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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica. 

Come riconoscere se una persona è anoressica? I principali sintomi

In moltissimi casi i genitori, o le persone vicine alla persona che soffre di una problematica alimentare, riconoscono l’esistenza di una qualche difficoltà ma non riescono a “metterla a fuoco”. Qualcosa non sta andando come dovrebbe, tuttavia non si riesce a capire esattamente cosa stia succedendo e come intervenire.

Alimentazione e controllo

La persona a noi vicina inizia a non mangiare, ad evitare con qualche scusa i pasti, o più semplicemente a ridurre in maniera importante la quantità di cibo. In un primo momento questa situazione può anche essere immaginata come positiva, può trattarsi semplicemente di una maggiore attenzione e cura rispetto all’alimentazione.

Magari legata ad un momento particolare della crescita o ad una esigenza stagionale (ricordate la prova costume prima delle vacanze estive?). Purtroppo in seguito si scopre che l’attenzione nei confronti del cibo è divenuta maniacale, eccessiva, quasi ossessiva. Un controllo esasperato della tipologia e delle quantità di cibo, che non consentono di alimentarsi in maniera serena e soddisfacente.

Come riconoscere se una persona è anoressica? Quando preoccuparsi

Abbiamo visto che non appena la persona a noi vicina pratica un controllo eccessivo delle quantità di cibo, la situazione rischia di farsi preoccupante. La difficoltà sta proprio nel capire quando sia il momento di intervenire e di iniziare ad aiutare la persona a noi cara. Nello specifico: la riduzione del peso è un segnale inequivocabile, significa che bisogna agire immediatamente perchè il controllo delle quantità di cibo è diventato pericoloso. 

Gli aspetti psicologici dell’anoressia

Capire cosa stia vivendo internamente una persona che soffre di anoressia non è semplice. Dal punto di vista emotivo la paura di ingrassare rischia di tramutarsi in una totale chiusura relazionale nei confronti degli altri. L’anoressica/o si protegge ponendosi al sicuro dietro uno scudo psicologico, che gli consente di mantenere il controllo delle emozioni e di non lasciarsi andare. Le emozioni – sia positive e piacevoli che di sofferenza – sono considerate un pericolo. L’anoressia inizia con la paura di ingrassare e si mantiene attraverso un controllo forzato delle emozioni, che la persona anoressica esercita di continuo per la paura di perderne la presa. 

Quali sono gli elementi pratici per capire se una persona ha problemi con l’anoressia

In primo luogo è importante osservare le sue abitudini alimentari, in modo da capire se vi siano stati cambiamenti più o meno significativi. In secondo luogo l’atteggiamento nei confronti del cibo fa la differenza. Se emerge una sorta di “ossessione” rispetto a cibi buoni o cibi cattivi, salutari o meno salutari, probabilmente la persona è entrata in un circolo vizioso legato all’alimentazione. Anche le scuse per evitare di mangiare sono uno dei primi segnali che la situazione potrebbe peggiorare e così pure l’eccessivo esercizio fisico può essere legato alla volontà di perdere peso rapidamente e in maniera costante. 

Cosa fare se sei un famigliare o un amico

Se sei un famigliare, un amico oppure il collega di una persona che inizia a manifestare qualche sintomo dubbio riguardo alle abitudini alimentari, è importante osservare in maniera approfondita i suoi cambiamenti di comportamento. Non tutte le situazioni evolvono verso una patologia conclamata di tipo anoressico, per questo è utile arrivare a capire in tempo l’eventuale problematica. Riuscire ad intervenire in maniera sollecita è fondamentale per scongiurare il peggioramento delle condizioni di salute dei nostri cari. 

Sui temi legati al cibo e alle patologie connesse puoi acquistare  il mio ebook “Il Piacere del Cibo”, all’interno del quale troverai spiegati in maniera chiara e dettagliata le sintomatologie e le prassi terapeutiche per i casi di anoressia e bulimia, e tutte le loro varianti.

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattami al 3404190915 oppure mandami una mail a studio@guidodacutipsicolgo.it.

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

L’articolo di oggi mira a farci riflettere su come superare l’ansia da rientro dalle ferie, su come riuscire a tornare ai propri impegni senza eccessive preoccupazioni o sintomi di disagio.

Settembre è il mese in cui tutte le attività riprendono il loro corso, siamo richiamati alle nostre responsabilità lavorative, siamo costretti a ripartire mentalmente e fisicamente al top, anche se in realtà il nostro ritmo gira ancora a rilento. Spesso la sensazione di non riuscire a gestire la nostra quotidianità ci può portare a momenti di disagio e di scarsa produttività. E quindi come superare l’ansia da rientro dalle ferie? Scopriamolo in maniera più approfondita attraverso il seguente articolo.

Cosa Fare?

Solitamente si consiglia di iniziare ad abituarsi al rientro al lavoro, anche gli ultimi giorni della vacanza. Non mi sento di sconsigliare del tutto questa proposta, in quanto è sicuramente efficace perché ci permette di rientrare al lavoro già pronti. Tuttavia in questo modo non riusciamo a goderci le vacanze nella loro totalità, non riusciamo a sganciare la mente dai meccanismi del quotidiano, a “staccare la spina” come si usa dire in gergo. L’ideale sarebbe invece quello di tornare al lavoro in maniera graduale, senza riempirsi l’agenda di impegni, ma cercando di dilazionarli nel corso della settimana. In questo modo il rientro diventa graduale, non intacca le nostre ferie e favorisce anche un migliore adattamento alle giornate lavorative.

Il pensiero del rientro

Spesso negli ultimi giorni di vacanza il pensiero di dover rientrare diventa sempre più pressante, quasi un vero e proprio incubo. “Pensare di non pensare” è praticamente impossibile, l’ideale sarebbe cercare di concentrare i pensieri in brevi momenti quotidiani, in modo da focalizzarli e farli convergere in quel momento ben preciso. Come se li canalizzassimo in uno spazio della giornata, in modo da esserne liberi per il resto del tempo. In questo modo possiamo riflettere sulle incombenze più prossime senza rovinarci l’intera giornata, confinando i ragionamenti entro una parentesi lucida ma di breve durata.

Obiettivi e nuove possibilità

Cosa mi piacerebbe fare di diverso da quello che normalmente faccio nella mia routine durante il mese di settembre?”

Vi sfido a provare a rispondere a questa domanda. Immaginatevi nuovi obiettivi, proposte, idee, cercate di stimolare la vostra creatività e scegliete quei propositi, quelle attività che sentite come più vicine e più realizzabili. E a questo punto mettete in atto un piano di azione per raggiungerli.

Nuovi stimoli possono essere fondamentali per tornare alla routine in maniera diversa ed originale. Solo se continuiamo a proporre e ad accettare il cambiamento nella nostra vita, riusciamo a vivere in maniera flessibile e a valorizzare una continua crescita personale. E’ proprio in quest’ottica che dobbiamo leggere la ricerca di stimoli dopo un periodo di vacanze e di ferie: una ricerca di nuove motivazionidopo un periodo di rilassante “standby”.

All’interno di quest’ottica settembre non può essere letto come un mese in cui si torna nella routine o comunque alle abitudini precedenti, ma come un mese di riscoperta e di “rinascita”. Una prospettiva diversa che ci aiuta a superare l’ansia di rientrare al lavoro.

Vuoi maggiori informazioni su come rientrare al lavoro senza preoccupazioni ed ansie, ed essere efficace ed efficiente? Contattami in privato al 340.41.90.915 oppure scrivimi via mail: studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, ansia da rientro dalle ferie

Come superare la paura dello sporco? La paura dello sporco e del contagio in generale è una forma di paura piuttosto diffusa. Anche prima dei problemi legati al Covid-19 la paura di introdurre sudiciume e sporco all’interno delle proprie mura domestiche, o la sensazione di avere continuamente le mani sporche erano ossessioni molto frequenti in un certo numero di persone. Vediamo oggi alcune situazioni tipiche della paura dello sporco e del contagio e di come la terapia breve strategica ha consentito il loro superamento. 

Come superare la paura dello sporco? “Mi sento le mani sporche

Dottore mi sento sempre le mani sporche”. Un paziente inizia la seduta spiegando questa sua difficoltà. Ogni qualvolta tocca qualcosa che gli fa venire il dubbio, non può fare a meno di lavarsi le mani. Questo accade molto spesso durante la giornata perchè la sensazione di avere le mani sporche è particolarmente intrusiva. A seguito di questi dubbi e pulsioni nasce una vera e propria sensazione di ansia a livello fisico, che può essere placata solamente dall’atto del lavaggio delle mani. Nel complesso il problema si risolverebbe attraverso con il gesto di pulizia delle mani. Tuttavia il problema sta proprio nella sindrome di dover ripetere e ripetere ancora questo rituale. Il fatto di doversi continuamente lavare le mani diventa un comportamento pesante che condiziona l’intera giornata del paziente.

Dopo il primo appuntamento…

Al termine del primo appuntamento prescrivo alla persona un accorgimento semplice e apparentemente paradossale e contraddittorio. Ogni volta che avverte la sensazione di mani sporche può decidere di non lavarle oppure di lavarle, ma in questo caso di procedere al lavaggio non una volta sola, bensì di lavarle almeno cinque volte di fila. Una strategia che il paziente, in prima battuta, ha pensato fosse troppo semplice, ma che invece ha avuto un effetto terapeutico inatteso. Nell’arco di poche settimane il sintomo si è ridotto a dismisura, portando ad un miglioramento complessivo della situazione. In maniera apparentemente semplice ed insperata il paziente è stato in grado di combattere le sue ossessioni a livello comportamentale, riuscendo infine a liberarsi del tutto da una sgradevole forma di compulsione. 

Come superare la paura dello sporco? “Le pulizie ossessive della casa

Una paziente racconta di non riuscire ad entrare in casa se non svolge con grandissima accuratezza tutta una serie di operazioni ben precise. Sostanzialmente ha paura di “portare da fuori lo sporco in casa”.

L’ambiente esterno, nello specifico il lavoro, è vissuto come “minaccioso”, addirittura “sporco” e la paura di contaminare il suo spazio privato, la casa, è tantissima. Ogni giorno, una volta entrata in casa, svolge una sequenza di azioni ben precise, che culminano con un’attenta pulizia personale in doccia. L’intero rituale richiede molto tempo; la paziente vorrebbe smettere ma non riesce. Inizialmente il percorso di terapia si è incentrato sul cercare di favorire piccole variazioni – vere e proprie violazioni – all’interno del rituale. Successivamente si è proceduto con violazioni sempre maggiori che pian piano hanno determinato la costruzione di una nuova realtà, senza più alcuna limitazione. 

La terapia breve strategica

La paura dello sporco può manifestarsi in maniere sempre differenti. L’emergenza dovuta al Covid ha esasperato la necessità di lavarsi le mani per una corretta igiene personale. Tuttavia questa tipologia di difficoltà ha radici e cause che vanno oltre il Covid. La terapia breve strategica studia e affronta queste problematiche da moltissimi anni. Le strategie messe a punto per superare le ossessioni e compulsioni sono mirate e specifiche per scardinare il circolo vizioso instauratosi.

Se vuoi saperne di più contattami al 340 4190915 oppure clicca nel link per fissare un appuntamento online direttamente dalla mia agenda, la paura dello sporco può essere superata mediante strategie mirate, efficaci ed efficienti.

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Tag: ossessioni, paura, paura del contagio

Come camminare può ridurre lo stress? Molti studi hanno provato a rispondere a questo interrogativo, e le risposte sono affermative. Fisicamente l’esercizio di camminare ci induce a guardare l’orizzonte attraverso una postura corretta . Se poi ci allontaniamo dal centro della città ed iniziamo a passeggiare nel verde, gli effetti sono rigenerativi. Sono ormai molti anni che cammino, per piacere e diletto, ma anche per tenermi in forma, soprattutto dal punto di vista psicologico e di benessere mentale. Oggi vi accompagno all’interno del “Cammino dei Borghi Silenti”, l’ultimo percorso che ho svolto in compagnia di mio padre, per raccontarvi i benefici della camminata parlandone in prima persona. 

Come camminare può ridurre lo stress: il Cammino dei Borghi Silenti

Il Cammino dei Borghi Silenti è un percorso articolato in cinque tappe che percorre alcune zone dell’Umbria poco conosciute ma ricche di storia e tradizione. Un percorso ad anello nella parte meridionale dei Monti Amerini. Attraversa borghi medievali, campagne sconfinate, e boschi dal profumo antico. E’ consigliato percorrerlo in cinque tappe, tuttavia la nostra decisione è stata di farlo in quattro. Purtroppo la settimana in cui abbiamo svolto il cammino è stata la più calda dell’estate, e questo ha reso il nostro peregrinare, mio e del papà, ancora più significativo. Aggettivo non usato a caso, in quanto il sangue umbro che scorre nelle mie vene, ha fatto del cammino un momento per tornare alle proprie origini, quelle di una terra sempre vissuta almeno nel profondo. Un cammino che ha fatto bene a corpo e mente, sia per le implicazioni personali che per gli aspetti dettati dalla fatica e dallo stesso esercizio del camminare. 

Come camminare può ridurre lo stress: le 4 tappe

Durante le 4 tappe il cammino ha richiesto un grande sforzo fisico, soprattutto per il grande caldo. Tuttavia il denominatore comune dell’intero percorso è stato quello di potersi lasciare alle spalle i pensieri e le preoccupazioni abituali. Un momento riservato a focalizzarsi su se stessi, una sorta di meditazione in movimento. Riuscire a rimanere concentrati sul qui ed ora è sempre molto difficile. La vita di tutti i giorni ci porta a subire stress costanti e continue preoccupazioni.

Il “qui ed ora” del cammino

Durante il cammino, malgrado il caldo e la fatica si facessero sentire, riuscire a concentrarsi nel qui ed ora è stato davvero possibile. Confinando fuori dalla mente tutte le distrazioni del quotidiano, limitando allo stretto indispensabile l’uso del cellulare e rinunciando praticamente alla navigazione in internet. Quattro tappe bellissime che attraversano borghi stupendi: Toscolano, Acqualoreto e Civitella sul Lago. Un anello intorno al monte più alto del cammino: Croce di Serra, che arriva quasi a quota mille. Campi coltivati, vigne, paesaggi e città medievali che aiutano a staccare dal quotidiano e ad aumentare il benessere psicologico. 

Camminare per ridurre lo stress

Il Cammino dei Borghi Silenti è sicuramente un percorso avvincente, che affascina per i luoghi incantati che si attraversano. Tuttavia ritengo che ognuno di noi possa trovare un suo piccolo cammino vicino a casa: un argine, un parco, un percorso natura che ogni giorno può diventare territorio di allenamento, fisico ma soprattutto mentale. Estendere la possibilità di camminare ad ogni giorno della nostra vita reca benefici unici. In termini psicologici aiuta a pensare meglio, a rilassarci e a ridurre lo stress. Una sorta di momento meditativo che ci aiuta a focalizzarci nel qui ed ora, confinando fuori di noi le preoccupazioni e i momenti di eccessiva tensione della giornata. 

Il Cammino dei Borghi Silenti 

Consiglio a tutti il Cammino dei Borghi Silenti perchè si tratta di un cammino per tutti, chi è molto allenato lo può completare addirittura in tre giorni. Chi invece è meno allenato lo può diluire anche in sei o addirittura sette giorni. Ricordiamoci che camminare non è qualcosa di esclusivo, ma è un esercizio buono a tutte le età, sia per i più piccoli che per gli adulti. Spesso quando i pazienti mi chiamano per fissare un primo appuntamento e mi chiedono un consiglio immediato, suggerisco loro di iniziare ad andare camminare, incominciando a concentrarsi su se stessi e sul qui ed ora in modo da ridurre le tensioni e trovare un beneficio immediato.

Cosa stai aspettando? Inizia anche tu!

 

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Tag: ansia, sport, Stress, Terapia Breve Strategica

Estate ed Alimentazione ovviamente sono un binomio legato al caldo e alla conseguente necessità di trovare il corretto equilibrio alimentare. La calura rende il nostro rapporto con il cibo ancora più difficile. Non sappiamo bene cosa mangiare ed in che quantità. Nel cercare di trovare un equilibrio si rischia talvolta di “perdere la bussola” e ritrovarsi in difficoltà. Il cibo può rivestire un importante strumento per gestire le nostre emozioni. In periodi come quello estivo è facile cadere nella tentazione di ridurre l’alimentazione, peggiorandola spesso in maniera significativa. Vediamo alcuni consigli per trovare invece nel cibo un ottimo alleato della nostra salute psicofisica. 

Alimentazione ed estate: il potere dei colori

Può sembrare scontato, tuttavia l’alimentazione migliore nel periodo estivo è quella composta da frutta e verdure. Un’alimentazione basata su frutta e verdura contiene numerosi nutrienti fondamentali per farci sentire bene ed in forma. Possiamo sfruttare anche il potere dei colori, oltre a quello dei gusti, per provare piacere e assaggiare sempre ricette diverse. La dolcezza delle frutta estiva: anguria e melone, e poi il rosso dei pomodori, alimento che spesso piace anche ai più piccoli, accompagnato con alcune foglie di basilico. E questi sono solo alcuni esempi, basti pensare ancora alle ciliegie, alle albicocche e alle pesche. Stimolare anche i nostri occhi, preparando macedonie e ponendo la frutta magari in piatti colorati, tutto questo aiuta il nostro benessere mentale. I nutrizionisti riferiscono che in solo due settimane si ottengono di miglioramenti anche dal punto di vista della salute fisica, oltre che, ovviamente, dal punto di vista del benessere psicologico.

Alimentazione ed estate: attività fisica 

L’attività fisica riveste un ruolo fondamentale nel complesso del nostro benessere, anche  nel periodo estivo. Il rilascio di endorfine, durante il momento dello sforzo, consente di ottenere un miglioramento dell’umore e del tono psicologico generale. Lo sport, opportunamente dimensionato ed unito ad un regime alimentare equilibrato, può diventare un valido alleato. Inoltre non dimentichiamoci che alcune trasgressioni a livello alimentare sono assolutamente concesse. Una cena in un locale estivo, all’aperto, non può mancare, e rende ancora più piacevole il nostro rapporto con il cibo. In questa situazione lo sport non deve diventare uno strumento per “compensare” un momento di trasgressione, ma un importante alleato per la nostra condizione fisica e mentale. 

Alimentazione ed estate: prendiamoci un momento per noi stessi

Spesso chiedo ai miei pazienti di “mettersi al centro”, prendersi un momento di pausa e trovare un’attività che possa farli stare meglio. Spesse volte bastano anche quindici minuti per fermarsi, e dedicare a se stessi qualcosa che può farci sentire bene. Ad esempio possiamo fare una pausa caffè più lunga e concederci anche un gelato. Fare una pausa e associarla ad una trasgressione alimentare piacevole, può trasformarsi in qualcosa di veramente efficace per il nostro benessere psico-fisico. Fare pause rilassanti ci aiuta a ritrovare l’equilibrio e a migliorare le nostre performance, in quanto aiuta a ritrovare una maggiore concentrazione. 

Le trasgressioni piacevoli

Nell’articolo di oggi ci siamo concentrati sull’importanza dell’alimentazione nelle nostre giornate estive. Tuttavia abbiamo posto anche l’attenzione sull’attività fisica e sui momenti che possiamo dedicare a noi stessi. Un ultimo aspetto, già citato nell’articolo ma che vorrei sottolineare, è l’importanza di scegliere cibi che ci piacciono, ovviamente sempre nel rispetto di una alimentazione corretta ed equilibrata. Se possiamo concederci il piacere, il nostro modo di mangiare assume dei risvolti differenti, trasformando il rapporto con il cibo in qualcosa di davvero funzionale. 

Se desideri maggiori informazioni sull’alimentazione puoi acquistare il mio ebook nell’area shop del sito; per una consulenza puoi contattarmi direttamente al 340 41.90.915 oppure anche compilare il form “Contatti” all’interno del sito. 

 

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Tag: anoressia, binge eating, bulimia, disturbi del comportamento alimentare

Approfondire che cos’è il coaching ci aiuta a far chiarezza su questa professione e a metterne in risalto la sua applicabilità in ambito lavorativo e non solo.

Che cos’è il coaching? Una definizione

La parola “coach” in inglese significa allenatore e formatore: nel mondo dello sport il “coach” ha un ruolo ed una funzione ben chiara: è il manager, colui che gestisce l’intera squadra. Il coaching nasce attraverso la fusione fra il mondo dello sport e il business, Tim Gallwey nel suo libro “Inner Game of Tennis” spiega che, come nel mondo dello sport, ci troviamo sempre di fronte a numerose sfide per raggiungere la realizzazione di sé. Come nel mondo dello sport, anche nel business, nella nostra vita quotidiana, dobbiamo affrontare tali sfide, mettere in campo strategie che ci aiutino a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo.

Che cos’è il coaching? I tempi moderni

In America la professione del coaching è consolidata da molti anni, in Italia si è diffusa solo nell’ultimo decennio. Il coaching è un intervento finalizzato a far emergere le potenzialità di una persona, aiuta quindi l’individuo (coachee) a raggiungere nuovi obiettivi, in modo tale da proporre dei cambiamenti. Nello specifico, si può lavorare sui punti di forza e sui limiti della persona, sui suoi talenti, sulle tentate soluzioni o resistenze, sulle aree professionali da migliorare e sviluppare. Il coach aiuta verso una migliore conoscenza di sé e della propria percezione della realtà, può lavorare sia in un rapporto one to one con l’individuo (il manager, lo sportivo, …) oppure con l’intero gruppo di persone coinvolte (es in team di lavoro). In quest’ultimo caso facciamo riferimento al team coaching, il quale lavora su un gruppo di persone, che condividono un unico obiettivo o progetto di crescita.

Le diverse declinazioni del coaching

Parliamo di coaching strategico quando il coach sostiene un individuo nel raggiungimento di obiettivi o il superamento di difficoltà personali. Nel coaching strategico è possibile anche inseguire un percorso di crescita personale.

Il coaching sportivo è una collaborazione che il coach può avere con l’atleta o il tecnico, per migliorare le prestazioni e preparare a livello mentale il giocatore per affrontare la competizione sportiva.

Il business coaching è quella forma di coaching applicato all’ambito professionale e aziendale. Può essere utilizzato sia per il raggiungimento di obiettivi professionali individuali che di gruppo.

Il coaching strategico in azione

Quando ho visto per la prima volta M. era stanco della sua condizione lavorativa. In particolare le relazioni all’interno dell’ufficio erano diventate conflittuali, portandolo a vivere emozioni molto contraddittorie. Le ore che passava in ufficio da solo, per evitare di relazionarsi con i colleghi, sembravano infinite. Sentiva la necessità di prendere in mano le emozioni di disagio ed iniziare a comunicare in maniera efficace con i colleghi. Il lavoro è stato dapprima incentrato sul cercare di canalizzare e scaricare gli stati emotivi di rabbia e sofferenza. Questa chiusura si era trasformata in una vera e propria rinuncia. In seguito, tornata una certa lucidità emotiva, M. ha iniziato a rendersi pi disponibile e accogliente con alcuni colleghi. Mano a mano in poco tempo le cose sono completamente cambiate.

Il coaching strategico

La differenza principale nella situazione di M. è stata la consapevolezza di mettersi in discussione, una vera e propria inversione di marcia che lo ha portato a trovare soluzioni funzionali.

Il coaching strategico può aiutarti nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nel tuo percorso di crescita personale. Contattami al 3404190915 per prenotare la tua sedute, oppure puoi anche iniziare acquistando uno dei miei corsi online al seguente link.

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Tag: cambiamento, coaching, Motivazione, Terapia Breve Strategica

Cosa fare con l’ansia e la sudorazione eccessiva, ossia l’iperidrosi? Una domanda che nel periodo dell’anno estivo può sembrare scontata. In realtà questa tipologia di situazione può presentarsi non solo durante l’estate ma anche durante l’intero periodo dell’anno. Ad esempio d’inverno l’ansia può essere accompagnata da momenti di sudorazione eccessiva, che rischiano di innescare un circolo vizioso con conseguente aumento dell’ansia stessa. Vediamo di conoscere meglio questa situazione e di suggerire una possibile strategia efficace

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La sudorazione eccessiva.

Ognuno di noi ha una propria caratteristica sudorazione. Si tratta del normale fenomeno organico che consiste nella secrezione di sudore. La differenza principale è che la differente quantità di sudore che viene espulso dipende dalla particolare natura di ciascuno di noi. Molto spesso la sudorazione è un sintomo tipico dell’ansia. Associato a tachicardia, respiro affannoso, vertigini è uno dei principali sintomi che caratterizzano la paura patologica e l’ansia. Tuttavia nei casi di iperidrosi, la paura di sudare può trasformarsi in una vera e propria monofobia specifica. Una sorta di ossessione nei confronti del sudore, una preoccupazione eccessiva che a sua volta può provocare una vera e propria iperidrosi.

Iperidrosi e ansia: la storia di L.

Durante i miei percorsi di Psicoterapia Breve Strategica, ho incontrato spesso casi di iperidrosi connessi a forti momenti di preoccupazione e di ansia. Nella situazione di L., ad esempio, la sudorazione eccessiva era da porre in relazione all’attività lavorativa, ed in particolare ai meeting con i suoi collaboratori. All’inizio di queste riunioni di lavoro, L. avvertiva una sorta di calore che andava via via accentuandosi fino a sfociare in una intensa forma di sudorazione. L. faticava molto a sintonizzarsi sull’argomento della  riunione, anche se nel complesso i colleghi non si accorgevano molto di quello che gli stava succedendo. Tuttavia L. sentiva di non essere completamente all’altezza della situazione e che la sua performance non era al top. 

Iperidrosi e ansia la storia di S.

S. è un insegnante universitario. Da qualche tempo ha iniziato a vivere alcuni aspetti dell’insegnamento con una certa tensione. Anche nel caso di S. il problema principale è legato all’eccessiva sudorazione che sviluppa in alcune situazioni, anche informali, in presenza dei colleghi. In alcuni casi le capita di provare una sensazione di disagio, quasi di paura, e la risposta dell’organismo è ovviamente una sudorazione eccessiva che alimenta il suo imbarazzo. L’iperidrosi la sta limitando nella sua vita professionale e sta purtroppo emergendo anche nella vita privata. Spesso, per lo stesso problema, evita anche di uscire con le amiche, la paura di sudare e la conseguente tensione le stanno rendendo la vita impossibile. 

Cosa fare con ansia e iperidrosi? La Terapia Breve Strategica.

In entrambe le situazioni sopra descritte la Terapia Breve Strategica risulta essere una risposta adeguata e veramente efficace. Il concetto alla base di un intervento di Terapia Breve Strategica è la strategia paradossale. Rendersi conto che la “paura affrontata diventa coraggio” è un concetto nuovo e particolarmente valido dal punto di vista applicativo. Attraverso le moderne strategie paradossali, stimolando la concentrazione mentale sul  sintomo stesso: la paura di sudare, spesso si ottiene l’effetto opposto. Ovvero quello di una riduzione significativa della iperidrosi, fino alla sua scomparsa. Una tecnica particolarmente utile per prendere consapevolezza che l’ansia in realtà può essere gestita. Con le parole di L.:

sono molto più consapevole di me stesso, sereno e non ho più paura delle riunioni”.

La paura si è ridotta notevolmente, lasciando spazio ad una nuova sicurezza personale. 

Per conoscere meglio la terapia breve strategica e le sue molteplici strategie d’intervento, contattami al 340 41.90.915 oppure scrivi una mail a studio@guidodacutipsicologo.it

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Tag: ansia, iperidrosi, paura di sudare, Terapia Breve Strategica

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Come vincere ansia e ipocondria

24 Settembre 2021

Come riconoscere se una persona è anoressica? Questa è una delle domande che i genitori si pongono spesso, per capire se il proprio figlio o figlia siano sulla strada di diventare anoressico/anoressica. A volte non solo i genitori, addirittura anche gli amici stretti – e in qualche caso pure i colleghi di lavoro – si preoccupano per la salute di una persona a loro vicina e cara. Descriveremo nell’articolo i principali sintomi dell’anoressia in modo tale da chiarire quando la sintomatologia può essere considerata problematica.