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Agorafobia: che cos’è, quali sensazioni e i principali sintomi.

8 Marzo 2019

L’agorafobia è una monofobia molto comune che si può riscontrare in molteplici situazioni e che può risultare alquanto invalidante. Durante una prima seduta una paziente ha descritto l’agorafobia come la sensazione di perdere completamente il controllo della situazione in cui si trovava, quasi come di morire. Si trovava con amici ad un concerto e per la prima volta ha sentito sopraggiungere il panico. Sul momento non si era resa bene conto di cosa stesse succedendo, ma da quella volta in poi ha realizzato in maniera cosciente che tutte le situazioni fuori di casa ed in pubblico potevano rivelarsi in qualche modo minacciose.

Agorafobia, cos’è.

Dal punto di vista etimologico la parola agorafobia si traduce in “paura della piazza” dal greco “αγορά” (piazza) e “φοβία” (paura), una paura quindi di tutti gli spazi aperti. L’unico rifugio in situazioni gravi, diventa solamente la propria casa, che si trasforma in una sorta di “grotta” protettiva, nella quale trovare difesa contro le minacce provenienti da quell’esterno vissuto come minaccioso e pericoloso. 

Le situazioni che il soggetto tende ad evitare sono molte: in primo luogo il rischio di trovarsi in mezzo alle persone all’aperto: ad esempio in un corteo, allo stadio o semplicemente in piazza a chiacchierare con amici. In secondo luogo, non solo vengono avvertiti come minacciosi gli spazi aperti, ma molto spesso anche alcuni spazi “chiusi” come ad esempio l’interno di un bar, i mezzi pubblici (treno, autobus, metro) o un supermercato.

Tutte quelle situazioni nelle quali vi è un’interazione fuori dalle mura domestiche possono essere vissute come potenzialmente pericolose, la persona può sentirsi male fisicamente fino ad provare sensazioni di ansietà o di panico vero e proprio.

Agorafobia, alcune caratteristiche

Di regola il soggetto agorafobico tenta di evitare quelle situazioni pubbliche nelle quali potrebbe sentirsi male ed incapace di affrontare il proprio disagio. Tale soluzione (tecnicamente si parla di evitamento) porta mano a mano alla costruzione di una catena di paure sempre più diffuse e pervasive che rischiano di travolgere il soggetto, innescando un meccanismo irrefrenabile di tentate soluzioni quali appunto l’evitamento o la richiesta di aiuto. 

Nello specifico, l’agorafobico giunge a provare una sorta di paura del giudizio che le altre persone potrebbero avere nei suoi confronti; il giudizio degli altri, anche se non espresso palesemente, pesa ed influisce sul suo sistema percettivo-reattivo. Il solo pensiero di non riuscire a “controllare” le proprie sensazioni psicofisiche, e di conseguenza di non essere in grado di gestire la situazione di difficoltà in uno spazio aperto, induce nel soggetto la paura di essere giudicato. Di conseguenza la soluzione più facile ed immediata è quella di non recarsi in luoghi aperti, alla presenza di molte persone, innescando quel circolo vizioso di tentate soluzioni (evitamento e/o richiesta di aiuto) che alimentano la patologia agorafobica stessa.

Le sensazioni dell’agorafobia

La sensazione che vive la persona che soffre di agorafobia è quella di perdere il controllo della situazione che sta vivendo, la paura di potersi sentire male, di svenire, di vivere una sensazione drammatica, come se stesse impazzendo. Queste sensazioni sono accompagnate da reazioni fisiologiche di somatizzazione ansiosa, con sintomi quali tremori, tachicardia, sudori freddi, nodo in gola, paura di morire.

Spesso per combattere queste sensazioni l’agorafobico adotta la soluzione di ricorrere all’aiuto di una persona di fiducia: un famigliare, un amico, il proprio compagno o la propria compagna, tuttavia anche in questo caso, come nel caso dell’evitamento, la soluzione non è per nulla funzionale. Il rischio è che possano passare due messaggi contraddittori: uno che la persona che ci aiuta ci vuole bene e ci sta aiutando, l’altro invece che da soli non possiamo farcela e avremo sempre bisogno di un aiuto. In realtà l’aiuto di qualcuno per affrontare la fobia degli spazi aperti non è risolutivo, può forse essere di supporto nel momento del bisogno, ma mantiene inalterata la problematica e rischia addirittura di alimentarla e di renderla ulteriormente pervasiva.

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Categorie:

Tag: ansia, fobie, monofobie, panico, paura, sintomi ansia

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