Terapia Breve Strategica: la storia di S.
Quando si parla di Terapia Breve Strategica, una delle domande più frequenti riguarda il suo funzionamento concreto. Al di là delle definizioni teoriche, spesso è attraverso le storie che diventa possibile comprendere davvero come un percorso terapeutico possa aiutare una persona a uscire da situazioni di blocco e sofferenza. La storia che vi racconterò oggi è quella di S. (nome di fantasia) un giovane adulto di 23 anni. Un esempio di come la Terapia Breve Strategica possa intervenire su ansia, autostima e difficoltà relazionali.
Una condizione di blocco e bassa autostima
S. arriva in terapia vivendo una condizione di profonda insicurezza. La sua autostima è fragile e il rapporto con gli altri è costantemente attraversato da dubbi e timori. Ogni relazione viene vissuta come una possibile occasione di rifiuto. Stare con le altre persone non è spontaneo, ma fonte di tensione e paura. La mente di S. è intrappolata in un circolo vizioso: più cerca di controllare ciò che dice, fa o prova, più aumenta il senso di inadeguatezza. Fatica a leggere ciò che gli accade con prospettive diverse e rimane bloccato in un’unica interpretazione di sé: quella di avere una bassa autostima. In questo contesto, anche il futuro appare privo di progettualità e di direzione.
Il lavoro terapeutico: riconoscere il blocco
Nel percorso di Terapia Breve Strategica, uno dei primi passaggi è stato aiutare S. a comprendere come stava funzionando il suo problema. Attraverso specifiche strategie, è emerso come la paura del giudizio e del rifiuto lo portasse a evitare, rimandare e bloccarsi, alimentando ulteriormente la bassa autostima. Un tema centrale è stato quello della progettualità. S. aveva interrotto gli studi e viveva questa situazione con sentimenti contrastanti: da un lato il desiderio di riprendere, dall’altro una forte paura di non farcela. Nel lavoro terapeutico è diventato chiaro come affrontare questa paura fosse per lui un passaggio fondamentale per ritrovare un senso e una direzione nella propria vita.
Dal controllo al coraggio
Un aspetto importante del percorso ha riguardato l’ansia e i pensieri ossessivi. Più S. cercava di controllare le sue paure, più queste si rafforzavano. Il lavoro terapeutico non si è concentrato sull’eliminare l’ansia, ma sul canalizzarla in una direzione diversa, trasformandola gradualmente in coraggio. S. ha iniziato a fare piccoli passi nonostante la paura, anziché aspettare che scomparisse, calandosi all’interno delle stesse paure mediante la strategia della peggiore fantasia.
Attraverso questa modalità, è stato accompagnato a immaginare consapevolmente ciò che temeva di più, invece di evitarlo o scacciarlo. In questo modo, la paura ha progressivamente perso il suo carattere incontrollabile, diventando qualcosa di più definito e affrontabile. Questo cambio di prospettiva ha permesso di ridurre gradualmente la sintomatologia e di restituirgli un senso di efficacia personale.
Riprendere gli studi e costruire un nuovo progetto
S. è riuscito a individuare un nuovo percorso di studi, più in linea con ciò che sentiva essere significativo per lui. Iniziarlo non è stato semplice: la fatica e le emozioni contrastanti erano presenti. Tuttavia, proprio l’andare avanti nonostante la paura si è rivelato gratificante. Portare avanti questo progetto ha iniziato a rafforzare la sua fiducia e a offrirgli una nuova immagine di sé, meno centrata sul fallimento e più sulle risorse.
Il lavoro sulle relazioni
Un altro aspetto centrale del percorso è stato il lavoro sulle relazioni sociali. Per S., stare con gli altri significava spesso adattarsi, controllarsi e rinunciare al proprio punto di vista pur di non essere rifiutato. In terapia abbiamo approfondito le sue modalità relazionali e comunicative, aiutandolo a sperimentare nuove forme di espressione più autentiche. Imparare ad affermare il proprio punto di vista, a far rispettare le proprie modalità di essere e a stare nella relazione senza eccedere nel controllo è stato un passaggio delicato ma fondamentale. Questo ha contribuito a ridurre l’ansia sociale e a rendere le relazioni meno minacciose.
Uno sguardo diverso sulla quotidianità
Ad oggi il percorso di S. sta procedendo in modo positivo. Si sente più sollevato e affronta la quotidianità con occhi differenti. In alcune situazioni permangono ancora delle difficoltà, ma ora dispone di strumenti e strategie che gli permettono di non sentirsi più in balia delle proprie paure.
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