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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

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Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

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Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

Se vuoi saperne di più acquista il mio video corso: 

Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

oppure contattami al 3404190915 o mandami una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

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Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

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Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

oppure contattami al 3404190915 o mandami una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

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BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

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Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

Se vuoi saperne di più acquista il mio video corso: 

Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

oppure contattami al 3404190915 o mandami una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

Se vuoi saperne di più acquista il mio video corso: 

Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

oppure contattami al 3404190915 o mandami una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

oppure contattami al 3404190915 o mandami una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

Se vuoi saperne di più acquista il mio video corso: 

Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

Se vuoi saperne di più acquista il mio video corso: 

Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

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Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

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Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

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Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla. Non era realmente il temporale, bensì l’ossessione del temporale stesso a bloccare completamente S.. Il lavoro terapeutico si è incentrato sul cercare di ridurre l’ossessione, sia a livello di pensiero angoscioso, sia anche in relazione al controllo ripetitivo e compulsivo delle previsioni meteo. Il cruccio mentale si era trasformato in qualcosa di costante ed intrusivo, la passione per la montagna non era più la stessa. Solo iniziando a ragionare in maniera differente S. è riuscito a superare la sua paura dei temporali e a trovare nuovamente nella montagna un momento di benessere fisico e mentale.

Attacco di panico e altitudine: l’alpinista con la paura dei crepacci

M. (nome di fantasia) frequenta l’alta montagna con amici molto esperti. Lui normalmente è prudente e sa quando è il momento di ritirarsi oppure di non tentare un passaggio potenzialmente rischioso. Nelle ultime uscite più volte si è trovato ad affrontare situazioni da lui giudicate “al limite”. In realtà il problema nasceva da un dubbio:

mi sono davvero trovato in situazioni al limite oppure ho solo una paura che non riesco ad affrontare?

Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.

L’ultima volta non c’erano protezioni e ho dovuto chiedere aiuto al mio compagno per superare un passaggio delicato, la paura di cadere nel crepaccio era molta

Senza l’aiuto del compagno non sarebbe riuscito a superare il passaggio. La paura può portare a sperimentare blocchi emotivi anche molto intensi. Il percorso di terapia si è incentrato quindi sul cercare di fare chiarezza riguardo alle sue emozioni e soprattutto alla paura di morire.Il lavoro terapeutico gli ha infine consentito di superare le emozioni di paura e di focalizzare l’attenzione essenzialmente sui momenti chiave dell’arrampicata

Attacco di panico e altitudine: emozioni ad alta quota

Mi definisco un arrampicatore emotivo, quando sono troppo stressato non riesco a scalare neanche un grado semplice

Cosa significa essere un “climber emotivo”? N. (nome di fantasia) aspetta ogni fine settimana per uscire in falesia o andare a fare una via con il suo compagno di scalata. Ma quando è stanco emotivamente non riesce a dare il massimo di sé.

L’ultimo week end mi sono bloccato, avevo paura di “volare”, non riuscivo a fare nulla, mi sentivo goffo ed impacciato

Sensazioni come queste limitano e rendono un inferno anche un piacevole weekend di arrampicata. N. si è messo in discussione, ha chiesto aiuto perchè vuole che la sua passione per l’arrampicata non venga influenzata negativamente dalle emozioni. Una maggiore consapevolezza del proprio stato emotivo, unita ad alcune strategie psicologiche per la regolazione emotiva, hanno rappresentato un vero e proprio successo per i suoi momenti di tempo libero. N. afferma adesso con soddisfazione:

ho finalmente capito come liberarmi dalle emozioni disfunzionali e rendere al massimo in parete

Credo che a tutti i livelli, sia come atleta che anche solo come appassionato dello sport, un percorso di psicoterapia o coaching individuale, possa veramente trasformare i limiti personali in risorse. Un momento di riflessione e approfondimento riguardo alle proprie potenzialità ma anche soprattutto ai propri blocchi psicologici, per riuscire al meglio nella performance sportiva.

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi a studio@guidodacutipsicologo.it per avere maggiori informazioni su come funziona un percorso di Terapia Breve Strategica oppure di Coaching Strategico, focalizzato sul miglioramento delle tue performance sportive e non.

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Tag: arrampicata, Attacchi di Panico, paura dell'altezza, Terapia Breve Strategica

Cosa succede se pensi troppo ed in maniera ripetitiva? La prima sensazione è quella di sentirsi bloccato, risucchiato all’interno di un vortice di cui non si vede la fine. Il pensiero può trasformarsi in un grande limite quando non ci aiuta a trovare risposte funzionali ai nostri problemi. Tuttavia pensare troppo non è sempre indizio di problematicità. Il fatto di riuscire a direzionare molti pensieri verso soluzioni sperate è positivo. Il problema sorge quando l’eccessivo pensare porta anche a sintomi di ansia e stress. In questi casi il pensare troppo diventa disfunzionale ed è necessario intervenire per trasformare il pensiero negativo nuovamente in risorsa. 

 

Cosa succede se pensi troppo? Il rimuginare e le ruminazioni 

In ambito psicologico ruminazione indica un’attività del pensiero ripetitiva ed insistente che può sviluppare emozioni ansiose nella persona. Il rimuginio mentale fatto di pensieri o immagini è un contenuto molto soggettivo che dipende dallo stato emotivo di ciascuno di noi. Sicuramente vi sono persone che hanno una certa predisposizione a pensare in maniera eccessiva. Come già sottolineato sopra, pensare tanto e velocemente può essere anche utile e funzionale. Ma quando uno stato emotivo prende il sopravvento oppure siamo in una situazione di stress, il rischio è di entrare in un circolo vizioso. Ci poniamo dubbi e diventiamo insicuri. Ripensiamo all’accaduto molte volte senza trovare soluzioni, insistiamo a riflettere sempre nella stessa direzione e allo stesso evento, perdendo così di vista il momento presente. Il rischio è che tale processo di ruminazione possa portare a forti sensazioni di ansia, e di conseguenza a momenti di tristezza e di sconforto per l’incapacità di uscire da tale condizione mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? Come uscirne.

Siamo inconsciamente così abituati a pensare, a lasciare che il pensiero ci conduca e prenda il sopravvento, che spesso non riusciamo neanche ad immaginare di poterlo gestire. Una sorta di meccanismo automatico che assume una posizione di preminenza e che non lascia intravedere vie d’uscita. Una maggiore consapevolezza dei limiti che il pensiero crea in questi flussi di ruminazione, può aiutarci a gestirlo. Di seguito alcune strategie per cercare di pensare meglio ed in maniera più efficace. 

Dimenticare la perfezione

Per pensare meglio sarebbe importante iniziare a “dimenticare la perfezione”. Proprio la ricerca della perfezione ci fa sbandare. Continuiamo ad interrogarci, a cercare ed esplorare tutte le possibilità. In realtà questo meccanismo di pensiero invece di aiutarci complica ancora di più la situazione. Rendendo il nostro modo di pensare “imperfetto”, e quindi disfunzionale. Ricercare la perfezione in qualsiasi ambito non è sempre utile e funzionale al nostro pensiero e alla nostra mente. 

Distrarsi

Il suggerimento di distrarsi forse può sembrare fuorviante. In realtà l’idea è quella di porre l’attenzione su quello che stiamo facendo. Se ci sentiamo all’interno di un labirinto di pensieri che non lasciano spazi di lucidità, può essere utile distrarsi, cercare di focalizzarsi invece su quello che dovremmo fare. Una sorta di esercizio mentale che ci permette di tornare al “qui ed ora”, ponendo maggiore attenzione proprio a quello che stiamo facendo. Non si tratta di “mettere la polvere sotto il tappeto”, anzi, è un modo per accantonare i pensieri disfunzionali e concentrarsi su se stessi e sulle attività del momento presente. 

Tenersi impegnati a livello di stimoli

Leggere, scrivere, dipingere, svolgere attività fisica o all’aria aperta. Sono tutti elementi utili a canalizzare il pensiero: concentrarsi su un compito stimolante e pulire la mente dai pensieri ripetitivi. L’overthinking può essere incanalato proprio all’interno di un’attività creativa, rendendoci più concentrati e sereni. L’attività fisica può diventare un ottimo strumento per rilassarsi a livello fisico e mentale. 

Cosa succede se pensi troppo? La Terapia Breve Strategica

Il mio consiglio è di provare subito con questi tre semplici suggerimenti per tentare di migliorare e perfezionare il tuo modo di pensare. Se ti senti bloccato e non riesci a uscire dai pensieri eccessivi e dal rimuginio, contattami per capire come funziona la Terapia Breve Strategica nel caso di queste modalità disfunzionali di pensiero. 

Contattami al 340 41.90.915 oppure scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it o ancora compila il form contatti nella seguente pagina del mio sito.

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Tag: dubbio patologico, ossessioni, pensieri ossessivi, Pensiero efficace

I Regali di Natale 2021, del mio studio di Psicologia e Psicoterapia, sono qualcosa di estremamente pratico ed utile per la vita di tutti giorni. Tre esercizi di “Crescita Personale”, per aiutarvi a riflettere in occasione della chiusura dell’anno, fare un piccolo bilancio e ripartire alla grande nel 2022. Ho pensato potesse essere utile regalare qualcosa di pratico, in funzione dello sviluppo personale. Spesso parlare di crescita personale sembra qualcosa di fumoso, poco chiaro. Invece per questo Natale vorrei darvi l’idea che la crescita personale è fatta di passaggi reali. Momenti in cui è importante fermarsi, valutare se stessi e dedicare un pensiero alla programmazione per il futuro. 

I tre esercizi di crescita personale

La “Ruota della Vita” 

La “Ruota della Vita” è uno strumento che ci consente di fare un vero e proprio bilancio della nostra situazione attuale. Una sorta di “auto-valutazione” del momento che stiamo vivendo, un test che mette in evidenza eventuali aree/situazioni di squilibrio e che ci consente anche una progettazione di cosa e come ci piacerebbe cambiare.

abitudine

Come potete vedere dall’immagine, ogni spicchio del cerchio racchiude un’area specifica che corrisponde ad altrettanti settori della nostra vita, ritenuti rappresentativi e strategici. Quello che dovrete fare è esprimere il livello di soddisfazione (con valore da 1 a 10) rispetto a:

  1. Ambiente: rappresenta i luoghi che frequentiamo abitualmente, come la casa ed il luogo di lavoro:

    1. che grado di importanza hanno nella tua vita

    2. che grado di soddisfazione ti danno …

  2. Crescita personale: rappresentano le attività che svolgi per crescere a livello personale:

    1. ritieni di dedicarvi abbastanza tempo …

    2. che importanza hanno nella tua vita personale

    3. che livello di soddisfazione ti danno

  3. Emozioni: quest’area identifica la capacità di gestire le emozioni in funzione degli obiettivi di vita:

    1. le emozioni condizionano negativamente i tuoi comportamenti

    2. che importanza hanno le emozioni nella tua vita

    3. che livello di soddisfazioni hai in questa area

  4. Famiglia: questo settore coinvolge i familiari e gli affetti più cari:

    1. che importanza hanno nella tua vita

    2. sei soddisfatto del tempo che riesci a dedicare loro

    3. che livello di soddisfazione raggiungi in questo settore

  5. Finanze: rappresenta il livello di soddisfazione in relazione a guadagni, risparmi, investimenti:

    1. che importanza ha il denaro nella tua vita

    2. il tuo stile di vita è compatibile con quanto guadagni

    3. credi di riuscire a mantenere in futuro lo stile di vita che desideri

    4. che livello di soddisfazione hai in questo settore

  6.  Lavoro/Studio: in questa area si valutano il livello di soddisfazione e le aspettative in termini di lavoro, carriera, studio:

    1. il lavoro/studio che svolgi è coerente con le tue aspettative

    2. riesci ad esprimere le tue potenzialità

    3. che importanza ha nella tua vita

    4. sei soddisfatto del tuo lavoro/studio

  7. Missione personale: rappresenta lo scopo che dai alla tua vita e indica il grado di coerenza tra le cose che fai e i tuoi valori più profondi:

    1. sei consapevole dei valori che guidano la tua vita

    2. le azioni che fai sono coerenti con tali valori

    3. sei soddisfatto dei tuoi obiettivi a breve/medio/lungo termine

    4. sei soddisfatto della coerenza tra quello che fai e i tuoi valori

  8. Salute: riguarda la cura del proprio fisico, la soddisfazione del proprio aspetto:

    1. la mattina al risveglio il livello di energia è alto

    2. la qualità del sonno è soddisfacente

    3. a cosa pensi quando ti guardi allo specchio

    4. che livello di soddisfazione hai riguardo a questo aspetto …

  9. Svago: riguarda le attività di divertimento, evasione, hobby:

    1. hai tempo sufficiente da dedicare alle tue passioni

    2. che importanza hanno le attività di svago nella tua vita

    3. che grado di soddisfazione hai in questo campo

  10. Vita sociale: riguarda tutte le attività che non rientrano nell’ambito familiare:

    1. quando frequenti altre persone ti senti libero di essere te stesso

    2. sei soddisfatto della qualità delle tue relazioni

    3. che importanza ha la vita sociale nella tua vita …

    4. che grado di soddisfazione hai in questo settore …

Il test rappresenta un esercizio di auto-consapevolezza. Colorando ogni spicchio della ruota con il punteggio che hai attribuito all’ultimo punto di ogni area (il livello di soddisfazione), otterrai un’immagine chiaramente evidente delle aree che presentano livelli di soddisfazione molto bassi. Su quelle dovrai lavorare in chiave prioritaria. E per prima cosa per ciascuna area della ruota dovrai porti le seguenti domande:

  1. Quale grado di soddisfazione in questo settore voglio raggiungere tra un anno?

  2. Che risultati voglio ottenere?

  3. Come intendo fare per realizzarli?

  4. Qual’è la prima azione da mettere in atto fin da subito per avviare il processo?

Inviami le tue risposte a studio@guidodacutipsicologo.it possiamo iniziare a valutare insieme le tue aree di miglioramento, inoltre clicca qui per scaricare la ruota della vita. 

Zona di comfort

In ognuno di noi esiste unacomfort zone” rappresentata dall’insieme di tutte le cose che conosciamo bene e che, proprio per questo, generano in noi un senso di sicurezza, fiducia e tranquillità. Per poter fare progressi nel proprio futuro è molto importante essere consapevoli di se stessi. Come descrivere i punti di forza e i limiti personali. Per farlo ti propongo alcune domande alle quali mi piacerebbe che provassi a rispondere. 

In cosa consiste la tua zona di comfort attuale?

Sei soddisfatto della situazione attuale? Come potresti migliorarla? 

Cosa ti spingerebbe ad uscire dalla tua zona di comfort?

Quale potrebbe essere l’estremo opposto della tua zona di comfort?

Perchè fuori dalla routine sembra tutto così pericoloso?

Fissare obiettivi raggiungibili e ben definiti

Ascolta il video, prendi carta e penna ed inizia subito a definire obiettivi ben strutturati:

 

Ti consiglio di iniziare subito a mettere in pratica questi tre semplici esercizi. Potranno esserti utili per la tua crescita personale, per individuare aree di criticità e di miglioramento, per capire come intervenire su te stesso. Inoltre se vuoi approfondire queste tematiche puoi acquistare i miei videocorsi:

Strumenti pratici per la crescita personale

 

Come costruire nuove abitudini di successo

BUON NATALE

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Tag: autostima, coaching strategico, regali di Natale, Terapia Breve Strategica

Come riconoscere l’ansia da prestazione? Come fare a capire se la tensione emotiva mi sta aiutando oppure rischia di trasformarsi in qualcosa che invece mi blocca? L’ansia da prestazione è una tipologia di sensazione che si può provare in svariati contesti. Al lavoro talvolta siamo preoccupati di cosa potrebbe dirci il nostro capo e di conseguenza abbiamo paura ad esporci. L’ansia può anche rivelarsi al momento di fare una presentazione o prendere la parola di fronte ad un uditorio. In ambito sportivo potrebbe accadere di non riuscire ad affrontare la gara e performare al meglio. Perfino nella vita di tutti i giorni possiamo vivere difficoltà nelle relazioni. Per paura di non essere all’altezza. Ad esempio come genitore, oppure come studente, o ancora come fidanzato o fidanzata. L’articolo di oggi mira ad approfondire l’ansia da prestazione cercando di porre l’attenzione su come riconoscere le emozioni provocate da questa preoccupazione. 

 

Come riconoscere l’ansia da prestazione? La paura e l’ansia

La paura può indurre i sintomi tipici dell’ansia da prestazione. Ogni situazione che viene vissuta con la percezione di una “minaccia” rispetto alle proprie risorse e alle proprie capacità, rischia di essere interpretata inconsciamente con grande preoccupazione. Se ad esempio nel rapporto di coppia inizio ad avere paura di non essere all’altezza del mio compagno/a, può svilupparsi un blocco. L’ansia inizierà a crescere rapidamente a partire da questa complicanza, rendendo il rapporto intimo qualcosa di non spontaneo, quindi da evitare. Recentemente seguendo uno sportivo in un percorso di psicoterapia abbiamo affrontato proprio il problema dell’ansia da prestazione. I compagni di squadra sembrano sempre più tranquilli di lui, riescono a scendere in campo con serenità. Invece nel suo caso la paura del giudizio di compagni, allenatore o spettatori è talmente grande che dal punto di vista emotivo porta ad uno stato di chiusura mentale. E di conseguenza anche la prestazione inevitabilmente ne risente. Come già accennato l’ansia da prestazione può emergere in molte situazioni. Soprattutto ogni qualvolta vi sia la possibilità di un giudizio da parte degli altri. Condizione questa che può andare ad intaccare l’autostima.

Come riconoscere l’ansia da prestazione? L’autostima

Quando l’ansia cresce e rende le nostre performance scadenti, è inevitabile che anche l’autostima si abbassi. L’ansia da prestazione ha come conseguenza il fatto di mettere in discussione le competenze e le abilità della persona. Dal punto di vista emotivo si genera un sentimento di sfiducia, che contribuisce a far percepire solamente i propri limiti, lasciando invece in secondo piano le risorse. In estrema sintesi, l’autostima è la fiducia che abbiamo in noi stessi; l’ansia da prestazione porta a ridurre sensibilmente la fiducia che riponiamo nelle nostre capacità.

Quali sono i sintomi dell’ansia da prestazione

Spesso si verifica un’alternanza fra le modalità di pensiero e sensazione. Le idee si “accavallano”, creando un disordine in testa che confonde la persona. Una paura del giudizio, di non farcela, di non essere all’altezza. Tutti aspetti che inducono dubbi e pensieri intrusivi, pensieri che nascono in maniera inconsapevole. La persona entra in uno stato di allerta e si generano ondate di ansia. A livello fisico possono verificarsi tremori, tachicardia e ipersudorazione, voce roca e bocca secca. Ma anche vertigini e nausea. Tutte sensazioni che danno l’idea alla persona di perdere il controllo di se stessa e del proprio corpo. Con la conseguenza finale di non sentirsi in grado di affrontare la situazione. 

Ansia da prestazione: cosa fare?

L’ansia da prestazione può diventare molto invalidante. Può indurre la persona ad evitare tutte quelle situazioni che generano timore o preoccupazione, soprattutto quando sono associate ad una forma di giudizio da parte di terzi. Quello che di solito consiglio è di “guardare la paura negli occhi”, in modo da affrontarla e superarla. Un paradosso che può sembrare impossibile, ma è appunto il fatto di evitare l’ansia che rischia di farla ingigantire. Un percorso di Terapia Breve Strategica facilità proprio questo passaggio: trasforma la paura in qualcosa di gestibile e affrontabile. Se vuoi saperne di più puoi scaricare il mio ebook: 

Una breve guida sulle diverse patologie fobiche e sulle strategie per superare ansia e panico.

Per qualsiasi informazione chiamami al 340 41 90 915 o scrivimi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it 

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Tag: Ansia da prestazione, Attacchi di Panico, panico, Terapia Breve Strategica

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Cosa succede se non si cura l’ansia?

13 Gennaio 2022

Perché non riesco a cambiare abitudini? Siamo ad inizio anno e credo che questa sia veramente la domanda giusta da porsi. Infatti questo è il momento in cui di solito ci chiediamo quali potrebbero essere i nuovi obiettivi per il nuovo anno, le nuove abitudini che potremmo in qualche modo sviluppare. E se invece iniziassimo a capire quali sono quelle forze che non ci aiutano a raggiungere nuovi e vecchi obiettivi? Nell’articolo di oggi proveremo a comprendere i tre fattori che bloccano la nostra crescita individuale. Gli errori che ci portano a mantenere le abitudini disfunzionali, quelle poco utili alla nostra vita quotidiana. Un’abitudine una volta instaurata è difficile da modificare, allora cos’è che non ci consente di cambiarla, di renderla attiva e positiva nella nostra vita? 

Perché non riesco a cambiare abitudini? Cambiamo la prospettiva sui risultati!

Per modificare un’abitudine non possiamo solamente pensare al risultato finale. Il risultato può esserci utile come traccia complessiva, tuttavia dobbiamo partire da un altro livello. Nello specifico, è la dinamica di motivazione individuale che fa la differenza, dopo vedremo come. Ma tornando all’aspetto del risultato, di solito inconsciamente siamo portati a pensare che consista in ciò che si ottiene. Quasi sempre senza riflettere sui modi con cui tenteremo di raggiungerlo. E talvolta anche senza considerare se abbiamo davvero la volontà di cambiare e di ottenere il successo finale. Un risultato da solo non è sufficientemente rilevante se non abbiamo una forte motivazione a raggiungerlo

Come capire se il risultato è rilevante.

Alcune domande che spesso utilizzo per capire la rilevanza di un risultato sono

“Come ti immagini nel momento in cui avrai finalmente raggiunto il tuo obiettivo? Da cosa capiresti che ne è valsa veramente la pena? Cosa cambierebbe nelle tue abitudini il fatto di perseguire fino in fondo quel particolare obiettivo?”

Attraverso queste semplici domande andiamo non solo a sondare il risultato finale, ma soprattutto il modo in cui veramente ci vediamo, “ci ritroviamo” all’interno di quel risultato. Per intenderci, la risposta non deve essere semplicemente: “smetto di fumare”. Ma: “sono motivato a non fumare più perchè sento il bisogno di respirare a pieni polmoni, non puzzerei più di fumo e finalmente inizierei a fare una vita salutare di benessere”. Una visione oltre l’abitudine disfunzionale molto più completa e motivante.  

Perché non riesco a cambiare abitudini? Il modo di procedere.

Cambiare le abitudini e i criteri che le regolano è fondamentale per rompere il circolo vizioso. Se continuo a fare sempre le stesse cose nello stesso modo non riuscirò a modificare il trend. Il modo con il quale cerchiamo di trasformare un’abitudine da disfunzionale a funzionale è essenziale per raggiungere l’obiettivo sperato. Inoltre può essere significativo anche cercare nuove strategie che guidino un cambiamento. Modificare i metodi è fondamentale per raggiungere nuovi obiettivi di successo. 

Perché non riesco a cambiare abitudini? L’identità

Il livello relativo all’identità consiste nell’essere spinti a cambiare abitudine – o ad interromperne una disfunzionale – in base a ciò in cui si crede. E’ il livello “meno tangibile”, ma più significativo. Cambiare iniziando a focalizzarci su chi vogliamo davvero diventare fa la differenza, nell’ottica di iniziare a cambiare e ricercare nuove abitudini. Potremmo descrivere questo livello come “la nostra motivazione”. Nello specifico quella “forza interna” che come spinta motivazionale fa la differenza. Se abbiamo dei valori, delle idee, delle spinte interiori che motivano verso il cambiamento, la strada verso nuove abitudini è sicuramente più semplice. Come in una spirale concentrica, la nostra motivazione intrinseca si sviluppa sempre di più, quando un’abitudine diventa parte integrante della nostra identità e del nostro modo di essere. 

Inizia subito cercando di riflettere su questi elementi e fattori che troppo spesso ci confinano dentro le nostre abitudini disfunzionali. Agisci per cercare di trasformare il circolo da vizioso in virtuoso. Inizia modificando le abitudini che non sono funzionali e costruiscine di nuove partendo proprio dagli elementi descritti nell’articolo.

Se vuoi saperne di più acquista il mio video corso: 

Crescita Personale

Come costruire abitudini di successo 

oppure contattami telefonicamente per maggiori informazioni al: 340 41.90.915 o via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it

 

BIBLIOGRAFIA

James Clear “Piccole abitudini per grandi cambiamenti”, DeAgostini

 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Cambiare abitudini è possibile ma è fondamentale essere motivati e flessibili nel modificare le proprie routine. Potremmo descrivere il processo di cambiamento come una pallina di neve che inizia a rotolare. Se alimentata in maniera funzionale, si trasformerà in una valanga, utile alla propria crescita personale.

Cambiare abitudini è possibile?

Nel mio corso online

“Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

troverai esercizi pratici che passo dopo passo ti aiuteranno a costruire nuove abitudini funzionali. Un corso che favorisce la riflessione e il cambiamento, proponendoti di vivere in prima persona l’esperienza di sperimentarsi in  nuove abitudini funzionali. L’idea di base del corso è legata all’importanza dei piccoli miglioramenti quotidiani. Solamente “step by step”, attraverso piccoli passi avanti, si riesce a raggiungere un grande cambiamento. Spesso in maniera erronea si pensa che u grande cambiamento sia legato a grandi azioni. Dobbiamo iniziare anche con un miglioramento dell’uno per cento, che può essere considerato poco significativo. Tuttavia, nel lungo periodo, può assumere connotati differenti. Cambiare dell’1% ogni giorno significa ottenere a fine anno un cambiamento grandissimo.

Il primo video del corso online. “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”

In anteprima ecco il primo video del corso online, “Crescita Personale. Costruire abitudini di successo!”. Un’introduzione al corso ed anche una mia presentazione personale, come psicologo e psicoterapeuta, ma anche coach e formatore. Ascolta il video:

Cosa stai aspettando? Inizia subito il tuo percorso di cambiamento, clicca in questo link per entrare nella sezione shop del mio sito. 

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Tag: abitudine, autostima, coaching strategico, corsi online

Come aiutare una persona a dimagrire? Cosa è utile e cosa invece è sbagliato?  L’articolo di oggi vuole concentrarsi sul potere della psicoterapia come mezzo per aiutare le persone che hanno problematiche di sovrappeso oppure di obesità. Vi racconterò una storia vera di psicoterapia, nella quale attraverso strategie mirate ed un lavoro profondo sulla persona è stato possibile raggiungere l’obiettivo del cambiamento del peso. Concentrando l’attenzione sul concetto di equilibrio, che prevede appunto una alternanza fra ragionamento e trasgressione.

 

Come aiutare una persona a dimagrire? La storia di N. 

N. entra in terapia dopo aver provato ogni tipo di dieta. E’ sfiduciata ed è convinta di non avere più la capacità di perdere peso. A livello emotivo è in grandissima difficoltà, non sa che strada prendere. Il suo rapporto con il cibo è stato segnato da un’alternanza di periodi di dieta ad altri invece di perdita di controllo nei confronti del cibo. N. racconta di aver avuto anche un’esperienza con un nutrizionista “molto controllante”, che l’aiutava a mantenere la dieta. In quel periodo ha anche perso alcuni chili, tuttavia non è realmente riuscita a mantenere il peso ottenuto, ed è tornata ad un regime alimentare sregolato.

“Le diete mi hanno inquadrata a livello alimentare, ma non mi hanno permesso di ritrovare un rapporto sano e stabile con il cibo ”

Come aiutare una persona a dimagrire? Il percorso di Terapia Breve Strategica

Durante il percorso terapeutico il focus si è incentrato inizialmente sul concetto di “dimenticarsi del peso. Sembra impossibile non concentrarsi sulla perdita di peso. Ma è fondamentale per poter prendere in esame le sfere emotive della persona. Nel caso di N. c’era una sorta di sfiducia e di stanchezza generale. Una sofferenza legata al sentimento di insoddisfazione.

“Nella mia vita non manca nulla, però non mi sento felice, e questo mi fa stare ancora più male”

Come aiutare una persona a dimagrire? Le trasgressioni piacevoli

Parallelamente il lavoro terapeutico si è concentrato sul favorire un cambiamento dal punto di vista del rapporto con il cibo. Il piacere di mangiare, nel caso di N., doveva essere riconquistato. Il fatto di perdere il controllo e mangiare in maniera esagerata le generava continui sensi di colpa. Abbiamo quindi incentrato il lavoro cercando di modificare l’atteggiamento mentale e rendere le trasgressioni alimentari qualcosa di piacevole. Soprattutto facendole diventare uno strumento terapeutico che annulla la percezione di una vera e propria mancanza di controllo. Il piacere di mangiare si trasforma così in un nuovo equilibrio, in modo da costruire un regime alimentare più corretto e funzionale per la persona stessa. 

Perdita di peso e psicoterapia

La storia di N. racconta di una perdita di peso che è andata a buon fine solo dopo aver preso maggiore consapevolezza delle proprie emozioni profonde e del piacere connesso con il cibo. N. ha iniziato a trovare equilibrio concedendosi trasgressioni ragionate e aumentando l’attività fisica. Il percorso di psicoterapia ha favorito l’emersione delle emozioni di sofferenza ed una maggiore consapevolezza dal punto di vista del regime alimentare. Sembra quasi impossibile, invece nell’arco di sei mesi il peso è calato di quasi dieci chili. 

Concludo con una riflessione di N. rispetto al percorso di terapia:

Il cambiamento è stato importante e davvero grande, mi sento soddisfatta e voglio continuare a migliorarmi

Se vuoi saperne di più puoi acquistare il mio ebook:

Il Piacere del Cibo

Una guida sui disturbi del comportamento alimentare e su come la terapia breve strategica favorisce un nuovo benessere alimentare

oppure contattami al 3404190915 o mandami una mail a: studio@guidodacutipsicologo.it

 

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Tag: binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Attacco di panico e altitudine sono uno strano binomio che tuttavia ha un legame spesso direttamente proporzionale. Nell’ultimo anno ho affrontato, all’interno del mio studio di psicoterapia, molte situazioni del mondo dello sport ad alta quota. Scalare spesso riserva delle sensazioni al limite con se stessi. In realtà non solo l’arrampicata ma anche l’alpinismo e l’escursionismo ad alta quota possono far sorgere in molti sportivi, non solo atleti, una paura eccessiva che rischia di bloccarli e non permette loro di divertirsi o di svolgere una performance di qualità.  Nell’articolo di oggi affronterò tre storie vere dedicate alla montagna e al mondo dello sport e metterò in evidenza come la mente determina le nostre prestazioni. 

 

Attacco di panico e altitudine: i temporali

Frequentando spesso la montagna in quota tutti sanno che è facile imbattersi in un temporale. O comunque in condizioni meteo che possono essere avverse. Normalmente un equipaggiamento adatto e di qualità, insieme ad un controllo delle condizioni meteo prima di muoversi, permettono di decidere se iniziare un’escursione oppure non intraprenderla. Il problema effettivamente è capire quando ritirarsi oppure proseguire.

Un caso di ossessione dei temporali

Il caso che vi racconto oggi riguarda una vera e propria ossessione dei temporali. Una paura irrazionale manifestata dal paziente S. (nome di fantasia) che ho seguito in studio, e che solo grazie al percorso di psicoterapia ha compreso quale fosse la sua vera paura e come superarla