Dipendenza da ossicodone: quando il farmaco diventa una gabbia
L’ossicodone è un oppioide semi-sintetico usato in ambito medico per il trattamento del dolore moderato e severo, spesso in caso di dolore cronico o oncologico. È disponibile in formulazioni a rilascio immediato e prolungato e, proprio per la sua efficacia, viene prescritto in maniera crescente anche in contesti non oncologici.
Quando l’uso si trasforma in abuso
Come per altri oppioidi, anche l’ossicodone può indurre una vera e propria dipendenza. Con il tempo, l’organismo sviluppa tolleranza, cioè la necessità di aumentare progressivamente le dosi per ottenere lo stesso effetto antidolorifico. A questa condizione si aggiunge la dipendenza fisica, che si manifesta con sintomi di astinenza – come tremori, sudorazione, agitazione e dolori diffusi – nel momento in cui si prova a sospendere il farmaco. Non meno rilevante è la dipendenza psicologica, legata al craving: il desiderio di assumere la sostanza per placare ansia, disagio o vuoto interiore. Tutti questi elementi concorrono a creare un circolo vizioso, in cui la persona si sente progressivamente intrappolata e sempre più prigioniera del bisogno di continuare ad assumere ossicodone.
Come si manifesta nella vita quotidiana
La dipendenza da ossicodone non resta confinata alla sfera medica, ma invade progressivamente la vita quotidiana. Chi ne soffre sperimenta spesso una grande difficoltà a ridurre o interrompere l’assunzione, anche quando sono evidenti gli effetti negativi sulla salute e sulle relazioni. La sola idea di rimanere senza farmaco può generare un’ansia intensa, accompagnata dal timore costante di affrontare i sintomi di astinenza. A poco a poco, questo stato di allerta compromette le relazioni personali e la vita sociale, fino a determinare una vera e propria perdita di controllo, in cui la sostanza sembra governare pensieri, decisioni e comportamenti.
La storia di S.
S. è una giovane donna che ha iniziato ad assumere ossicodone per un dolore cronico che non le lasciava tregua. Il farmaco, prescritto correttamente dal medico, all’inizio le aveva permesso di riprendere il controllo della sua vita quotidiana: poteva tornare al lavoro, dormire meglio, affrontare le giornate senza essere costantemente schiacciata dalla sofferenza fisica.
Con il tempo, però, le dosi necessarie per ottenere sollievo hanno iniziato a crescere. La vera svolta negativa è arrivata in un momento particolarmente critico dal punto di vista lavorativo. La pressione, lo stress e il timore di non farcela hanno reso per lei impensabile sospendere l’uso dell’ossicodone. Ogni tentativo di riduzione si traduceva in ansia, sintomi di astinenza e una sensazione di completo smarrimento.
La psicoterapia ed il lavoro di scalaggio
Quando S. è arrivata in terapia, raccontava di sentirsi intrappolata in un ingranaggio più grande di lei. Nel percorso abbiamo lavorato insieme con il modello di Terapia Breve Strategica sui meccanismi che alimentavano la dipendenza, sia a livello di pensieri che di comportamenti. Parallelamente, il medico psichiatra del mio studio il Dott. Pierluigi Simonato l’ha accompagnata in un programma di scalaggio graduale dell’ossicodone così che la riduzione farmacologica procedesse in modo sicuro e sostenibile. Con questo doppio intervento, il circolo vizioso ha iniziato ad essere messo in discussione. S. ha sperimentato la possibilità concreta di affrontare le proprie giornate senza ricorrere costantemente alla sostanza, riscoprendo una libertà e una fiducia in sé stessa che pensava di aver perduto.
La fase di consolidamento nelle dipendenze
Ad oggi la situazione è significativamente migliorata, ma il lavoro non è concluso: stiamo consolidando i risultati attraverso un percorso psicologico mirato ad aiutare S. ad affrontare emozioni e difficoltà nel contesto della vita quotidiana, così che possa mantenere nel tempo i cambiamenti raggiunti. Nella cura delle dipendenze, la sospensione o la riduzione della sostanza rappresentano solo il primo passo. La parte più delicata è spesso il consolidamento del cambiamento, perché è proprio nella vita quotidiana che emergono emozioni, stress e situazioni che in passato venivano gestite attraverso l’uso della sostanza.
La fase di consolidamento in psicoterapia ha quindi l’obiettivo di:
- aiutare la persona a riconoscere e affrontare le emozioni senza evitarle né anestetizzarle;
- sviluppare nuove strategie di gestione dello stress e delle difficoltà;
- rafforzare la fiducia nella propria capacità di vivere senza dipendere dal farmaco.
In questo modo non ci si limita a “togliere” la sostanza, ma si costruiscono le basi per un nuovo equilibrio psicologico, che riduce il rischio di ricaduta e rende più stabile il percorso di guarigione.
Se stai vivendo una situazione di dipendenza — che si tratti dall’ossicodone, da altre sostanze o da comportamenti che senti fuori controllo — sappi che non sei solo. Insieme al mio studio di psicologia e psicoterapia QuiPsico offriamo strumenti concreti per interrompere il circolo vizioso e costruire nuove modalità di gestione della vita quotidiana.


