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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

Categorie:

Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

Se vuoi saperne di più sul vomiting e sui disturbi del comportamento alimentare, oppure per fissare una consulenza, contattami in privato al 340.41.90.915 oppure via mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.

L’esercizio deve essere concluso quando iniziamo a non avere buone prestazioni, la concentrazione deve quindi essere spostata in un’ottica di maggiore consapevolezza, facendo sedimentare nella mente l’intensità dell’emozione.

Approfondiremo le tematiche della performance e della concentrazione in ulteriori articoli del mio blog. Se vuoi saperne di più contattami al 340.41.90.915 o scrivimi nei miei contatti.

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Tag: concentrazione, performance, sport

Con Generazione Z (spesso abbreviata in Gen Z) si identifica la generazione che segue quella dei cosiddetti  Millennials ed è generalmente circoscritta ai i nati tra la seconda metà degli anni ’90 e la fine degli anni 2000, in particolare i giovani nati tra il 1995 e il 2012.

I millenials e la generazione Z

La generazione dei Millenials ha avuto il merito di avviare quella rivoluzione digitale che ha avuto un impatto devastante sulle abitudini e sui comportamenti dei giovani, e non solo. La successiva Generazione Z ha dilatato oltre ogni precedente limite l’impiego delle tecnologie digitali. Questa è la prima generazione che attraverso l’uso di internet incarna pienamente l’idea di globalizzazione: un mondo multiculturale e senza frontiere. 

I giovani Gen Z si trovano a proprio agio con la tecnologia digitale e i social media, hanno usato Internet sin da piccoli, spesso possiedono uno smartphone sin dall’età scolare (o addirittura pre-scolare), dimostrano grande dimestichezza con le app di messaggistica su dispositivi mobile o piattaforme online, in pratica non hanno mai visto il mondo senza Internet.

Come comunica la generazione Z

Stante queste premesse, i ragazzi sono abituati a comunicare in maniera rapida ed essenziale, la velocità è il parametro di riferimento primario e per questo la loro attenzione ha una soglia molto bassa, 8 secondi circa, il tempo cioè di un messaggino di pochi caratteri o di una immagine su Twitter o Instagram. Questo è anche uno dei motivi che spinge i pubblicitari a creare spot commerciali sempre più essenziali, basati sul potere evocatorio delle immagini e condite con un sottofondo musicale accattivante. Infatti le campagne di marketing mirate alla Generazione Z ruotano attorno alla narrazione, ai video esplicativi e ad altre sofisticate forme di visualizzazione.

Il multitasking è uno dei tratti positivi della Generazione Z. Grazie alla capacità di elaborare e assorbire molte informazioni in brevissimo tempo, i ragazzi della Gen Z possono facilmente gestire più attività contemporaneamente. Secondo uno studio il 44% degli adolescenti usa il computer per fare i compiti ed il 48% guarda video relativi alla scuola. Secondo le statistiche, dal 50% al 76% degli studenti di Gen Z riferisce di ascoltare musica, inviare messaggi di testo, guardare la TV o utilizzare i social media mentre fanno i compiti a casa. 

I Gen Zers preferiscono connettersi con i loro compagni studenti e insegnanti su siti di social media quali Facebook. Gli insegnanti possono trovare su Facebook le istruzioni sulle modalità migliori per insegnare ai “ragazzi digitali”; lo stesso social network raccomanda agli insegnanti di creare gruppi di chiusi per bambini e genitori per condividere non solo i compiti a casa, ma anche informazioni relative alla scuola, alle attività in classe, alle gite etc.. Il 55% riferisce inoltre che fare qualcos’altro insieme ai compiti a casa non influisce sulla loro produttività e in alcuni casi addirittura la aumenta. E’ un fatto assodato che questa è una generazione di self learner, ossia di soggetti che trovano più adatta alle loro caratteristiche la formazione online rispetto a quella tradizionale.

Una descrizione della Generazione Z

Essere indipendenti, sicuri di sé e autonomi sono alcune delle caratteristiche chiave della Generazione Z, che non si affida ai propri genitori come facevano le precedenti generazioni di adolescenti. Il motivo è che Internet e le tecnologie digitali consentono loro di iniziare a guadagnare molto prima rispetto ai millennial, le stesse abilità di multitasking li aiutano a combinare studio e lavoro. 

Spesso la famiglia si trova a non essere in grado di educare ad un uso consapevole del web, e soprattutto a come utilizzarlo. Anche gli adulti hanno spesso comportamenti poco adeguati ed un uso eccessivo della rete e dei social network. La cosa più pericolosa è la bassa consapevolezza dei rischi connessi alla rete e ai social in generale.

I ragazzi della Gen Z sono sicuramente attenti all’ambiente, stimano lo stile di vita ecologico e sano molto più di qualsiasi generazione precedente, sono partecipi nell’impegno sociale e consapevoli del loro ruolo, sono pieni di ambizioni ma anche di insicurezze riguardo alla possibilità di riuscire a cambiare il mondo.

Basterà tutto questo a preservarli dai rischi di un futuro ansioso e stressante? Cosa possiamo fare per aiutarli? E’ fondamentale parlare sempre di più del digitale, formarli ad usare le nuove tecnologie con criterio ed in maniera utile. Orientarli a seconda delle loro motivazioni e talenti. Come spesso dico durante i miei seminari, cercare di parlare la loro lingua, discutere, confrontarsi e fare in modo di far “girare i loro ingranaggi”. Usare il dialogo in modo che possano essere continuamente stimolati.

Se sei un genitore e vuoi maggiori informazioni contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

BIBLIOGRAFIA

“Generazione Z. Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologici e iperconnessa” Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, generazione Z, genitori, genitorialità

Le smart drugs, o meglio le sostanze nootrope o “droghe intelligenti”, sono una classe di sostanze che possono aumentare le prestazioni del cervello. A volte sono chiamati potenziatori della cognizione o sostanze che migliorano la memoria.

Ma cosa fanno le smart drugs?

Le droghe intelligenti sono sostanze naturali o sintetiche che possono essere assunte per migliorare le prestazioni mentali nelle persone sane. Hanno guadagnato popolarità nella società di oggi e sono spesso utilizzati per aumentare la memoria, la concentrazione, la creatività, l’intelligenza e la motivazione.

Anche le sostanze non soggette a prescrizione medica che possono migliorare le prestazioni o la concentrazione del cervello, come la caffeina e la creatina, sono considerate nootropiche. Possono infatti avere effetti sul pensiero, sulla memoria o su altre funzioni mentali.

In alcune situazioni vi sono prescrizioni mediche di farmaci nootropi per particolari tipologie di malattie. Ad esempio per favorire una riduzione delle malattie degenerative: Alzheimer e il Parkinson. Nel trattamento dell’ADHD, patologia che riguarda in specifico la difficoltà di mantenere l’attenzione. Inoltre anche nel caso di situazioni cliniche specifiche come l’ipossia: la mancanza di ossigeno nelle cellule.

Effetti collaterali delle smart drugs

Gli effetti collaterali comuni dei nootropi da prescrizione includono:

  • alta pressione sanguign;
  • una frequenza cardiaca veloce;
  • insonnia e altri disturbi del sonno;
  • problemi con la vista;
  • dipendenza.

L’uso di queste sostanze, può portare a gravi rischi per quello che riguarda proprio la dipendenza. Infatti l’aumento delle prestazioni mentali, legato al consumo, può determinare una difficoltà successiva nel vivere la normale realtà che la persona si trova di solito ad affrontare e a vivere. Senza l’aiuto del farmaco, e solamente con le proprie risorse, la persona non riesce ad affrontare le sfida che la vita pone ogni giorno. Di conseguenza il consumo diventa costante, facendo vivere una realtà completamente distorta.

Benefici o problematicità?

Alcuni studi dimostrano che certi integratori nootropici possono influenzare il cervello, tuttavia mancano ancora delle prove che dimostrino con certezza la presenza di benefici. Gli esperti infatti non possono dire con certezza se le smart drugs riescono a migliorare il pensiero, ed inoltre non ci sono prove sufficienti per indicare che sono sicuri ed efficaci per tutti.
Sicuramente però queste sostanze agiscono sui neurotramettitori e ne modificano i livelli e le concentrazioni nel cervello, cosi da alterare le capacità di concentrazione, abilità di calcolo, memoria, creatività e umore.

Quale classificazione?

È difficile classificare le smart drug: alcuni ricercatori le suddividono in base al fatto di essere pronte o meno all’uso, altri in base a prodotti caffeinici, prodotti efedrinici, afrodisiaci. Altri ancora in base allo scopo che ne vogliono ricavare ad esempio miglioramento delle prestazioni o ricerca di effetti psicoattivi.

I principi attivi più diffusi sono la colina, piracetam, aniracetam e vitamina B5, che agiscono nella concentrazione, nel pensiero astratto, nel calcolo e nella creatività; i dopaminergici, che agiscono sulla dopamina; i serotoninergici, che agiscono sulla serotonina; il metilfenidato, la caffeina, la nicotina, la norvalina, sostanze che modificano agilità mentale, concentrazione, resistenza e attenzione.

Se vuoi saperne di più sulle smart drugs e sulle problematiche di dipendenza leggi un mio precedente articolo:

“Phenibut le nuove frontiere della dipendenza”

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Tag: dipendenza da droghe, smart drugs

Cos’è l’ansia è una domanda che spesso amici, parenti ed anche pazienti, sono soliti farmi. L’ansia è una cosa comune, tutti percepiamo questa emozione e le viviamo nelle diverse sfere della nostra vita. Le persone con disturbi d’ansia hanno spesso preoccupazioni e paure eccessive per le situazioni quotidiane. Spesso questi disturbi portano a episodi ripetuti di sentimenti di angoscia, paura o terrore che raggiungono il picco in pochi minuti ad esempio con attacchi di panico.

Se vuoi saperne di più leggi il mio e-book gratuito:

“ANSIA E PAURA. Breve guida sulle diverse patologie fobiche
e sulle strategie per superare ansia e panico”

Questi sentimenti di ansia interferiscono con le attività quotidiane, sono difficili da controllare, possono essere sproporzionati rispetto al pericolo reale e anche durare a lungo. I sintomi possono manifestarsi durante l’infanzia, l’adolescenza e continuare fino all’età adulta. L’ansia è una tipologia di problematica molto trasversale, non ha un target preciso di persone può appunto colpire in qualsiasi fascia d’età.

Ma che cos’è l’ansia?

È difficile trovarne una definizione, potremmo definirla come la risposta naturale del nostro corpo allo stress. È un sentimento di timore o apprensione per ciò che verrà.

I più comuni sintomi di ansia includono:

  • Sensazione di nervosismo, irrequietezza o tensione;
  • Senso di pericolo incombente;
  • Aumento della frequenza cardiaca;
  • Respirazione rapida (iperventilazione)
  • Sudorazione
  • Tremito
  • Sensazione di debolezza o stanchezza
  • Difficoltà a concentrarsi o pensare a qualcosa di diverso dalla preoccupazione attuale
  • Problemi a dormire
  • Difficoltà a controllare la preoccupazione

Esperienze di vita, come ad esempio eventi traumatici, possono scatenare disturbi d’ansia. Lo stress a causa di una malattia può causare notevoli preoccupazioni. La paura di avere una malattia, e di conseguenza il continuo pensarci, crea notevole tensione. Un evento importante o un accumulo di piccole situazioni di vita stressanti possono scatenare un’ansia eccessiva, ad esempio una morte in famiglia o lo stress lavorativo.
Anche, l’abuso di sostanze psicotrope o alcol, può causare o peggiorare l’ansia.

Quali cause?

Le possibili cause da collegare all’ansia includono:

  • fattori di stress ambientale, come difficoltà sul lavoro, problemi di relazione o problemi familiari;
  • genetiche, in quanto le persone che hanno familiarità con un disturbo d’ansia hanno maggiori probabilità di sperimentarla;
  • fattori medici, come i sintomi di una diversa malattia, gli effetti di un farmaco o lo stress di un intervento chirurgico intensivo o il recupero prolungato.

Molto spesso l’ansia indica una tentativo fallimentare alla ricerca di soluzioni funzionali. Più cerchiamo di stare meglio e di superare la paura e più ne veniamo intrappolati. L’evitamento delle nostre paure spesso ci porta a vivere l’ansia in maniera ancora più amplificata, all’interno di un circolo vizioso che difficilmente di riesce ad interrompere.

Ascolta il seguente podcast per saperne di più sulla paura e sull’ansia generalizzata:

Alcuni accorgimenti

Per aiutarti a moderare le emozioni ansiose si possono seguire alcuni accorgimenti:

  • Ridurre l’assunzione di caffeina, tè, cola e cioccolato.
  • Mantenere una dieta sana.
  • Mantieni un ritmo di sonno regolare.
  • Evita l’alcool, la cannabis e altre droghe ricreative.
  • Evitare di parlarne sempre, il rischio di continuare a parlare dell’ansia è di darle eccessivo spazio nella propria vita.
  • Evitare di evitare le situazioni temute, in modo che non diventino impossibili da affrontare.

La terapia breve strategica è una psicoterapia efficace ed efficiente per le problematiche e le patologie ansiose. In poche sedute è possibile ridurre l’ansia e ritrovare un rinnovato benessere.

Contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni o per richiedere una consulenza oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, fobie, monofobie, paura, Terapia Breve Strategica

Le difficoltà scolastiche fanno ormai parte della vita di molti giovani, sia alle scuole superiori che anche all’università. Un buon rapporto con la scuola e gli insegnanti oppure i docenti, può aiutare i ragazzi a risolvere molte difficoltà. L’insorgere di problemi scolastici ci porta a riflettere sul loro riconoscimento, in modo tale da prenderne veramente consapevolezza e poterli prontamente affrontare. Nell’articolo di oggi vedremo le principali difficoltà che si possono incontrare con lo studio, e quali possono essere le tecniche utili a studiare in maniera efficace.

I segnali predittivi di difficoltà scolastiche

A volte i problemi a scuola non sono facili da individuare e anche gli insegnanti potrebbero non coglierne  gli indizi, soprattutto se il ragazzo/a è molto assente o comunque poco propositivo.  Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci:

  • trova scuse  per non andare a scuola o addirittura salta la scuola a insaputa del genitore;
  • non vuole parlare di scuola o sembra critico o scomodo quando si parla di scuola;
  • potrebbe non essere interessato ad attività extracurricolari o potrebbe avere pochissimi amici;
  • sembra a corto di fiducia o autostima, si rifiuta di fare i compiti, parla raramente di compiti a casa, o sembra annoiato;
  • sta ottenendo voti più bassi del solito.

L’aspetto emotivo gioca un ruolo fondamentale nella vita dello studente. È molto importante gestire e riconoscere ansie e preoccupazioni cosi da trasformarle invece in uno stimolo per un buon lavoro.

Quale metodo di studio?

Creare un proprio metodo di studio quindi diventa fondamentale per evitare che l’ansia prenda il sopravvento nello studente. Imparare a studiare è davvero molto importante anche se trovare un metodo di studio non è cosa semplice. Per un efficace metodo di studio occorre l’organizzazione ed una migliore gestione del tempo. Imparare a studiare infatti significa capire come gestire il tempo a disposizione trovando strategie concrete per ottimizzare i tempi e le energie.

A disposizione di ogni studente vi sono anche moltissimi strumenti: sottolineare, schematizzare e annotare sono solo alcuni dei mezzi che i ragazzi hanno a disposizione. Capire come utilizzarli in maniera strategica è molto importante per evitare lo studio a memoria, che richiede molte energie e non è per nulla efficace.

Studiare a memoria non ci permette di comprendere appieno i concetti, di creare collegamenti e fare schemi. Per studiare in maniera realmente utile per la nostra memoria è fondamentale una rielaborazione personale che crei connessioni nella nostra mente.

Tips per superare le difficoltà scolastiche

Creare una propria visione del materiale studiato è fondamentale per riuscire ad apprendere e memorizzare. Si possono creare appunti validi, studiare con i compagni di classe, in modo da confrontarsi e trovare maggiori spunti di riflessione. Questo approccio può avere successo ma,  per eccellere, è meglio confrontare anche diverse fonti (libri, presentazioni, video e così via) e combinarle insieme creando il proprio materiale di studio personale.

Un altro aiuto potrebbe essere quello di  fare piccoli verifiche e test regolarmente dall’inizio dello studio. Se riesci ad abituarti a questo e a incorporarlo nella tua routine di studio, avrai un’idea molto più chiara di come stai progredendo e di eventuali aree in cui dovresti ripassare. In pratica dopo aver studiato mettiti alla prova, con domande generali, esercizi specifici oppure test e verifiche già svolte. In questo modo quello che hai studiato diventa

Esistono comunque delle tecniche di memoria che possono esserci utili a fissare i concetti in maniera veramente efficace. Ne è un esempio l’associazione con le immagini mentali. Ad esempio creando un’immagine mentale per ogni ingrediente della nostra spesa, riusciremo ad andare al supermercato senza la lista. Partendo dalla colazione sino alla cena, immaginare i pasti con diversi piatti che ricordano gli ingredienti che abbiamo bisogno per comporre le ricette, ci permette di costruire una storia che diventa la nostra lista della spesa perfetta.

Senti di non riuscire a studiare con efficacia? Sei bloccato e non sai come uscirne? Hai difficoltà scolastiche?Contattami per avere maggiori informazioni o per una consulenza al 340.41.90.915 oppure alla seguente mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: adolescenza, difficoltà scolastiche, genitorialità, studio

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Emotofobia: la paura di vomitare

10 Gennaio 2020

La capacità di gestire le emozioni ci permette di realizzare, accettare prontamente e affrontare con successo i sentimenti, in ogni situazione della nostra vita. Quante volte vi sarà capitato di concludere una giornata con una sorta di dispiacere di fondo, magari per non essere riusciti a concludere il lavoro che avevate iniziato. Lo sconforto derivante proprio da tale emozione può diventare ingestibile, portando a vivere male l’intera serata, nascondendo anche quanto di buono fatto, durante la giornata. le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, comprenderle, gestirle ed imparare a viverle diversamente è di primaria importanza per la nostra crescita personale.

Cosa s’intende per gestione delle emozioni

Molto semplicemente, la capacità di gestione delle emozioni, si riferisce alla capacità di dominare le proprie emozioni. Per sviluppare tale capacità, essere aperti ai propri pensieri e sentimenti non è sufficiente. E’ invece necessaria una flessibilità, nel comprendere i propri pensieri e sentimenti, che vengono generati ogni qual volta i propri valori vengono messi in discussione dalle azioni di una persona o da un evento. Questo è importante perché il cambiamento, del modo di sentire i propri pensieri e vivere i sentimenti, è ciò che aiuta a cambiare le proprie emozioni.

Come reagite a situazioni stressanti? 

Immaginatevi in una di quelle situazioni in cui avete lavorato duramente per settimane, per scoprire che il progetto è stato annullato. Oppure quando vi vengono assegnati molti nuovi incarichi mentre siete già pieni di lavoro. O ancora dover sopportare le provocazioni di un collega particolarmente teso. Riuscire a mantenere il “sangue freddo” in queste situazioni può non essere semplice. Ma proprio per tale motivo è fondamentale gestire le nostre emozioni e reazioni, nella maniera migliore.

La gestione delle emozioni è infatti un’abilità importante per riuscire a vivere una vita con soddisfazioni e un discreto benessere psico fisico. Può aiutare anche a gestire le nostre reazioni e comportamenti, rispondendo in maniera efficace ed efficiente rispetto a quanto ci succede interiormente. Quindi è possibile sottostimare un’emozione quando non è appropriata oppure sottolinearne un’altra quando necessario.

Come gestire le emozioni?

Il seguente approccio “stop, drop e process” può essere di grande aiuto per migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni:

  • stop: questo può essere il più difficile di tutti e tre i passaggi perché vie la necessità di una grande forza di volontà. La prossima volta che le vostre emozioni sono così forti che sentite un forte bisogno di agire, rispetto al quale potreste pentirvi in seguito, fermatevi! E pensate! Iniziate a cercare spunti, pensieri e sentimenti che hanno aggravato quel comportamento.
  • Drop: è poi necessario impegnarsi in un’attività differente, che vi aiuterà a calmarvi. Senza far cadere l’intensità delle vostre emozioni potreste non essere mai in grado di pensare in modo chiaro e razionale.
  • Process: ora sarete in una posizione migliore per pensare a tutto e trovare una reazione appropriata. Prima di tutto, identificate le emozioni che sentite. Una volta che avete percepito con maggiore esattezza, quello che state provando, provate a pensare come mai vi trovate in quella particolare emozione. A questo punto diventerà più semplice anche trovare la reazione più adeguata a seconda della situazione e del contesto.

Se senti di essere in una situazione emotiva difficile, e di non riuscire a trovare soluzioni efficaci, per gestire le emozioni, contattami al 340.41.90.915 per avere maggiori informazioni, oppure scrivimi una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: emozioni, Terapia Breve Strategica

Il vomiting – o sindrome da vomito – è una forma di disturbo alimentare basato sulla sequenza: consumo di grandi quantità di cibo e sua espulsione attraverso il vomito. Chi è affetto da questa patologia inizialmente usa il vomito come soluzione per non ingrassare pur continuando a mangiare in modo eccessivo, ma con la reiterazione del comportamento scopre rapidamente il piacere quasi sensuale del rituale “mangiare-vomitare”.

Conosciamo meglio cos’è il vomiting

Il vomiting è stato considerato una variante dell’anoressia e della bulimia, tuttavia, pur riconoscendo una base anoressica o bulimica, il soggetto percorre un particolare iter che lo porta ad abbuffarsi e vomitare per il puro piacere di farlo. Inizialmente queste persone usano il vomito come soluzione per cercare di controllare il proprio peso, infatti grazie a questa tecnica riescono a soddisfarsi di cibo, ad abbuffarsi, senza ingrassare.

Gradualmente, però, finisce col diventare un momento al quale la persona non riesce a rinunciare per la forma di compulsione basata sul piacere che la sequenza comporta. In primo luogo si anticipa con la fantasia ed il pensiero, il momento dell’abbuffata, poi si mangia il più possibile sino a sentirsi piena. Infine si espelle il cibo attraverso il vomito.

Queste fasi danno alla persona un piacere che nessun’altra attività è in grado di fornire e spesso un effetto del disturbo è proprio l’inibizione di tutti gli altri piaceri della propria vita, compreso quello sessuale.

La sequenza del Vomiting

Ma descriviamo con più attenzione le tre fasi della sindrome del vomito. La fase iniziale è detta fase eccitatoria, nella quale si proietta l’ immagine dell’abbuffata, ci si immagina cosa mangeremo; successivamente vi è la fase consumatoria durante la quale si ingurgita tutto il cibo messo a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito; ed infine, in ultima battuta, c’è la fase liberatoria, costituita appunto dal vomito.

Come si struttura il vomiting

Si possono identificare tre tipologie di persone affette dal disturbo:

  • Trasgressive inconsapevoli;
  • Trasgressive consapevoli e pentite;
  • Trasgressive consapevoli e compiaciute.

La persona “trasgressive inconsapevole” è di solito una persona giovane, cognitivamente ignara del piacere intrinseco del rituale; La “trasgressiva consapevole e pentita” invece si rende conto del meccanismo perverso di acquisizione del piacere fino a voler interrompere il rituale, ma non vi riesce. Come suggerisce la stessa definizione, una persona “trasgressiva consapevole e compiaciuta”, invece, è conscia del problema ma non ha alcuna intenzione di rinunciare al piacere che il rituale induce.

Quale terapia scegliere?

Una delle terapie più efficaci nel trattamento del disturbo da vomiting, è la Terapia breve Strategica. Questa psicoterapia è incentrata sul qui ed ora, e cerca di favorire il superamento di tale problematica attraverso specifiche tecniche e strategie. La “sindrome da vomito” come già accennato, pur avendo delle somiglianze con le problematiche di anoressia e bulimia, è un vero e proprio disturbo a sé, per tale motivo è importante impostare una terapia specifica per tale tipo di problematica. La terapia breve strategica fornisce soluzioni efficaci ed efficienti per questo tipo di problematica.

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Tag: anoressia, bulimia, disturbi del comportamento alimentare, vomiting

La concentrazione nello sport è la capacità di un atleta di mantenere il proprio compito. Per un atleta l’attenzione implica focalizzarsi sui segnali ambientali rilevanti e mantenere il giusto livello di tensione. Nell’ambito dello sport questa abilità è appunto chiamata concentrazione.

Concentrazione e segnali ambientali

Il modello di attenzione più popolare nello sport è stato sviluppato da Robert Niedeffer (Theory of Attentional and Personal Style), il quale propone due dimensioni di attenzione: uno relativo alla direzione (esterna o interna), l’altro all’ampiezza (estesa o ristretta).

Per un atleta i segnali ambientali possono essere sia esterni (avversario, allenatore, spettatori) che interni (pensieri, immagini, sensazioni fisiche) e la loro ampiezza può influire sulle modalità di percezione, ampliandone o limitandone l’intensità. I segnali esterni e interni forniscono all’atleta le informazioni necessarie per una prestazione ottimale. In ogni situazione sportiva, un numero enorme di segnali è disponibile per l’atleta, alcuni di essi sono estremamente rilevanti, altri sono irrilevanti e ne possono danneggiare le prestazioni. La concentrazione sui segnali irrilevanti può tradursi in una diminuzione della qualità delle sue prestazioni. 

Attenzione ed eccitazione

All’aumentare dell’eccitazione, l’attenzione dell’atleta inizia a restringersi. Quando l’atleta si trova nella sua zona di prestazione ottimale, è in grado di concentrarsi su segnali pertinenti e ignorare quelli irrilevanti. Pertanto, il restringimento dell’attenzione cancella tutti gli spunti irrilevanti e consente di mantenere il focus su quelli rilevanti. Se l’eccitazione aumenta ulteriormente, l’attenzione continua a restringersi e gli spunti rilevanti vengono disattivati, causando un calo delle prestazioni. Per contro, in condizioni di scarsa eccitazione, la concentrazione dell’attenzione è molto ampia e l’atleta raccoglie segnali sia pertinenti che irrilevanti.

Alti livelli di eccitazione possono anche essere fonte di distrazione. Infatti, oltre ad eliminare gli spunti rilevanti, un’eccitazione elevata può anche ridurre la capacità di un atleta di selezionare uno stimolo alla volta. Di conseguenza, la distrazione riduce la capacità dell’atleta di discriminare tra segnali rilevanti e irrilevanti e di concentrarsi su quelli rilevanti. Quando ciò accade, l’atleta tende a subire improvvisi e significativi cali di prestazione. 

Quindi la concentrazione è importante quando si pratica sport?

La risposta è ovviamente affermativa, essa ci mantiene focalizzati sul presente, ci dà la possibilità di ignorare le distrazioni, ci consente di gestire meglio l’ansia o l’eccitazione eccessiva, ci permette di vedere le cose in anticipo e di notare quei piccoli dettagli che possono fornire un vantaggio. La concentrazione si riferisce principalmente a quella condizione psicologica di attenzione in cui gli individui sono in grado di elaborare selettivamente alcune fonti di informazione, ignorandone altre.

L’interesse della ricerca sulla concentrazione si basa principalmente su due aree. La prima riguarda lo studio del fallimento delle abilità sotto pressione; ci sono prove evidenti che il fallimento delle abilità può derivare dal reinvestimento dei processi di controllo cosciente. In secondo luogo, i ricercatori hanno studiato l’efficacia degli stimoli dei focolai esterni ed interni dell’attenzione durante l’apprendimento e le prestazioni qualificate.

Il termine concentrazione incarna un elemento del costrutto multidimensionale dell’attenzione. Nella letteratura sulla psicologia dello sport, il termine è stato particolarmente importante nello studio del fallimento delle abilità sotto pressione e nel regno dell’acquisizione delle abilità. Le strategie di concentrazione sono una componente chiave delle routine mentali che le persone impiegano prima di eseguire abilità auto-stimolate.

Come migliorare la concentrazione?

Spesso pensiamo che per la concentrazione si possa ottenere solamente continuando ad applicarci e ad esercitarci. L’esercizio è sicuramente fondamentale in quanto ci permette di apprendere efficacemente una determinata una capacità. Tuttavia senza un costante esercizio rischiamo di perdere rapidamente la nuova competenza appresa. Se per alcune settimane non ripetiamo una particolare azione di gioco oppure un movimento tecnico, rischiamo di non riuscire a riproporlo con la stessa accuratezza con cui l’avevamo imparato. Tuttavia sarebbe necessario coordinare l’esercizio fisico con attività che possano distrarre da un eccesso di concentrazione. Altrimenti la performance rischia di non essere efficace, ma può diventare una vera e propria ossessione. E di conseguenza anche la concentrazione si riduce e non è più realmente funzionale.