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Ansia e depressione in fase 3

25 Giugno 2020

Ansia e depressione sono due sensazioni che molte persone sono solite vivere, e possono acuirsi nei più svariati momenti della nostra vita. Ad oggi continuare a parlare di Corona virus e di lockdown in piena fase 3 di allentamento dei limiti può sembrare un discorso prossimo alla noia. E forse è anche vero, perché è umano sentire il bisogno di liberarsi finalmente dalle limitazioni imposte dalla pandemia al nostro vissuto quotidiano, alla vita sociale e lavorativa. Non parlarne più è impossibile, ma almeno relegarle in secondo piano è il nostro obbiettivo giornaliero per cercare di sopravvivere, di riprendere parte delle nostre abitudini, di tornare a giocare a calcetto, andare in palestra o uscire con le amiche e con gli amici.

L’incognita del futuro

E’ un atteggiamento comprensibile di difesa, condivisibile nella maniera in cui si cerca di superare il recente passato e di rivolgere l’attenzione al futuro. Eppure dentro di noi rimangono a livello più o meno conscio una serie di incognite, legate sia al recente passato che all’immediato futuro. Non possiamo negare l’esistenza di cicatrici anche importanti sul nostro benessere psicologico: il distanziamento sociale, la solitudine, l’incertezza del domani, la paura del contagio e, non ultima, anche la serie di lutti che ha colpito magari persone a noi care.

A questo panorama già di per sé piuttosto tetro, si aggiungono i timori per il lavoro e per la ventilata crisi economica in autunno. C’è di che far riflettere. Di fronte ad una situazione così complessa non è difficile ipotizzare un possibile aumento vertiginoso di sintomatologie di ansia e di depressione, sulle quali possono incidere significativamente condizioni di basso reddito e di aumento della disoccupazione.

Dove ci porta l’ansia?

L’ansia è il primo sintomo di qualcosa che ci preoccupa, qualcosa che forse non va per il verso giusto. Intendiamoci, un minimo sentimento di preoccupazione, di paura nei confronti di situazioni che si presentano come minacciose ai nostri occhi, non è allarmante. Anzi, all’opposto, si deve considerare come un aspetto positivo perché tende inconsciamente ad attivare un meccanismo di attenzione e di difesa, quando necessario. La paura si trasforma in una reazione fobica quando diventa patologica, ossia quando attiva con crescente frequenza una serie di reazioni negative nel nostro inconscio e ci impedisce di vivere una vita serena, autonoma e indipendente.

Ansia e depressione

La paura è l’anticamera di reazioni anche più intense, fino all’attacco di panico e allo stato depressivo. L’ansia spesso si manifesta con sintomi fisiologici (es. dolore al petto, senso di costrizione, angoscia), nel contesto della situazione che stiamo vivendo tutto diventa difficile, complicato, quasi insormontabile. Tanto vale allora mollare tutto, perché niente dipende veramente da noi, ci sentiamo delusi dagli altri, dal mondo del lavoro, dagli amici, non abbiamo più alcun controllo sugli eventi.

Quando il cerchio dei nostri ragionamenti si chiude su questo scenario, stiamo scivolando pericolosamente verso la depressione. I suoi sintomi sono diversi a seconda della tipologia del disturbo, ma tutti hanno in comune sentimenti di delusione, di risentimento, di autocommiserazione per la propria esperienza personale e sociale. La logica conclusione di questo stato di cose conduce invariabilmente alla decisione inconscia di rinunciare a lottare, di arrendersi agli eventi.

La depressione si combatte?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione è il male del secolo. I ritmi quotidiani, le preoccupazioni familiari e sentimentali, il lavoro, sono tra le cause più frequenti di ansia e preoccupazione che non risparmiano neppure personaggi famosi (tra gli altri Johnny Depp, Lady Gaga, Alessandro Gassman).

Combattere contro questa sintomatologia può non risultare cosa semplice, la Terapia Breve Strategica (TBS) propone una serie di protocolli e di manovre terapeutiche che vanno adattate ad ogni singolo caso nella sua specificità. Dalla congiura del silenzio, alla, a quella dello storcere per raddrizzare, ogni strattagemma è fondato sulla prerogativa del capire “come” funziona il problema e non il “perché” esiste.

Questa è la caratteristica distintiva dell’approccio strategico TBS, quella cioè di spostare il focus terapeutico da una snervante e spesso lunga ricerca delle presunte cause, alle modalità in cui il problema viene recepito dal soggetto. Il risultato è quello di rendere più rapida la messa a punto fin dalla prima seduta di una soluzione efficace del problema.

Come già ampiamente riassunto in altri articoli sul mio blog, tra le caratteristiche peculiari della TBS vi è anche la sua brevità, nel senso che viene incontro alle esigenze del paziente con una terapia adeguata fin dalla prima seduta. Io sono solito aggiungere anche una ulteriore definizione, ossia che si tratta di una Terapia Breve Strategica a lunga scadenza, per indicare che i risultati che si ottengono nel breve periodo sono destinati a durare nel tempo, a tutto vantaggio del soggetto in cura.

Se vuoi avere maggiori informazioni o fissare una consulenza chiamami al 340.41.90.915 oppure compila il form contatti cliccando qui.

 

 

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Tag: agorafobia, ansia, Attacchi di Panico, depressione, monofobie, panico, paura, Terapia Breve Strategica

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