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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affrontano delle crisi temporanee, quando i sintomi (ansia, rabbia, depressione, …) sono così forti da non permettere di condurre la propria esistenza con il giusto grado di benessere. Inoltre anche di fronte ad eventi traumatici il supporto di uno psicologo può diventare fondamentale, così come uscire da situazioni in cui ci sentiamo bloccati e non riusciamo a trovare la giusta strada. Anche gli sbalzi d’umore e di comportamento possono indurci a richiedere l’intervento di uno specialista psicologo o psicoterapeuta, per ritrovare il giusto equilibrio emotivo. Infine di fronte ad una dipendenza (da sostanze, alcol, affettiva, da gioco), l’intervento dello psicologo può diventare fondamentale per superare il problema. 

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la terapia breve strategica. Questa tipologia di psicoterapia mira a risolvere i problemi e le patologie psicologiche in tempi brevi, già la prima seduta è concepita come I ntervento. La metodologia utilizzata si basa soprattutto sul paradosso, attraverso l’impiego di tecniche e strategie pratiche mira in breve tempo a sbloccare la problematica per poi lavorare sul consolidamento dei risultati e della nuova realtà ottenuta.

Le terapia breve strategica è efficace ed efficiente per tutti i disturbi psicologici, se vuoi saperne di più o per una consulenza chiamami al 3404190915 oppure compila il form contatti nella pagina.

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Tag: psicologo padova, Terapia Breve Strategica

La paura delle api, meglio conosciuta come melissofobia (dal greco melissache significa ape e phobiache significa paura), è una monofobia specifica. Le monofobie sono paure specifiche, irrazionali, costanti e irragionevoli, rivolte ad una realtà, un oggetto, un animale, una situazione particolare. Nel caso della paura delle api, la persona viene colta da una reazione spontanea di paura e di ansia che può giungere fino a condizioni di panico e terrore, con conseguente impulso di scappare e di allontanarsi da questa situazione di tensione.

Per approfondire meglio questa monofobia oggi trascrivo una breve intervista condotta con Alessandra (nome di fantasia), amica e collega, che vive il rapporto con le api come un vero e proprio incubo.

Domanda: Ciao Alessandra e grazie per aver aderito all’intervista. Raccontaci di più della tua paura delle api.

Risposta: Si, ti confesso che ho proprio una fobia delle api, ma se devo essere completamente sincera anche di tutti quegli insetti gialli e neri, tipo le “vespe doppie”, che hanno il corpo doppio e lunghe antenne,che mi fanno paura solo a vederli da lontano

(In realtà si tratta di un insetto (la cosiddetta vespa doppia) noto come “vespa muratrice” il cui corpo può raggiungere la lunghezza di 24-28 millimetri, con una parte del torace approssimativamente doppia del resto dell’addome. La loro natura è generalmente pacifica e le punture sono piuttosto rare.)

D.Alessandra cosa ti fa più paura delle api e delle vespe doppie?

R. Hanno un aspetto terrorizzante. Possono fare del male perché pungono e poi soprattutto volano. Nel senso che noi esseri umani, dal mio punto di vista, siamo esseri di terra e non possiamo realmente “comprendere” tutto quello che si muove in volo. Una “cosa” che vola – e non è un aereo – non è controllabile. A me personalmente i ragni non fanno paura, tante persone invece ne hanno paura, ma a me non danno problemi perché camminano. Invece le api volano e noi non possiamo controllare ciò che si trova nell’aria

D. Senti di avere anche altre fobie o solo quella nei confronti delle api?

R.Diciamo che la mia fobia è strettamente legata alla paura delle api. Ma forse è ancora più particolare, nel senso che ho paura che qualsiasi insetto volante potrebbe entrarmi nell’orecchio. Potrei addirittura morire di paura se dovesse accadere.

D. In pratica, come affronti le situazioni all’aria aperta, in montagna o in campagna, dove con facilità potresti incontrare api o vespe?

R. Se possibile evito i luoghi in cui sicuramente potrei incontrare api o vespe (es. la campagna); se sono sola in casa ed entra una vespa o un’ape, io non ho più libero accesso a quella stanza, chiudo tutto e scappo finchè non esce. 

D. C’è un qualche comportamento tipico che adotti?

R. Mah, saiadesso ho tagliato i capelli corti, però prima istintivamente mi coprivo le orecchie con i capelli; comunque anche oggi, quando entra una mosca nella stanza, la mia prima reazione è quella di coprirmi le orecchie con le mani e poi subito di fuggire da lì. Ti dirò di più, secondo me tutto deriva dal fatto che non sono mai stata punta né da un’ape néda una vespa e questa cosa mi genera ansia. Chissà, forse questa paura me l’ha passata mio padre, anche lui soffre in maniera particolare api e vespe, anche se si controlla meglio di me.

D. Come riduce la qualità della tua vita questa fobia specifica?

R. Nelle occasioni in cui sono in pubblico o con altre persone, mi può capitare di perdere il controllo e fare movimenti senza senso, destando la preoccupazione di chi mi sta vicino. L’idea di essere giudicata dagli altri non mi piace, anche per questo vorrei capire come fare per superare questa fobia. 

Paura delle api e Terapia Breve Strategica

Il caso di Alessandra in realtà è piuttosto comune, convivere con la paura delle api e con le monofobie in generale è molto pesante per chiunque sia affetto da tali problematiche. Per superare queste paure, vi sono comunque delle strategie e delle tecniche che possono essere definite efficaci e risolutive. 

La Terapia Breve Strategica, nello specifico, propone adeguati modelli d’intervento che favoriscono lo sblocco della problematica ansiosa ed il consolidamento di una nuova realtà priva di ansia e paura, operando in tempi adeguati e brevi.

Se senti di avere una monofobia specifica o di soffrire di anse e panico, contattami in privato per saperne di più compilando il form contatti oppure chiamami al 340 4190915.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, melissofobia, monofobie, paura delle api, Terapia Breve Strategica

Con claustrofobia si intende la paura degli spazi chiusi, una paura irrazionale che la persona vive quando si trova in spazi stretti, angusti,in cui la possibilità di muoversi è ridotta al minimo.

La parola claustrofobia deriva dal latino claustrum ovvero spazio chiuso e dal greco phobia ovvero fobia e si identifica con la tendenza ad evitare tutti i luoghi chiusi che possono generare sensazioni di ansia molto forte o addirittura di panico.


L’articolo mira a far conoscere in maniera più approfondita questa monofobia molto diffusa ed invasiva, che riduce notevolmente la qualità della vita di molte persone.

Le sensazioni della claustrofobia

Dottore ero dentro il ristorante in una saletta molto piccola, sarebbe dovuta essere una zona appartata nella quale festeggiare in maniera speciale un anniversario con il mio compagno, invece mi sono ritrovata a sudare freddo e ho dovuto chiedere di cambiare tavolo e soprattutto stanza”.

Questo il racconto di una paziente che da alcuni anni soffre di claustrofobia e che vive gli spazi stretti e chiusi come una vera e propria agonia. 

La principale sensazione che la persona claustrofobica rileva quando si trova in un luogo chiuso è quella di poter soffocare, come se si trovasse in trappola e senza via di fuga. Nello specifico, la paura è quella di poter perdere il controllo oppure di poter avere un malore e di non riuscire ad essere soccorsi o aiutati in tempo

Dal punto di vista fisico le sensazioni sono terribili e si traducono in formicolio, tremori, brividi, senso di vertigine, aumento del battito cardiaco, difficoltà respiratorie, nausea, sensazione di soffocare. L’ansia può facilmente trasformarsi in panico, la paura di soffocare e la sensazione di essere in trappolasono le due principali caratteristiche che contraddistinguono la claustrofobia dalle altre monofobie.


Claustrofobia: dove può  accadere

Le situazioni che possono far sperimentare sensazioni di ansia connesse a claustrofobia possono essere molteplici e tutte collegate a luoghi chiusi. L’esempio tipico è quello degli ascensori, sono molte le persone che preferiscono usare le scale evitando gli ascensori e la spiacevole sensazione di sentirsi male all’interno della cabina con le porte chiuse, senza una via di fuga. Anche la metropolitana e i sotterranei in generale, così come le cantine e gli scantinati sono ambienti di elezione per questa sindrome fobica.

Altre situazioni di claustrofobia possono essere vissute durante alcuni esami medici specialistici, in particolare durante la risonanza magnetica, un esame che implica di dover rimanere all’interno di una struttura tubolare per quasi un’ora. Infine le grotte ed altre conformazioni più o meno naturali (ad es. i tunnel stradali) possono indurre sensazioni di intrappolamento e di soffocamento.

Come uscirne

La claustrofobia, come già sottolineato, è un disturbo molto diffuso che crea grande disagio nella persona che lo vive. La tendenza più spontanea è quella di cercare di evitare le situazioni che potrebbero portare ad affrontare luoghi chiusi, con l’effetto immediato di tranquillizzarci edi non farci prendere dall’ansia. Purtroppo questo comportamento tende inconsapevolmente ad aumentare l’importanza stessa della claustrofobia e la sua influenza nella vita del soggetto. Evitare di affrontare il problema significa in pratica rafforzarlo, rendendo ancora più difficile trovare una via risolutiva. La consapevolezza di avere una difficoltà dal punto di vista claustrofobico, e a sua volta la motivazione ad affrontarlo affidandosi ad un professionista, è fondamentale per trovare la soluzione efficace più adatta alle nostre specifiche esigenze. 

Contattami per maggiori info se pensi di avere problemi di claustrofobia, di  ansia e panico al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti nel link.

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Tag: ansia, Attacchi di Panico, claustrofobia, monofobie, Terapia Breve Strategica

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Hikikomori, ovvero la sindrome da isolamento

19 Settembre 2019

Cos’è la dipendenza affettiva? Tutti nella nostra vita abbiamo sperimentato una forma di dipendenza affettiva con il nostro/a partner, ad esempio per la ricerca di di attenzioni, di cure e anche di coccole, da parte della nostra dolce metà. In questo caso chiaramente non stiamo parlando di una “dipendenza affettiva” ma di un normale bisogno di “accudimento” che serve a far crescere e mantenere sempre più longeva la relazione di coppia

Nella dipendenza affettiva il rischio è che questo bisogno di attenzioni da parte del partner possa diventare ossessivo, un vero e proprio circolo vizioso dal quale difficilmente si riesce ad uscire.

Conosciamo meglio la dipendenza affettiva e le caratteristiche della “relazione tossica”.

Che cosa si intende per dipendenza affettiva?

Una relazione “non sana” interviene quando si verifica una perdita della propria autonomia e della propria indipendenza al punto da coinvolgere il soggetto in un vero e proprio “loop” emotivo. Uno dei due partner entra in questo circolo vizioso in cui non riesce a stare senza l’altro e sviluppa una sorta di ossessione che lo porta a cercare di controllare rigidamente il rapporto e la relazione di coppia. Pur di non perdere la persona amata si arriva a rinunciare alla propria indipendenza, si perde completamente la consapevolezza di se stessi, vivendo solo ed esclusivamente per l’altro.

La relazione che si instaura in realtà non è realmente gratificante e rischia di portare la coppia – ed in particolare il soggetto dipendente – ad affrontare problematiche a livello psichico e spesso anche fisico. Il pericolo può diventare quello di veri e propri momenti di violenza, se il bisogno non viene soddisfatto. 

La dipendenza affettiva è una tipologia di dipendenza comportamentale, infatti il problema è strettamente connesso ad un comportamento del soggetto e non ad una sostanza d’abuso (droghe o alcol). 

Il circolo vizioso della dipendenza 

In prima istanza, per capire meglio come si attiva il circolo della dipendenza, dobbiamo considerare la forte sensazione di piacere che la persona vive quando sta con il partner. In seguito a questa forte sensazione di piacere si genera una ulteriore sensazione di “tolleranza”, ovvero uno dei due soggetti ricerca sempre una maggiore quantità di tempo per stare con il partner, riducendo notevolmente il tempo per se stesso. 

La tolleranza apre la strada all’astinenza, ovvero ad uno stato di disagio e di sofferenza generato dalla mancanza del partner. La “coppia malata” può così essere riletta perfettamente all’interno del classico circolo vizioso della dipendenza, con i principali fenomeni di tolleranza e astinenza. Un ulteriore e più pericoloso sviluppo di queste situazioni può essere il craving: ossia il disperato e assoluto bisogno dell’altra persona, che il soggetto non riesce più a controllare.

Un caso vero

Durante il percorso di psicoterapia di Annalisa (nome di fantasia), abbiamo lavorato sulla necessità di ritrovare una nuova autonomia personale. In seguito ad un lungo viaggio di lavoro del suo compagno, Annalisa è entrata in crisi. Le risposte ai messaggi whatsup non riuscivano a convincerla, a farla stare serena, e le telefonate non bastavano mai. Il bisogno di vederlo e di stare con lui la portava addirittura a cercare qualsiasi mezzo per tentare di raggiungerlo. 

Durante il lavoro terapeutico ci siamo concentrati sulle sue modalità ossessive di controllo, nel tentativo di ridurre il disagio provocato dalla lontananza e di favorire nuove e più funzionali modalità di pensiero. Annalisa ogni giorno combatte contro la sua dipendenza ma con l’aiuto della terapia breve strategica sta scoprendo di avere le capacità per stare da sola, sia a livello emotivo che di pensiero. Ad oggi è molto migliorata e si è resa conto di riuscire a viverela relazione in maniera emotivamente più adeguata e funzionale.

Segui il mio blog per avere maggiori informazioni sulle tematiche della dipendenza. Se senti di non riuscire da solo/a ad uscire da una dipendenza affettiva contattami per una consulenza al 340.41.90.915.

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Tag: dipendenza, dipendenza affettiva, dipendenze, storie di dipendenza, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative. 

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”. 

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro. 

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Riassumerei il TEDxCortina 2019 attraverso la citazione di Alessandro Benetton, imprenditore, fondatore del gruppo di investimenti 21 Invest, e speaker di questa edizione:

Conosci te stesso, l’uomo è sempre al centro di tutto”.

Ritrovo perfettamente questo concetto nella mia professione di psicologo e psicoterapeuta: l’importanza della nostra percezione della realtà che ci circonda come motore fondamentale della nostra consapevolezza

La domanda introspettiva che TEDxCortina pone come argomento della serata: “Chi sono io?”, fa riferimento al complesso concetto di “credenza” e “consapevolezza” di noi stessi, lo stimolo che incoraggia la persona non solo a provare a rispondere, ma anche ad agire, attraverso la riscoperta delle proprie passioni, il rispetto della natura, della realtà che ci circonda e delle persone con le quali ci relazioniamo.

L’articolo di oggi mira a raccontare la straordinaria edizione di TedxCortina 2019, alla quale ho aderito in qualità di partecipante, rimanendo colpito dal concetto di #iorigine e dall’importanza del concetto di cambiamento, parte integrante di tutta la nostra vita.

Gli speaker di TEDxCortina

Ha aperto l’edizione 2019 del TEDxCortina la giornalista italo-siriana Susan Dabbous raccontando la sua storia personale di rapimento e di ricerca giornalistica. Mi ha colpito il coraggio mostrato da Susan, nel provare a capire cosa spinge le persone ad un comportamento deviante. La sua indagine personale in qualità di giornalista l’ha portata a ricercare le madri dei suoi rapitori, e a condividere la sofferenza di queste donne per le vite e i comportamenti dei propri figli.

La collega psicologa e psicoterapeuta Margherita Spagnuolo, ci ha introdotto nelle relazioni di coppia, ricordandoci l’importanza della comunicazione e della sincronia che dobbiamo costruire e mantenere all’interno di questo rapporto. La relazione di coppia deve essere come una danza che ci permette di mantenere una reciprocità fra i partner.

Andrea Colombo co-fondatore di U-Start, società italiana di Venture Capital, sottolinea come Siamo noi l’origine di qualsiasi cambiamento, solo invertendo i paradigmi ed interrogandoci sull’innovazione, saremo in grado di pensare, ideare e progettare le realtà del futuro. Oscar di Montigny, esperto di marketing e comunicazione, ha parlato del concetto di cambiamento ponendolo come fondamentale per l’uomo. Ogni tipo di cambiamento influenza il tutto portando novità ed evoluzione

Non siamo nati soltanto per noi: Monsignor Lucio Adrian Ruiz, citando Cicerone, ci ricorda che l’uomo è in costante relazione con se stesso, gli altri e la realtà. Non possiamo essere solamente egocentrici ma dobbiamo guardarci intorno e relazionarci con gli altri e l’ambiente, in un continuo moto di scoperta.

Producer e rapper Sick Luke, ci ha portato all’origine della musica, la sua storia personale fatta di suoni e musica trap. La tenacia che dimostra come artista si riassume nel suo motto: Ognuno di noi può credere in se stesso.

La fisica Maria Alessandra Papa ci ha portato all’origine dell’universo, in maniera semplice e chiara ha spiegato l’importanza a livello scientifico della rivelazione delle onde gravitazionali, mentre il geologo Antonio Galgaro ha stupito il pubblico facendo sentire il rumore delle rocce che lentamente si sgretolano staccandosi dalla montagna: “il respiro della montagna”.

La conclusione del TEDxCortina riprende l’inizio dell’articolo e l’intervento di Alessandro Benetton, in tre punti ha motivato il pubblico all’azione:

  • continuare a vivere e alimentare le nostre passioni, sia in ambito lavorativo che anche nella nostra vita privata;
  • cercare noi stessi attraverso l’azione;
  • “pensare in grande per agire in grande”.

TEDxCortina e sostenibilità

TEDxCortina mi ha colpito non solo per la tematica di grande effetto, affrontata da speaker di grandissima qualità, ma anche per l’importanza del concetto di sostenibilità e “green innovation” e la ricerca di costruzione di rete con il territorio, sostenendo l’ambiente e la natura che circonda Cortina. L’installazione posta nel centro di Cortina “A thousand Trees” (installazione di Francesco Carraro, Giulia Pelo, Marco Cellini) rappresenta benissimo questo concetto: la stanza contiene un frammento di biotopo alpino, vengono messi in risalto e postiin primo piano l’importanza del bosco, il suo ruolo significativo e fondamentale per l’uomo e per l’ecosistema,che troppo spesso diamo per scontato. 

#AThousandTrees installazione di Francesco Carraro, Giulia Pecol e Marco Cellini

Concludo l’articolo con una bellissima citazione di Monsignor Ruiz, tratta da un antico proverbio latino:

Le parole muovono, gli esempi trascinano”


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Tag: TED, TEDx, TEDxCortina, TEDxCortina2019

La genitorialità ai tempi del digitale complica ancora di più il ruolo della famiglia nella gestione dei figli. Gli adolescenti si trovano ad affrontare tappe educative importanti, la sensazione è quella di sentirsi sempre più spinti verso l’esterno della famiglia attraverso il confronto con i pari, pur cercando al tempo stesso di mantenere un rifugio all’interno del nucleo domestico. Lacrisi” adolescenziale rappresenta proprio il momento di rottura degli schemi precedenti e l’inizio del processo di autonomia. Un momento davvero complesso per i ragazzi ma anche per l’intera famiglia, non sempre preparata a gestire l’adolescente.

L’articolo mira a proporre una fotografia dei principali fattori di rischio e le peculiarità che si possono incontrare nel periodo adolescenziale, facendo soprattutto riferimento alla nuova generazione digitale.

I fattori di rischio legati al digitale

I fattori di rischio che si possono incontrare in questo periodo dello sviluppo sono strettamente connessi alle moderne tecnologie digitali, un mondo nel quale si è sempre presenti e sempre connessi. Una forma di comunicazione che troppo spesso non fornisce le giuste garanzie per quello che riguarda i dati della privacy. Non è mia intenzione demonizzare le nuove tecnologie, credo fermamente nell’importanza dei nuovi sistemi di comunicazione e nella loro utilità nello sviluppo e nella vita di tutti i giorni. 

Tuttavia i rischi insiti nell’universo digitale possono farci vivere situazioni problematiche e, nei casi più complessi di soggetti particolarmente sensibili, anche indurre traumi psicologici.

Un significativo fattore di rischio è legato alla difficoltà da parte dei genitori di supportare i propri figli insegnando loro il modo corretto di rapportarsi e gestire le moderne tecnologie digitali. Uno dei problemi è quello di rendere i ragazzi più responsabili rispetto alla consapevolezza dei pericoli cui possono esporsi e ai meccanismi psicologici che la rete può indurre.Il compito dei genitori dovrebbe essere quello difornire le basi per le pratiche di comportamento più adeguate a prevenire eventuali situazioni di rischio.

In questo senso dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale la scuola, che purtroppo al momento attuale non è pronta a sostenere e fornire quella educazione digitale di cui i ragazzi avrebbero bisogno. La scuola dovrebbe favorire sia una migliore consapevolezza dei principali fattori di rischio, sia la cognizione delle opportunità che il sistema digitale è in grado di offrire per lo studio e per il mondo del lavoro.

Genitorialità scuola e digitale

Il primo suggerimento importante è proprio quello di una maggiore interazione tra famiglia e scuola. Alcuni istituti scolastici più sensibili all’argomento cercano di coinvolgere i genitori in progetti di prevenzione e formazione, spesso con una scarsa partecipazione proprio da parte di chi ne avrebbe più bisogno. In altri casi invece le scuole non si mobilitano in progetti o interventi legati al digitale, o in generale non mettono in atto quella azione combinata tra scuola e famiglia che favorirebbe invece una maggiore preparazione dei genitori e degli stessi insegnanti.

Altri rischi del digitale

Vi sono alcune situazioni che, affrontate senza il giusto livello di consapevolezza, possono realmente diventare pericolose. Mi riferisco in particolare alla condivisione di contenuti inadatti all’età dei ragazzi e/o al “contatto” in rete con soggetti malintenzionati che potrebberoindurre a comportamenti inadeguati, come ad esempio condividere contenuti intimi o anche coinvolgere in situazioni di abuso dal punto di vista psicologico.

Altrettanto pericolosa è la tematica riguardante la dipendenza dai videogiochi on line, che purtroppo sta diventando un fattore comune anche a generazioni di adulti.

Il cellulare, uno strumento che è entrato prepotentemente nella realtà quotidiana al punto che tutti noi avvertiamo la necessità di poterne disporre in ogni momento della giornata. Il rischio è quello di averne sempre un assoluto bisogno, per poter rispondere, chiamare, messaggiare, chattare, navigare in rete, magari con l’impressione di provare una intensa sensazione di astinenza nel momento in cui ci viene a mancare.

Se sei un genitore e non sai come muoverti nel mondo del digitale o non sai come aiutare tuo figlio, segui il mio blog e leggi i prossimi articoli oppure chiamami al 340.41.90.915 o scrivimi nel form contatti per avere maggiori informazioni o avere una consulenza.

BIBLOGRAFIA:

“Generazione Z: Fotografia statistica e fenomenologica di una generazione ipertecnologica e iperconnessa” di Ettore Guarnaccia.

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Tag: adolescenza, digitale, genitori

“Quando andare dallo psicologo” è una di quelle domande che spesso, mi viene posta da amici, conoscenti e persino da parenti. Nella mia esperienza personale,  ho capito che recarsi dallo psicologo non è mai una decisione presa a cuor leggero. Molto spesso la paura di essere etichettati come “matti” spinge la persona a rimandare la decisione e ad evitare di prendere un appuntamento. Anche se il bisogno di essere ascoltati, capiti e di trovare delle soluzioni efficaci è grande, si preferisce posticipare. Attraverso l’articolo cercheremo di capire quando bisogna andare dallo psicologo, quali potrebbero essere i motivi che spingono infine la persona a prendere in mano la situazione e a cercare un aiuto esterno. 

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra quali differenze

La premessa doverosa è la distinzione fra queste tre figure professionali: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.
Lo psicologo ha svolto un percorso di laurea di 5 anni in psicologia e svolge un lavoro di consulenza, sostegno e supporto psicologico, incentrato sulla gestione delle emozioni e sulla valutazione del comportamento.
Lo psichiatra è un medico che dopo aver concluso la laurea in medicina si è specializzato in psichiatria. Lo psichiatra formulando una diagnosi può valutare la somministrazione di una terapia farmacologica in relazione ai diversi disturbi mentali e può eventuamente prescrivere gli psicofarmaci.
Lo psicoterapeuta è uno specialista, psicologo o medico, che svolge percorsi specifici di risoluzione dei problemi attraverso la comunicazione, ossia attraverso l’uso della parola. L’obiettivo principale consiste nel capire il disagio psichico e fornire possibili soluzioni attraverso il colloquio terapeutico, l’ascolto e l’adozione di strategie pratiche. 

Quando andare dallo psicologo e dallo psicoterapeuta?

Quando la persona vive una situazione in cui le percezioni che ha di se stesso, degli altri e del contesto in generale, sono poco appropriate. Quando le sensazioni che  prova sono di sofferenza, rabbia, o di paura eccessiva, quando la gestione delle emozioni è difficoltosa e porta la persona a vivere la realtà in maniera problematica. Il comportamento diventa una conseguenza della situazione emotiva che sta vivendo e che risulta comunque disfunzionale sia per se stesso che nelle relazioni con gli altri. Il pensiero può essere così invasivo da non permettere di interpretare con lucidità la realta’ personale e quella lavorativa. 
Recarsi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta può diventare fondamentale quando si affro