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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno notizie drammatiche, concentriamoci di più sulla nuova vita casalinga. Iniziamo a parlare anche di altro e non solamente del coronavirus; studiamoci delle abitudini diverse dal solito che però prevedano azioni quotidiane precise e mirate. Occupiamo la mente (magari leggendo), utilizziamo le nostre abilità manuali (facciamo cose con le mani: bricolage o anche solo cucinare); entriamo dentro questa nuova situazione, facciamolo nostro e cerchiamo di vivere il più serenamente possibile. Possiamo solo attendere, ma così facendo l’attesa può essere resa meno stressante. 

Contattami e condividi le tue esperienze e difficoltà di questo momento, scrivimi un messaggio a: studio@guidodacutipsicologo.it posso aiutarti a trovare soluzioni funzionali.

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Tag: cambiamento, cambiamento strategico, Terapia Breve Strategica

La psicologia dell’emergenza è la branchia della psicologia che attiva una risposta di supporto in tutte quelle situazioni di crisi e, per l’appunto, di emergenza. Il supporto psicologico entra in campo a fronte di situazioni di forte stress mentale, quando il cambiamento che si deve affrontare è insolito e particolarmente complesso, come ad esempio nel caso di terremoti ed alluvioni. Chiaramente in questi giorni il Coronavirus catalizza tutta l’attenzione, riempie le nostre vite e alimenta le nostre preoccupazioni, notizie discordanti e poco chiare hanno creato una situazione insolita e preoccupante. L’irrealtà di questa condizione che ci troviamo a vivere fa riflette sul concetto di emergenza, e genera in molti di noi la sensazione di essere sul punto di perdere il controllo.

L’articolo cercherà di illustrare come si reagisce di fronte a queste situazioni insolite, e a come la nostra mente può aiutarci a superare momenti così delicati.

Paura, un’amica per la Sopravvivenza 

Il paradosso di queste situazioni d’emergenza e di crisi, è che la paura invece di bloccarci può diventare una risorsa. Ovviamente ognuno di noi reagisce in maniera differente alla realtà quotidiana, in base a come la stessa viene percepita. Tale considerazione ci fa quindi riflettere sul fatto che verosimilmente molti di noi vivono la crisi con sentimenti di grande ansia e preoccupazione, e con una profonda paura di perdere il controllo. Tuttavia l’effetto paradosso, di fronte ad eventi di portata “catastrofica”, è quello che malgrado tutto le nostre reazioni sono quelle di affrontare la situazione traumatica. La forte ansia che ci crea ad esempio la possibilità di essere contagiati, ci spinge in realtà a cercare delle soluzioni, ad affrontare comunque la nostra giornata e a tentare di esercitare una qualche modalità di reazione funzionale. 

La paura non è un’emozione buona o cattiva, ma funzionale o disfunzionale. Se affrontata in maniera funzionale diventa fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Situazioni imprevedibili: un evento traumatico

Il trauma di fronte ad un evento particolare (eccezionale) può portare ad uno stress fisico molto intenso. L’esperienza traumatica può generare un senso di sofferenza e dolore, una sorta di incapacità a reagire anche se si vorrebbe poter fare comunque qualcosa. Una situazione di emergenza richiede una particolare lucidità, in quanto le nostre capacità di adattamento sono messe in difficoltà. “Subire passivamente” può essere la verosimile reazione che la nostra mente mette in campo per contestualizzare quanto sta accadendo. Il consiglio che mi sento di dare è quello di provare a gestire in maniera attiva questa emozione, di canalizzare e “ascoltare” l’emozione di dolore, per poter quindi tornare ad una condizione di controllo o comunque ad una gestione emotiva positiva del nostro comportamento.

Non è semplice, solamente facendo emergere emozioni forti è possibile a sua volta affrontarle e superarle. In molti casi può essere vantaggiosa la guida ed il supporto di un esperto, perché il percorso di superamento dell’esperienza traumatica non è di facile ed immediata soluzione.

La Psicologia dell’emergenza cosa può fare?

Credo che un intervento mirato, preciso e tempestivo in momenti di crisi particolari possa riuscire fondamentale. Le scelte e i cambiamenti che si devono mettere in atto non sono per nulla scontati. E come descritto anche sopra nell’articolo, è importante aiutare a direzionare le emozioni profonde all’esterno dell’individuo. Lo psicologo può aiutare a far canalizzare le emozioni in modo che la persona possa superare quella ambivalenza che si crea, fra la difficoltà di affrontare un’emozione e convogliare l’emozione in una direzione ben precisa, per uscire dalla crisi.

L’essere umano è per natura poco incline ai cambiamenti, quando il cambiamento è immediato, complesso e fuori dagli schemi, è ancora più difficile riuscire ad affrontarlo e ad adattarsi. Solo attraverso un lavoro emotivo, di problem solving e di reazioni immediate, si riesce a trovare soluzioni funzionali anche in un momento di emergenza.

Se senti di essere in crisi in fasi critiche e di emergenze contattami per avere maggiori informazioni cliccando nel link o chiamandomi al 340.41.90.915.

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Tag: agorafobia, ansia, coronavirus, crisi, fobie, paura, psicologia dell'emergenza, Stress

Premetto che l’articolo non parlerà di coronavirus – o almeno non in maniera diretta -, ma di come gestire l’ansia, la paura, ed il panico

In questi giorni ho avvertito una dilagante forma di paura, quasi di terrore, diffusa ad ogni livello. In qualità di specialista ed esperto della materia, credo di poter dare il mio contributo a tutte quelle persone che a livello psicologico e di sensazione stanno percependo una sensazione di paura ed ansia, non necessariamente o soltanto collegata alle vicende del famigerato COVID19. Inoltre fornirò anche piccoli stratagemmi che in questo momento possono essere d’aiuto per superare le preoccupazioni del quotidiano e favorire un miglioramento della situazione personale.

La paura è un’emozione funzionale o disfunzionale?

La paura è una delle nostre emozioni di base, è un’emozione arcaica, irrazionale. Ognuno di noi soffre una certa dose di paura in alcuni momenti della propria vita. Paradossalmente in molti casi la paura può rivelarsi addirittura utile, perché stimola una reazione sensoriale in risposta ad una situazione percepita come minacciosa. La tensione ci aiuta e ci permette realmente di sopravvivere. La paura, sebbene sia utile, può tuttavia diventare un limite, può risultare invalidante e portarci a subire dei blocchi mentali. A questi blocchi rispondiamo inconsciamente mettendo in atto comportamenti di evitamento e fuga oppure di richiesta di aiuto, con pesanti ripercussioni sulla la qualità della nostra vita. 

Rispetto alle paure odierne del contagio e della malattia, ad esempio, non sento di potermi sbilanciare, perchè non è ancora ben chiara l’entità del problema. Tuttavia mi sento di poter dare un contributo per poter gestire a livello psicologico le sensazioni di ansia e panico che ognuno vive.

Limitare la ricerca di informazioni

Il primo consiglio pratico è quello di limitare appunto la ricerca delle informazioni. Continuare a leggere articoli su diverse testate giornalistiche, ascoltare il telegiornale 24 ore su 24, consultare siti internet o i più disparati social media, può risultare controproducente. Continuare a cercare informazioni ci mette nella condizione di rischiare di “sovra informarci” o essere vittime di fake news, facendo comunque aumentare pensieri e preoccupazioni proprio riguardo queste tematiche. 

E’ un meccanismo contradditorio in cui più cerchiamo le informazioni che dovrebbero calmarci e più invece aumentiamo la nostra ansia e le nostre preoccupazioni. Il consiglio è dunque di seguire le pagine e i canali ufficiali, in modo da dare credito solamente a chi è realmente autorizzato a fornire dati aggiornati sull’argomento.

Non riesco a distogliere i pensieri

In questi giorni alcuni amici mi hanno confidato di non riuscire quasi a dormire la notte. Continuano a pensare alle conseguenze di un potenziale contagio, a cosa potrebbe accadere, alle ripercussioni sul lavoro in caso di malattia o anche solo di quarantena. Una sorta di “anticipazione” a livello psicologico di quello che potrebbe succedere. O meglio: il pensiero continua a lavorare nella direzione della paura, incrementandola e rendendola sempre più forte, paradossalmente incrementando anche la “certezza” di potersi ammalare.  

Come spesso ho consigliato anche in altri articoli, può essere molto utile cercare di evitare di rispondere ai dubbi e alle domande riguardo alla paura (in questo caso quella del contagio). Smettendo di cercare una risposta il dubbio perde d’importanza ed in questo modo la paura cessa di esistere. 

Come gestire l’ansia?

Se sentiamo che lo stress diventa eccessivo, siamo angosciati e non riusciamo ad intravvedere una via d’uscita, una tecnica efficace per allentare la tensione è la scrittura. Prendere carta e penna, il computer oppure il tablet, ed iniziare a scrivere ci permette di trovare un momento di tranquillità. Una sorta di sfogo che aiuta a liberare le preoccupazioni che avvertiamo dentro di noi a livello di sensazione inconscia. 

Se ancora questo non bastasse, può essere anche molto utile impiegare una tecnica paradossale cioè prendersi una piccola pausa di tempo per esasperare gli stessi sintomi di paura. Ad esempio una decina di minuti in cui concentrarsi ancora di più sulle proprie sensazioni di paura. In una maniera irrazionale e quasi incredibile nell’arco di poco tempo queste paure svaniranno. In realtà quello che succede è che nel periodo in cui ci si concentra sulle proprie angosce, la paura viene affrontata in quella maniera diretta che ne favorisce la presa di coscienza ed il superamento.

Per qualsiasi altra informazione contattami al 340.41.90.915 oppure segui il mio blog.

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Tag: Attacchi di Panico, coronavirus, coronoavirus, fobie, monofobie, panico

La depressione in adolescenza si caratterizza spesso come un momento di grande difficoltà a livello emotivo. In fondo si tratta della fase più delicata della crescita, quella in cui i ragazzi dai 13 ai 18 anni hanno un “piede dentro” ed un “piede fuori” di casa, ovvero il periodo in cui il valore dell’amicizia, il gruppo di amici, assumono un ruolo fondamentale e nel contempo la famiglia resta ancora e comunque un importante punto di riferimento. In questa fase così particolare spesso può accadere di provare una generale perdita di interesse ed una mancanza di motivazioni. Le domande più frequenti che tormentano i ragazzi e che determinano una situazione di forte stress psico-fisico sono: “cosa farò da adulto?” oppure “riuscirò a trovare un lavoro?”. Capiamo meglio cos’è la depressione durante il periodo adolescenziale.

I sintomi della depressione

La depressione può essere caratterizzata da diversi sintomi. Vi sono alcuni sintomi che possiamo riconoscere come tipici di una situazione depressiva. L’insonnia, ad esempio, dovuta spesso ad un “ruminare” continuo del pensiero che non ci lascia riposare, oppure anche una sorta di stato di apatia, la scarsa voglia e motivazione nel fare qualsiasi cosa. A farla da padrona spesso sono la tristezza ed il senso di vuoto, ma anche una scarsa stima di se stessi ed un continuo svalutarsi. 

Spesso i sintomi depressivi si caratterizzano per essere una conseguenza di altre situazioni di disagio. Se ad esempio l’adolescente vive la scuola con ansia, paura e preoccupazione, la conseguenza di questa situazione sarà una sorta di infelicità diffusa. Che a sua volta può provocare ansia nel soggetto, la cui ulteriore conseguenza sarà uno stato depressivo, una sofferenza per la situazione che sta vivendo e per l’incapacità di trovare una soluzione. 

SOS Depressione in adolescenza

In molti casi i ragazzi mostrano alcuni segnali “indiretti” di richiesta di aiuto, forme di comunicazione per far capire il loro disagio e le loro difficoltà. A volte questi segnali non risultano a tutta prima necessariamente problematici, per tale motivo può essere difficile capire se l’adolescente sta realmente soffrendo oppure se i comportamenti sono “fisiologicamente normali”.

Fra questi comportamenti peculiari abbiamo ad esempio il rifiuto della condivisione, sia in famiglia che nel gruppo dei pari, la tendenza all’isolamento oppure la ricerca di poche ed esclusive relazioni. In qualche caso la depressione adolescenziale può essere causa di atteggiamenti trasgressivi, come l’abuso di sostanze oppure addirittura di comportamenti delinquenziali. Le sostanze psicotrope sono estremamente pericolose, in quanto rischiano di condizionare l’umore del ragazzo, creando un circolo vizioso: il piacere dato dalla sostanza non si ritrova nella normale realtà quotidiana, da qui può nascere il bisogno della sostanza e la dipendenza dalla stessa. 

Depressione e rinuncia

Quando la sintomatologia depressiva colpisce l’adolescente, la sua prima e più frequente risposta è la rinuncia. Il nemico può diventare troppo difficile da combattere e quindi l’unica soluzione è quella di rinunciare. Evitare di mettersi in gioco e rimanere “nell’angolo”. Una tale reazione, che in termini psicologici si può definire “soluzione disfunzionale”, può compromettere lo sviluppo dell’adolescente, o comunque portarlo ad una deriva negativa e di totale chiusura. 

Depressione in adolescenza cosa fare

L’attenzione, l’ascolto ed il monitoraggio di un figlio adolescente sono aspetti che il genitore deve tenere presente ogni giorno. Il dialogo costante, parlare e confrontarsi con l’adolescente, non è semplice perchè implica di doversi mettere in gioco, sintonizzarsi con il suo mondo, lasciando da parte le certezze dell’adulto e guardando con gli occhi del ragazzo. 

Vi sono tuttavia situazioni in cui il dialogo non basta, e si rende necessario l’intervento esterno di un professionista. La psicoterapia breve strategica aiuta il ragazzo adolescente a superare la depressione, facendogli prendere maggiormente consapevolezza di se stesso ed intervenendo sui quei blocchi emotivi che da solo non riesce a sbloccare. Anche se in prima battuta l’adolescente può sembrare non interessato ad un percorso di terapia, in realtà, dalla mia esperienza, una volta iniziato il percorso i ragazzi rispondono in maniera positiva e con tanti spunti di riflessione e voglia di trovare soluzioni funzionali.

Se vuoi saperne di più scrivimi e contattami al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, depressione, depressione in adolescenza, genitorialità

La paura di amare può apparire a tutta prima come una sensazione impossibile, irrazionale, tanto da essere facilmente fraintesa, non capita, addirittura stigmatizzata. E’ infatti difficile comprendere come sia possibile che una persona tenti di evitare ogni possibile coinvolgente sensazione affettiva, perché la avverte come minacciosa.

La filofobia – dal greco “φιλος” (amore), e “φοβία” (fobia) – è proprio la paura irrazionale e non giustificata di innamorarsi e di amare una persona. L’articolo di oggi ha lo scopo di presentarvi questa fobia specifica, che si caratterizza per essere fortemente invalidante nel campo delle relazioni interpersonali ed intime. 

Paura di amare cos’è?

Una delle caratteristiche chiave di ogni forma di paura è quella di poter perdere il controllo di se stessi. Una paura, questa, che ci spinge a cercare di esercitare ancora un maggiore controllo, in una dinamica disfunzionale in cui la sensazione di tensione e paura ci insegue e ci accompagna in ogni aspetto della nostra vita. Nella situazione specifica della paura di amare, la preoccupazione principale è quella di poter essere troppo coinvolti all’interno di una relazione, di non riuscire più a controllarsi, concedendosi completamente al partner. 

Vivere pienamente una relazione può effettivamente spaventare, ci sono responsabilità da affrontare, spesso bisogna “pensare per due”, cercare di mettersi nei panni dell’altro, mantenendo comunque anche la propria rotta personale e di vita. Di fronte a tali e tante responsabilità il rischio è quello di scegliere di evitare le situazioni che potrebbero diventare una “storia seria”, così come i coinvolgimenti sentimentali di ogni tipo. 

Sintomi della filofobia

La conseguenza di questa forma irrazionale di paura è l’emergere di una serie di sintomi di continuo malessere e sofferenza, che in molti casi si associano a più intensi stati di ansia, tensione e paura. Le sensazioni di disagio possono derivare dalla paura, spesso ingiustificata di non essere all’altezza della relazione, di non riuscire a vivere la relazione come si vorrebbe, o anche, più semplicemente, dalla preoccupazione di un rifiuto da parte dell’altro. Purtroppo il rifiuto, nella paura di amare, riveste un ruolo fondamentale.

In molti casi capita che le delusioni delle precedenti storie influiscano nel costruire un muro affettivo ed emotivo. In altre situazioni può accadere invece di decidere di sperimentare una relazione cercando di mantenerne il controllo, inviando in maniera più o meno volontaria messaggi contraddittori al partner. Sono questi i casi in cui la tendenza è quella di “tirarsi indietro”, di non vivere al cento per cento il rapporto a due, cercando sempre di mantenere aperta una sorta di via di fuga, un’uscita di sicurezza. 

L’evitamento di ogni forma relazionale impegnativa è una tentata soluzione che consente alla persona di non affrontare le sue preoccupazioni e paure, favorendo una sensazione apparente di benessere. Tuttavia è proprio questo evitamento che spinge ancora di più a chiudersi dal punto di vista emotivo e a non vivere le relazioni in maniera sana. L’evitamento protegge dalla perdita di controllo, e anche dal rifiuto da parte dell’altro, ma innesca un circolo vizioso che ci allontana sempre più dalla possibilità di un contatto affettivo.

Quando chiedere aiuto?

Nel caso della paura di amare, riuscire a chiedere aiuto non è facile. Mettersi in discussione ed uscire dalla prigione sentimentale che ci siamo costruiti non è semplice. Dal punto di vista terapeutico non è sufficiente chiedere al paziente semplicemente di provarci, spingendosi oltre in una nuova relazione. E’ necessario ed importante lavorare sulle dinamiche emotive che bloccano e non favoriscono l’instaurarsi delle condizioni di base per iniziare una relazione sentimentale reale e funzionale. 

La paura affrontata diventa coraggio, tuttavia è solo attraverso un percorsostep by stepche possiamo riuscire a ridurre quelle sensazioni negative associate alla paura di non farcela e di non essere all’altezza all’interno di una relazione affettiva. 

Durante i percorsi di terapia breve strategica che propongo affronto proprio queste problematiche, cercando di facilitare in breve tempo il superamento dell’impasse emotivo, in modo da favorire un rapido cambiamento di prospettiva. Se ti riconosci in alcune delle situazioni descritte nell’articolo, scrivimi in privato per raccontarmi la tua storia a studio@guidodacutipsicologo.it; oppure se il tuo disagio è forte e senti di aver bisogno di aiuto chiamami al 340.41.90.915. 

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Tag: ansia, filofobia, fobie, monofobie, paura, paura di amare

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Importanza e valore del “Gruppo di lavoro”: un’esperienza personale

3 Aprile 2020

Il pensiero laterale è la capacità di risolvere un problema attraverso il cosiddetto “approccio indiretto” ovvero affrontadolo da angolazioni diverse, in modo da poterlo prendere in esame in maniera differente e più approfondita. Perché parlare oggi di pensiero laterale? Credo che dobbiamo provare ad affrontare questo momento storico da punti di vista innovativi. Siamo sotto pressione, in crisi ed emergenza. E allora perché, visto che è possibile, non cercare nuovi stimoli, nuove abitudini, battere strade che finora non avevamo neanche considerato? Bene, questa modalità che ho appena descritto è proprio il pensiero laterale: la capacità di vedere la realtà da punti di vista diversi, innovativi. L’articolo mira ad aiutarvi a capire e a ragionare maggiormente su voi stessi, scoprendo alternative e favorendo una maggiore flessibilità di pensiero. 

Il pensiero laterale

Edward De Bono è senza dubbio il fondatore di questo concetto. All’interno di uno dei suoi più famosi libri: “Sei cappelli per pensare” ci illustra l’importanza di dare un vero e proprio segnale a noi stessi. In maniera intenzionale ed operativa, dobbiamo sforzarci di assumere una posizione di pensiero differente dalla nostra solita. Nello specifico, De Bono illustra sei differenti “cappelli” o modalità attraverso le quali noi possiamo pensare in maniera specifica. 

Il cappello bianco riguarda la modalità di pensiero razionale, il riassunto dei fatti, dei numeri e dei dati oggettivi. Il cappello rosso esprime il punto di vista emotivo, quello nero gli aspetti negativi, il giallo la speranza e i pensieri positivi, il verde la creatività ed il blu il controllo del processo di pensiero. 

L’utilità di assumere diverse posizioni di pensiero è indubbia. Spesso siamo cristallizzati nella nostra prospettiva, senza riuscire a vedere le cose diversamente. Noi occidentali preferiamo lo scambio dialettico per affrontare qualsiasi tipo di discussione. Il convincere l’altra persona è quasi una necessità. Usando però prospettive differenti di pensiero possiamo essere elastici, vedere la stessa realtà da punti di vista differenti, usare il pensiero come una risorsa e non come un limite. 

Pensiero laterale e situazioni di emergenza

Voglio provare a dare una dimostrazione di questa tecnica proposta da De Bono applicandola alla nostra situazione di crisi dovuta al Coronavirus. Userò i sei cappelli per esaminare quello che sta accadendo da diverse prospettive.

Vestendo il cappello bianco razionale emerge ancora di più la situazione di emergenza. I bollettini quotidiani sono impietosi e non lasciano troppo spazio a pensieri positivi. Ad oggi la curva di decessi e di persone contagiate è ancora in fase ascendente e non accenna a diminuire, quindi la situazione non può essere definita come rosea. 

Il cappello rosso delle emozioni mi permette di vivere e guardare a questa situazione in maniera differente. Se da una parte cresce la paura di poter essere infettati, dall’altra c’è un’energia di rivalsa e la voglia di superare in fretta questo momento. 

Il cappello nero è quello del pessimismo, degli aspetti negativi, sicuramente legato alla sfera lavorativa, al rallentamento della sfera economica, alla chiusura di tantissime attività e ovviamente alle tante morti giornaliere che fanno soffrire l’intero Paese. 

Il cappello giallo esprime l’ottimismo, mi fa pensare che forse non tutto viene per nuocere e che anche quello che sta succedendo può aiutarci a vedere finalmente le cose in maniera diversa. Ne è un esempio la riduzione di inquinamento in molte città italiane e la riscoperta della solidarietà in campo sociale (ad es. le tante donazioni ad ospedali e Protezione Civile e la risposta dei medici che accorrono in massa all’appello delle Autorità, ben sapendo i gravissimi rischi cui possono andare incontro). 

Il cappello verde mi stimola a nuovi progetti, nuove possibilità che possono svilupparsi nel lavoro (ad esempio l’utilizzo futuro dello smart working), nella vita privata (maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e dei figli) e nel contesto sociale più ampio.

 Il cappello blu deve aiutarmi a mettere insieme tutti questi aspetti, consentendo una riflessione su come organizzare e pianificare i nuovi obiettivi emersi dalle riflessioni precedenti. 

Provare per credere

In una situazione delicata come questa riuscire a gestire il pensiero senza i nostri filtri non è semplice. Tuttavia vi chiedo di provarci e prendendo i sei cappelli che vi ho descritto, di immdesimarvi nelle varie prospettive, in modo da osservare lo stesso fenomeno da punti di vista differenti. Non necessariamente e solo per quello che riguarda l’emergenza attuale, ma anche per qualsiasi altro fenomeno evento o preoccupazione della vostra vita.

Pensiero laterale e problem solving

In realtà il pensiero laterale è una forma di Problem Solving che utilizza l’approccio di guardare al problema da diverse angolazioni, cercando punti di vista alternativi alla tradizionale logica sequenziale. La differenza tra i due approcci consente di superare la rigidità di un modello classico e di esaltare il pensiero creativo, mescolando in maniera anche improvvisata e casuale i dati, le ipotesi, le certezze assunte come assolute. 

La Terapia Breve Strategica (che comprende tecniche di Problem Solving) è una forma di psicoterapia che aiuta la persona a sbloccare la sua realtà problematica e a vedere la sua vita in maniera differente, agendo sui filtri che ci fanno vedere la realtà in maniera distorta. Se vuoi saperne di piacere scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it oppure chiamami al 340.41.90.915.

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Tag: coronavirus, pensiero laterale, problem solving strategico, Terapia Breve Strategica

Dall’ansia alla depressione: può sembrare il titolo di un libro, invece si tratta del percorso emotivo che molti di noi stanno vivendo in questi giorni caotici e confusi. Ci sono persone costrette a rimanere confinate in casa e persone che invece sono obbligate ad andare lavorare, alcune, come il personale sanitario, in condizioni al limite, sottoposte a turni estenuanti, in una situazione di stress mai provato prima, data l’eccezionalità del rischio di contagio da Corona virus.

Non mi riferisco solo al personale sanitario, penso anche ai molti colleghi psicologi ed educatori che gestiscono comunità di minori o adulti, impegnati ogni giorno a gestire gruppi di persone con patologie più o meno gravi, che accettano con ancora maggiore difficoltà emotiva quello che sta succedendo. Vorrei provare con questo articolo a descrivere due situazioni emotive – ansia e depressione – che tra di loro sembrano distanti e che invece vengono accomunate dagli eventi drammatici di questi giorni.

Ansia e preoccupazione, ma anche rabbia

Un collega mi ha raccontato che, dopo aver spiegato al gruppo degli utenti della comunità di tossicodipendenti che gestisce, il fatto che non sarebbero più potuti uscire, la rabbia di uno dei pazienti è esplosa con insulti e pugni sul muro. La preoccupazione non è solamente quella di non sapere come uscire da una situazione nei confronti della quale ci sentiamo impotenti, ma anche quella di dover andare avanti, soprattutto senza sapere fino a quando durerà l’emergenza. “Una paura più grande contro una paura più piccola” in questo caso il virus si pone come una paura più grande che scaccia temporaneamente le paure più piccole dalla nostra mente e vi si installa. Ma l’ansia e la preoccupazione, come descritto anche in precedenti articoli: 

“Come gestire l’ansia per evitare di perdere il controllo”

possono avere risvolti anche positivi, dal momento che ci costringono a stare allerta e ci sostengono nell’affrontare una situazione più grande anche di noi. 

Dall’ansia all’angoscia, alla depressione

In questi giorni molte persone stanno sperimentando un’intensa sensazione di disagio e di angoscia. Il trovarsi ogni giorno a casa, in attesa che qualcosa possa finalmente cambiare da un momento all’altro, sta logorando molti. L’ansia può manifestarsi con una sensazione di dolore al petto, un vero e proprio peso, angosciante. Questa condizione è disarmante, è come sentirsi condannati, ci sembra di non poter fare nulla per risolvere la situazione. Abbiamo a disposizione solo una serie di comportamenti e di regole che possiamo mettere in pratica per prevenire la possibilità del contagio. Paradossalmente l’ansia invece può aiutarci a mettere in campo questi accorgimenti, mentre con l’angoscia e la depressione rischiamo di lasciarci andare. Perché il pensiero è quello di mollare tutto, tanto il finale è già scritto. 

Invece è importante rimanere motivati ed impegnati anche da casa. Motivati a combattere quanto ci sta accadendo, rispettando le regole, aiutandoci a vicenda. Ed inoltre è fondamentale mantenerci attivi. Rimanere a casa può condurre all’isolamento, alla paura di essere soli. I tanto criticati social in questo particolare momento storico possono essere fonte di compagnia, d’ispirazione e magari anche di riflessione. Molte associazioni sul territorio si stanno muovendo per aiutare le persone più in difficoltà con servizi mirati e di supporto. Ma l’aiuto migliore deve venire da noi stessi, dal nostro inconscio, dalla capacità che tutti noi abbiamo di far fronte alle avversità. 

Il ruolo dello psicologo in questo particolare momento è quello di mettersi a disposizione, di fornire supporto quando richiesto, di aiutare i soggetti più deboli – perché ansiosi o depressi – a trovare il giusto equilibrio che permetta loro di contenere le forme di angoscia e di ansia ad un livello accettabile.

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Tag: ansia, coronavirus, depressione

Il cambiamento – soprattutto nel caso di un evento negativo – è qualcosa che ci pone di fronte ad una situazione inattesa e, a volte, quando si tratta di un evento improvviso o inatteso, ci spaventa. In senso lato, noi siamo in grado di resistere ad ogni forma di cambiamento, ad esempio il nostro corpo, di fronte ad un’improvvisa variazione climatica, mette in atto tutta una serie di contromisure per salvare l’organismo e permettergli di sopravvivere.

E’ quello che accade in ogni situazione di novità o di grande trasformazione, non solo a livello organico ma anche a livello mentale e psicologico. Un evento critico, improvviso, complicato, ci mette nella posizione di dover essere flessibili, di trovare soluzioni impensate, mettendo in campo una serie di competenze peculiari per superare il momento di difficoltà. In questo delicato momento che ognuno di noi sta vivendo, in qualità di professionista ritengo fondamentale poter dare il mio contributo, e lo faccio attraverso questo articolo sulcambiamento.

Cos’è un cambiamento

Ogni forma di cambiamento, sia positivo che negativo, è strettamente collegata alle nostre dinamiche emotive. Le emozioni innescano una percezione della realtà che può portarci in poco tempo a tradurre il mutamento in qualcosa di “normale” o comunque più accettabile, più tollerabile ai nostri occhi. Le emozioni possono essere una risorsa che facilità il nostro processo di cambiamento, anche se in qualche caso possono diventare anche un ostacolo. Quando le emozioni prendono il sopravvento e non riusciamo a controllarle al meglio, il rischio è che non si riesca a gestire in maniera adeguata la realtà che ci circonda.

Nello specifico, in questo periodo, ogni settimana, anzi quasi ogni giorno, siamo posti di fronte ad un cambiamento. Gli aumenti di casi di contagio per coronavirus, le notizie dal mondo scientifico, le disposizioni governative che vengono aggiornate praticamente ogni giorno. Se non riusciamo prontamente ad affrontare a livello emotivo questi mutamenti repentini rischiamo di esserne completamente travolti. 

Come reagire al cambiamento

Senza entrare più di tanto nella logica dell’interazione fra l’individuo e la realtà, semplificando, possiamo identificare due tipi di cambiamento. Il cambiamento di tipo lineare è quello che ci permette di dare la giusta importanza alle cause del cambiamento. Ad esempio, posso arrivare ad accettare che il fumo faccia male alla salute seguendo i consigli del mio medico, di conseguenza sono in grado di decidere di smettere di fumare, attuando così un cambiamento lineare, frutto di una mia decisione responsabile.

Ma a fronte degli eventi drammatici con cui ci stiamo confrontando oggi è più opportuno parlare di un secondo tipo di cambiamento, quello catastrofico. Improvvisamente siamo stati proiettati in una situazione completamente nuova, rispetto alla quale dobbiamo immediatamente adeguarci. La nostra routine quotidiana viene stravolta perché il grande impatto sociale che stiamo sperimentando è di una complessità incredibile.

Per affrontarlo in maniera adeguata possiamo ricorrere al concetto di cambiamento strategico, che è ben esemplificato dal concetto della piccola palla di neve che inizia a rotolare dalla montagna e che man mano si ingrossa fino a diventare una valanga vera e propria (il cosiddetto ’“effetto valanga”),. Sono cioè i piccoli cambiamenti, quelli “step by step”, che conducono ad un cambiamento finale importante e funzionale.

Vi propongo allora di affrontare il cambiamento che ci viene imposto, suddividendolo in piccoli cambiamenti quotidiani che di giorno in giorno apportiamo alla nostra routine. Iniziamo ad esempio cercando di leggere un po’ meno not