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Mia figlia è anoressica cosa fare?

20 Ottobre 2020

“Mia figlia è anoressica cosa fare?” Questa richiesta arriva telefonicamente dalla madre di una mia paziente, molto preoccupata per le condizioni di salute della figlia poco più che quindicenne. Dopo averla sottoposta a numerosi esami medici, la madre decide di chiedere aiuto. La situazione a livello di peso si rivela molto delicata, la figlia arriva nel mio studio con un peso di 38 kg. La famiglia soffre per la situazione venutasi a creare e non sa come relazionarsi e cosa fare con la ragazza. Evidenziando le caratteristiche tipiche di questa situazione, l’articolo di oggi mira ad aiutare tutti quei genitori che non sanno come comportarsi di fronte ad una problematica di disturbi del comportamento alimentare del proprio figlio/figlia.

Mia figlia è anoressica cosa fare?

La prima sensazione dei genitori è quella di aver sbagliato qualcosa, di non essere riusciti ad educare il proprio figlio/figlia nella maniera migliore possibile. Il primo aiuto che di solito viene cercato è quello puramente medico. Gli esami specialistici vanno ad approfondire il quadro clinico, spesso senza trovare una via d’uscita al problema. La famiglia si sente spiazzata, non sa cosa fare e non trova soluzioni.

Riconoscimento di segnali comportamentali

Tra gli aspetti ricorrenti che caratterizzano l’anoressia vi sono alcuni comportamenti alimentari ben precisi, quasi standardizzati. Ad esempio la lentezza eccessiva durante i pasti oppure il tentativo di evitare le situazioni conviviali. Anche la ricerca ossessiva di limitare le calorie dei cibi è un importante strumento di controllo associato all’alimentazione. Il cibo diventa qualcosa da cui fuggire, molti cibi diventano tabù ed impossibili da mangiare. Nel caso in oggetto la situazione era completamente degenerata. La ragazza aveva quasi completamente smesso di mangiare, evitando tantissimi cibi. Come se vi fosse una vera e propria negazione dello stimolo del piacere di mangiare.

Segnali emotivi

Anche dal punto di vista emotivo vi sono dei segnali che ci possono aiutare a capire che la situazione è cambiata e rischia di diventare problematica. In primo luogo vi può essere un’importante chiusura in se stesso da parte del soggetto. Ne è un esempio la situazione sopra descritta. La ragazza in questione ha iniziato ad avere rapidi cambiamenti d’umore, con conseguenti stati d’animo depressivi di rinuncia e chiusura rispetto alle relazioni sociali in genere. L’autostima è diminuita, facendola sentire sempre peggio moralmente, con pochissima voglia di stare in mezzo agli altri, l’unico rifugio era diventata la camera da letto. Le emozioni hanno un ruolo fondamentale e possono influire in maniera importante nel rapporto con il cibo.

Mia figlia è anoressica cosa fare: usiamo il dialogo!

Il consiglio che ritengo più importante è quello, in prima istanza, del dialogo. Cercare di costruire un dialogo efficace con il proprio figlio/figlia è essenziale per aiutarlo/a a ritrovare un equilibrio psicologico e con il cibo. Il dialogo aiuta a trovare la giusta sintonia a livello relazionale. Cercare di entrare nel loro mondo e spingerli a riflettere su quello che sta accadendo. Dialogare con i ragazzi sul loro stesso piano non è facile e quando la chiusura diventa veramente troppo grande e le possibilità di aiuto si riducono, ritengo fondamentale un intervento esterno. Un percorso di psicoterapia può rendersi necessario, come dimostra il caso sopracitato.

Terapia breve strategica e anoressia giovanile

La situazione descritta nell’articolo si è risolta positivamente, la paziente nell’arco di poche sedute ha cominciato nuovamente a mangiare, ritrovando l’appetito ed il piacere nel cibo. Il lavoro strategico si è incentrato sia sull’approccio psicologico al cibo che sulle dinamiche emotive connesse all’età, per favorire l’emergere di una rinnovata autostima. La terapia breve strategica è particolarmente efficace ed efficiente per tutte queste situazioni di anoressia giovanile.

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Categorie:

Tag: anoressia, anoressia giovanile, binge eating, bulimia, dieta, disturbi del comportamento alimentare, genitori, Terapia Breve Strategica, vomiting

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