Perché ho paura di rimanere da solo? Quando la solitudine diventa un problema

6 Settembre 2026 Categoria: Ansia e panicoCrescita Personale

Perché ho paura di rimanere da solo? Quando la solitudine diventa un problema

“Quando torno a casa da sola inizio a stare male.”

E., nome di fantasia, abbassa lo sguardo mentre pronuncia questa frase. Ha trentasei anni, lavora come in un’attività commerciale e, se la si osservasse dall’esterno, difficilmente qualcuno immaginerebbe quello che sta vivendo. Ha un lavoro stabile, alcuni amici con cui esce nel fine settimana e una famiglia presente. Eppure, da qualche mese, ogni giornata è diventata una continua strategia per evitare un momento preciso: quello in cui deve rientrare a casa. Quando esce dal negozio non torna mai subito. Si ferma al supermercato anche se non le serve nulla, entra in un negozio, prende un caffè, fa una passeggiata. Qualsiasi scusa è buona pur di rimandare quel momento. Fisicamente sente delle sensazioni di ansia e panico. Un leggero giramento di testa, il cuore che accelera, una sensazione di instabilità che la porta a pensare immediatamente: “E se mi sentissi male? E se non ci fosse nessuno ad aiutarmi?”

Cos’è la paura di rimanere da soli?

Quando si parla di  paura di rimanere soli, si pensa spesso a una persona che non ha relazioni o che soffre di una forte solitudine. Nella realtà non sempre è così. In alcune situazioni che incontro nel mio lavoro hanno una famiglia, amici, un partner o colleghi con cui trascorrono gran parte della giornata. Il problema non è l’assenza degli altri. Il problema nasce nel momento in cui rimangono sole con sé stesse. Quando il lavoro finisce, il telefono smette di suonare e gli impegni si interrompono, emergono pensieri, emozioni e sensazioni corporee che fino a quel momento erano rimaste sullo sfondo. E. più cercava di capire se stesse davvero male, più sembrava aumentare la paura.  Più cercava di controllare il proprio corpo, più il corpo sembrava sfuggirle di mano. È un paradosso che osservo spesso anche in altre difficoltà psicologiche: più proviamo a controllare qualcosa, più quel qualcosa sembra prendere il controllo di noi.

Più evito la solitudine, più la paura cresce

Quando una situazione ci spaventa è naturale cercare di evitarla. E. lo faceva ogni giorno. Rimandava il rientro a casa, cercava continuamente la compagnia degli altri e, quando non era possibile, teneva il telefono sempre vicino. Nell’immediato tutto questo funzionava: l’ansia diminuiva e le sensazioni sembravano attenuarsi, ma proprio quel sollievo stava mantenendo il problema. Ogni volta che evitava di restare sola, il suo cervello imparava una lezione molto semplice: “Se rimango da sola succederà qualcosa di pericoloso.” Senza rendersene conto, stava alimentando la paura che cercava di combattere.

 

La tecnica della peggiore fantasia: imparare ad ascoltare il corpo

Durante i primi incontri con E. abbiamo lavorato sulla sintomatologia in maniera paradossale. Invece di evitare quelle sensazioni, cercando di capire se stesse bene oppure no. Ogni giorno ha dedicato un momento preciso della gioranata, sempre nello stesso luogo e alla stessa ora, per evocare volontariamente tutto ciò che temeva di provare. Questa tecnica, nella Terapia Breve Strategica, prende il nome di peggiore fantasia. All’inizio le sembrava impossibile ceracare volontariamente quello che cercava di evitare. Gradualmente però ha iniziato a sperimentare che quando smette di combattere i sintomi ed inizia ad affrontarli volontariamente, spesso quella sensazione perde progressivamente la sua forza. Con il passare delle settimane E. inizia ad osservare il proprio corpo in modo diverso.Quei giramenti di testa che sembravano così incontrollabili iniziarono lentamente a perdere importanza.

Come affrontare la paura di rimanere da soli

La paura della solitudine non si supera costringendosi improvvisamente a stare da soli per ore. Così come non si risolve riempiendo ogni momento della giornata con impegni, telefonate o distrazioni. Il cambiamento avviene quando impariamo a modificare il rapporto con ciò che temiamo. Non cercando continuamente di controllare le nostre emozioni o le sensazioni del corpo, ma imparando ad attraversarle senza viverle come una minaccia. È un percorso che richiede tempo, ma che permette di recuperare fiducia in sé stessi e nella propria capacità di affrontare anche quei momenti che fino a poco tempo prima sembravano impossibili.

Restare da soli non significa essere soli

La storia di E. ci ricorda che la paura di rimanere da soli non riguarda soltanto la presenza o l’assenza degli altri. Molto spesso riguarda il rapporto che abbiamo costruito con noi stessi. Quando ogni momento di silenzio diventa qualcosa da evitare, forse il problema non è la solitudine, ma il significato che le abbiamo attribuito nel tempo. Se ti sei riconosciuto in questa situazione e senti che la paura di rimanere da solo sta limitando la tua quotidianità, chiedere aiuto può rappresentare il primo passo verso un cambiamento.

Puoi contattarmi al 340 419 0915 oppure prenotare direttamente un primo colloquio tramite la mia agenda online.