casa: queste sono solo alcune delle cose che ci sono capitate e che hanno portato un grandissimo smarrimento. Dal mio punto di vista il consiglio più efficace è quello di mettere in moto il più possibile alcune “routine” quotidiane. Anche abitudini nuove, come ad esempio leggere, meditare, ascoltare musica, suonare la chitarra, seguire un corso online. Rimanete attivi, non fatevi prendere dall’ozio o dalle serie tv in streaming. Questo non significa che non possiamo guardare la televisione, ma è importante anche avere altri svaghi che occupino la giornata. L’idea è quella di trovare nel tempo un’occasione per costruire nuove abitudini anche salutari.

Manteniamoci collegati

Anche se non possiamo vederci, possiamo comunque rimanere collegati. Ad esempio il pranzo di Natale, anche se ovviamente non sarà la stessa cosa, potrebbe riservare delle sorprese se invece di mangiare da soli invitassimo virtualmente parenti o amici. Chat, telefonate e videochiamate possono davvero aiutarci, evitando di farci sentire soli e senza compagnia. La solitudine può innescare momenti di paura e di depressione.

Paura del Covid e autostima

Non lavorare o lavorare da casa separato da colleghi ed amici è ovviamente una sensazione snervante, essere in “stand-by” non aiuta a dare un senso alla nostra vita. Può essere tuttavia occasione per impegnarsi in attività utili anche al proprio lavoro. Ad esempio la formazione online può aiutare a migliorarsi e apprendere nuove competenze. Riprendere un vecchio progetto lasciato da anni, rispetto al quale abbiamo sempre voluto trovare energie e forze. Oppure semplicemente curare il giardino di casa dismesso. Spesso quando sentiamo un’autostima bassa non riusciamo a vedere le nostre risorse. Tuttavia ci sono e devono solamente essere “riscoperte”. Nei miei percorsi di terapia diamo un nome ed un peso ancora più specifico all’autostima, trovando soluzioni utili a dare un senso alla propria vita.

Autostima che aiuta a superare la paura da Covid

L’esempio che vi racconto è quello di una giovane madre che dopo aver contratto il virus ed essere guarita vive ancora con l’ansia di poter essere nuovamente contagiata. Dopo alcuni mesi di terapia riusciamo a ridurre l’ansia e la preoccupazione legata a tale fobia. Inoltre scopriamo come gli interessi che sembravano ormai spenti hanno invece un senso nella sua vita. Vuole riprendere a disegnare, era brava, una volta addirittura vendeva alcune sue opere, poi aveva smesso. Le risorse personali “assopite” vengono valorizzate all’interno del percorso di psicoterapia, in modo da favorire un aumento dell’autostima ed una nuova condizione di benessere.

Se vuoi saperne di più su come ritrovare l’autostima e come affrontare le paure legate alla situazione stressante che stiamo vivendo, contattami al 340.41.90.915 oppure fissa una call conoscitiva di 15 minuti direttamente in calendly.

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Tag: coronavirus, ossessione da covid, paura

La bulimia senza vomito esiste davvero? La bulimia ha moltissime sfaccettature. Oggi vorrei provare a chiarire alcuni aspetti che caratterizzano questo disturbo del comportamento alimentare. Vorrei porre l’attenzione sul “vomito”, chiarendo se è una caratteristica di questa problematica o meno. Inoltre parleremo dell’importanza del cibo nel rivestire un ruolo fondamentale sulle nostre emozioni.

Bulimia senza vomito e la perdita di controllo

La bulimia è una problematica legata alla difficoltà di mantenere il controllo nei confronti del cibo. L’abbuffata si caratterizza proprio per questa difficoltà di riuscire a mantenere il controllo. Una paziente racconta di come, durante la mattina, a casa dal lavoro, dopo circa due ore dall’inizio del lavoro in smartworking, non riesce a contenersi e va in dispensa. Non ha una reale fame a livello fisico ed organico. E’ una fame dettata dalla necessità di “riempirsi”, una fame mentale, come un’abitudine che le permette di stare meglio a livello emotivo. Ascolta il seguente video per saperne di più sulla bulimia:

 

Bulimia e consapevolezza alimentare

Descriverei l’abbuffata come un momento di scarsa consapevolezza alimentare. Il cibo diventa una sorta di “oggetto” che aiuta a gestire i momenti di tristezza, di noia, di solitudine. Il cibo riempie una carenza emotiva o anche solamente un buco di tempo. Le abbuffate possono capitare ogni giorno oppure anche una volta ogni due o tre giorni. Il vomito può diventare una condotta di eliminazione essenziale quando i sensi di colpa aumentano e diventano ingestibili. In queste situazioni l’abbuffata favorisce un momento di serenità e di calma, tuttavia il fatto di aver perso il controllo provoca una profonda situazione di sofferenza. E quindi l’unica soluzione sembra essere quella di vomitare, liberarsi di quanto mangiato. Non sempre la bulimia è caratterizzata da vomito, solamente in quelle situazioni in cui la sensazione di colpa diventa eccessiva.

Bulimia senza vomito ed insoddisfazione

L’insoddisfazione è uno degli aspetti che fanno più penare la persona che soffre di bulimia. Il cibo dà conforto, aiuta nel momento di difficoltà. L’insoddisfazione viene solitamente percepita in relazione ad aspetti della vita in generale. Il lavoro che scorre monotono, che non presenta possibilità di carriera o che comunque non è quello sperato. La vita famigliare che scorre tranquilla, senza grandi scossoni ma senza neanche grandi stimoli. Insoddisfazione: la sensazione spiacevole di non essere capiti da chi ci sta vicino, di non essere sufficientemente stimati, di non essere apprezzati per quello che realmente siamo. Di base, l’insoddisfazione è una mancanza, e nel caso della bulimia è il cibo a colmare questa privazione emotiva. Tuttavia il cibo assume purtroppo un’accezione completamente disfunzionale, in quanto non è più qualcosa che ci fa stare bene ma paradossalmente diventa una vera e propria prigione.

Bulimia e psicoterapia

Spesso la prima seduta di psicoterapia è utile per far comprendere meglio il concetto di consapevolezza alimentare. Cosa mangio, in quali momenti della giornata e in che quantità. Inoltre anche il momento di perdita di controllo deve essere analizzato, compreso e definito in maniera chiara. Il secondo passaggio è quello di impostare un percorso terapeutico per cercare di ridurre queste perdite di controllo, le abbuffate, ripristinando un rapporto di piacere nei confronti del cibo. Impossibile? No! Anzi è fondamentale credere ed essere fortemente motivati, per tornare a mangiare senza calcoli (tipico il caso delle diete) e senza spiacevoli restrizioni. Mettendo in primo piano il concetto di piacere, ma di un piacere finalmente consapevole!

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Questo è il tema dell’intervista di novembre che ho condotto con Oliunid Italia, sito e-commerce  specializzato in attrezzatura da arrampicata.  Di seguito l’intervista integrale.

A seconda delle aree dove viviamo qualcuno può arrampicare in outdoor, mentre altri non possono uscire dal proprio comune: in ogni caso siamo tutti senza palestre. Come possiamo mantenerci motivati? Ne parliamo con il nostro psicologo di fiducia!

L’arrampicata è uno sport che nasce, si sviluppa e cresce soprattutto in outdoor: è in falesia che vediamo i risultati dei nostri allenamenti ed è sempre in falesia (o nelle aree boulder) che ci prendiamo le più grandi soddisfazioni. Dopo una primavera che è stata molto difficile per tutti, e che ha portato con sé una situazione nuova a cui tutti bene o male ci siamo adattati, ora ci ritroviamo in una situazione simile ma meno battaglieri e la motivazione tende a vacillare. Abbiamo quindi chiesto consiglio al Dr. psicologo (ed esperto arrampicatore) Guido D’Acuti.

Buongiorno Guido, bentornato. Innanzitutto quello che percepiamo noi è corretto? Secondo te ci sono più stanchezza e meno speranze sul fatto che tutto finisca in fretta, rispetto alla scorsa primavera?

Ciao e grazie a voi, come sempre, per la possibilità di condividere spunti di valore che mi auguro possano essere utili a tutti gli arrampicatori in ascolto. La difficoltà di questa situazione è legata al fatto che stiamo cercando di abituarci ad una situazione stressante che però non molla la presa. A marzo ci siamo trovati di fronte ad un cambiamento “catastrofico”, abbiamo dovuto mutare tutte le nostre abitudini in tempi molto rapidi. L’essere umano è eccezionale in tutte quelle situazioni in cui c’è necessità di abituarsi a situazioni completamente nuove. Tuttavia mantenere nel tempo dei cambiamenti così grandi è una situazione complessa da sostenere. Soprattutto per quello che riguarda la nostra salute mentale. Dobbiamo lavorare sul cercare un nuovo equilibrio, anche se può sembrare paradossale, perché trovare un equilibrio a fronte di una situazione così delirante non è semplice.

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Parliamo dell’arrampicata, un’attività che si nutre di aria aperta. In alcune regioni il secondo lockdown è giunto alla terza settimana, per altre è appena arrivato: vedere giornate stellari e non poterle vivere a pieno genera un po’ di frustrazione e rabbia. Esiste un metodo più o meno universale per dare sfogo a questi stati d’animo senza fare troppi danni?

La frustrazione spesso è difficile da gestire. Vivere una chiusura forzata e non poter dare sfogo alle proprie passioni è ancora più difficile. Spesso consiglio di scrivere, per riuscire a sfogare le proprie sensazioni di rabbia. Delle vere e proprie lettere libere, nelle quali sfogare la pesantezza e l’insoddisfazione che sentiamo dentro a livello emotivo. Lo sport e l’arrampicata possono essere uno sfogo importante, non poter canalizzare le nostre emozioni e tenerle dentro rischia di diventare disfunzionale, tuttavia questo è proprio il momento in cui lavorare su sé stessi nella gestione delle proprie emozioni. Vi consiglio di provare a descrivere le proprie frustrazioni su carta, aiuta a sentirsi meglio e più lucidi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Alcuni di noi si ritrovano ora a dover rivedere i propri progetti su roccia (premettiamo che in questa situazione non è la peggiore delle conseguenze!), senza però avere una data certa su aperture, riaperture e regioni che cambiano colori ed ordinanze molto velocemente. Come possiamo rimodulare i nostri obiettivi in modo da avere comunque chiaro in testa il motivo per cui vogliamo/ dobbiamo continuare ad allenarci?

Mantenere alta la motivazione è fondamentale. Altrimenti le frustrazioni possono prendere il sopravvento. Vorrei proporvi una modalità interessante per rimodulare i nostri obiettivi. Avete mai sentito parlare della modalità S.M.A.R.T.? E’ un acronimo che indica alcuni criteri per definire un obiettivo. S sta per Specific (specifico), ovvero definire in maniera chiara l’obiettivo da raggiungere, M sta per Measurable (misurabile) e quindi un obiettivo deve aver criteri di misurazione chiari e ben definiti. A sta per Achievable (raggiungibile), in base alle risorse e alle capacità e competenze dobbiamo definire obiettivi in linea con le nostre caratteristiche personali. R sta per Realistic (realistico), ovvero obiettivi che siano effettivamente alla nostra portata; ed infine T Timely (scadenzabile), cioè pianificabile nei tempi precisi in cui l’obiettivo deve essere raggiunto. Questo schema ci permette di costruire i nostri obiettivi in modo da prefigurare il nostro rientro ad arrampicare in maniera concreta e reale. Provate anche voi ad usare questa modalità di definizione degli obiettivi!

Come mantenere alta la motivazione senza poter arrampicare? Supponiamo che per qualcuno di noi la situazione sia stata o sia particolarmente difficile da sostenere: possiamo anche legittimare il diritto di fermarci e di non sentirci in colpa se ora come ora non riusciamo ad essere coinvolti dall’arrampicata come prima?

In alcuni momenti della nostra vita ci sono delle altre priorità. Può essere che in questo momento specifico il lavoro o altre dinamiche famigliari ci possano allontanare dallo sport e dall’arrampicata in generale. Mettiamo da parte le frustrazioni e concentriamoci sulle nostre difficoltà del momento. Sentirsi in colpa non aiuta e ci rende meno efficaci in tutto quello che facciamo. Come dice un mio caro collega “segui il tuo astro”, quella luce che aiuta a mantenerci concentrati e motivati, nel qui ed ora, sugli aspetti fondamentali per noi stessi in questo specifico momento. Questa modalità ci permetterà di tornare ad arrampicare con successo nel momento in cui riprenderemo. Seguendo appunto il nostro astro!

Visto che tu arrampichi e sai quanto sia “totalizzante” l’arrampicata per molti aspetti, hai qualche consiglio da dare a chi sta “mollando un po’” con gli allenamenti in casa, le schede al trave ed i tutorial online e si sente allo stesso tempo un po’ disorientato?

Trovate la vostra migliore modalità di tenervi in forma. Se la trave ci dovesse stancare cerchiamo un’altra modalità di fare sport. Semplicemente salendo le scale di casa, oppure con la cyclette, oppure ancora, per chi ha la possibilità di uscire, fare una passeggiata o una corsetta vicino a casa. Lavoriamo su noi stessi calzando l’allenamento sui nostri bisogni del momento. Lo so è complicato, ma dobbiamo stringere i denti ed immergerci ancora di più in profondità, dentro noi stessi, per riuscire a mantenere alta la motivazione.

Possiamo chiederti tu personalmente come stai vivendo questo momento dal punto di vista sportivo?

Ho deciso di limitarmi. Sebbene il Veneto sia in zona gialla, e quindi ci sia ancora la possibilità di fare sport, sto preferendo seguire i consigli di evitare il più possibile gli spostamenti e i luoghi in cui vi sono molte persone. E’ sicuramente difficile, il desiderio di andare in falesia è molto alto, però stringo i denti esco con Perla, la mia cagnolina, e la porto nei campi vicino a casa a camminare per alcune ore. Cerco di mantenermi comunque in forma, anche se gli impegni di lavoro non sono diminuiti. La mia professione è molto delicata e al momento è fondamentale dare disponibilità e aiutare le persone a superare i momenti di crisi e disagio.

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Tag: arrampicata, coronavirus, Terapia Breve Strategica

Parlare di ossessione da Covid potrebbe sembrare irriverente oppure poco corretto rispetto ai messaggi che ci arrivano dalle autorità sanitarie. Tuttavia il messaggio che vorrei veicolare nel presente articolo è legato a tutte quelle forme irrazionali di paura legate ai temi della contaminazione e del contagio. Ovvero quelle situazioni che rischiano di far sviluppare un disturbo ossessivo dal quale diventa difficile uscire, indipendentemente dalla problematica del coronavirus.

Ossessione da covid e contaminazione

Anche prima dell’arrivo del Covid 19, la paura di un possibile contagio è sempre stata legata ai rischi di contaminazione da batteri, virus, sporco, parassiti. Il lavaggio delle mani è un modo per proteggersi ma spesso i comportamenti possono indurre a lavarsi continuamente le mani, in maniera irrazionale. Tanto da consumarle, come se si fossero spellate, procurandosi anche arrossamenti e ferite superficiali. Questa necessità continua e compulsiva di lavarsi le mani per la paura di rimanere contagiati rischia di sviluppare un vero e proprio disturbo ossessivo compulsivo (DOC).

Quali soluzioni disfunzionali nella paura da contaminazione

In termini generali, per evitare il rischio di contagio si mettono in atto una serie di comportamenti che potremmo definire disfunzionali. Trai i più ricorrenti vi è la tendenza a lavarsi ripetutamente le mani ogni qual volta si percepisce la sensazione di essere sporchi, oppure ogni volta che si tocca un qualsiasi oggetto. Si tende inoltre ad evitare di entrare in contatto con le persone o gli oggetti, si preferisce rimanere a distanza di sicurezza e a disinfettare di continuo sé stessi e gli oggetti (ad esempio lo smartphone, il portatile, le maniglie delle porte, etc.). Anche i vestiti vengono cambiati non appena li si percepisce sporchi e spesso si sviluppano delle procedure specifiche anche per toglierseli quando sporchi, in modo che non vengano a contatto con le mani, per poi metterli a lavare. Altrettanto spesso si chiede anche l’aiuto della famiglia, per essere supportati proprio nei comportamenti di pulizia degli spazi e dei luoghi della casa.

Comportamenti eccessivi ed esagerati

Tali soluzioni non sono necessariamente qualcosa di negativo, il problema di fondo è il fatto che tali comportamenti tendono a divenire eccessivi ed esagerati. Rischiano di rovinare la qualità della vita di una persona, trasformandosi in vere e proprie ossessioni, ossia comportamenti ripetitivi che non possono non essere svolti, altrimenti si avverte una sensazione di disagio e fastidio. Se vuoi saperne di più su ansia e ossessioni puoi scaricare il mio e-book gratuito:

“Ansia e Paura. Breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico”

Ossessione da Covid: disturbo ossessivo compulsivo e coronavirus

Anche nel caso del Coronavirus una delle indicazioni chiave per non essere contagiati è appunto quella di lavarsi le mani. E’ quindi fondamentale seguire le corrette indicazioni fornite dal Ministero della Salute. Tuttavia in tutte quelle situazioni in cui la paura da contagio abbia portato alla formazione di comportamenti compulsivi ed ossessivi, è importante intervenire entrando in un’ottica di cambiamento. L’idea è che mettere in pratica comportamenti ripetitivi, come quello di lavarsi in continuazione l