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Prima lezione del corso: comunicazione efficace

20 Novembre 2016

Vi siete mai chiesti cosa s’intende per comunicazione efficace?
Potreste essere degli abili comunicatori e neanche saperlo, oppure magari ritenete di essere ottimi persuasori, ed invece non siete realmente così bravi come pensate.

Semplificando molto il concetto, comunicare in maniera efficace significa fare in modo che il messaggio che io voglio trasferire all’interlocutore, arrivi in modo chiaro, tale da essere adeguatamente compreso.
Tale definizione non riesce tuttavia a dare un’immagine esaustiva di cosa s’intende realmente per Comunicazione Efficace. Non stiamo parlando solo di utilizzare il linguaggio corretto, dobbiamo pensare invece al linguaggio pertinente da impiegare a seconda del flusso comunicativo e all’importanza di sintonizzarsi nella maniera più adeguata, a seconda dell’interlocutore con il quale ci stiamo relazionando.

Questo è il concetto di Comunicazione Efficace che promuovo durante i corsi di formazione.
A cominciare da oggi, ripercorreremo insieme un percorso di formazione svolto nel mese di settembre 2016 e rivolto ad un gruppo di ingegneri, che ha visto protagonista la comunicazione.

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Analizzeremo la teoria spiegata in aula, le tecniche proposte, le strategie utilizzate e le esercitazioni svolte.
Come ogni corso che si rispetti è necessaria però prima un’introduzione teorica, che ci permetta di capire meglio con che cosa abbiamo a che fare.

Vi presenterò, dunque, la teoria sulla comunicazione umana, considerata una pietra miliare da molti studiosi, una vera e propria “Bibbia” nel campo della comunicazione. Sto parlando del famoso testo: “Pragmatica della comunicazione umana”, pubblicato negli 1967, che riporta gli studi condotti da Paul Watzlawick, J. H. Beavin e Don D. Jackson presso il Mental Research Institute di Palo Alto in Californa.

Nello specifico tale opera analizza gli effetti pragmatici che la comunicazione umana ha sui modelli interattivi e sulle psicopatologie, con particolare attenzione all’importanza del paradosso nel processo comunicativo. Quando fu pubblicato, tale testo presentava una teoria
veramente innovativa e davvero strabiliante per l’epoca; al giorno d’oggi, pur essendo passati ormai quasi cinquant’anni, mantiene una grande modernità ed è ancora considerata una visione applicabile ad ogni contesto relazionale e comunicativo.

Proviamo ad entrare più nel merito descrivendo i fondamenti essenziali ovvero gli assiomi della comunicazione umana così come enunciati da Watzlawick Beavin e Jackson.

Immaginatevi di aver inviato un messaggio ad un amico su WhatsApp – la nota applicazione basata sul servizio di messaggistica istantanea per smartphone – e di aver visto che il vostro interlocutore ha letto quanto abbiamo scritto – la doppia spunta blu sullo schermo dello smartphone – ma non ha risposto. La mancata risposta ci sta comunque comunicando qualcosa, tipo: “ho letto il messaggio ma ho fretta e risponderò più tardi”, oppure: “non voglio r
isponderti e ti ignoro”, oppure ancora: “devo prendere tempo e pensare bene a cosa rispondere”, o altro ancora.

Anche se non sembra esserci uno scambio comunicativo, invece senza saperlo stiamo comunicando, sempre e comunque.

Il primo assioma della comunicazione umana proposto nella teoria di Watzlawick e Colleghi è quindi il seguente:

“E’ impossibile non comunicare”

Comunichiamo rispondendo ad un messaggio oppure anche attraverso la mancata risposta. Anche il silenzio è una forma di comunicazione, così come il dialogo, lo sguardo, l’attività e l’inattività.

Il secondo assioma sostiene:

“Ogni comportamento presenta un aspetto di contenuto
e uno di relazione”

Ogni comportamento presenta un aspetto di contenuto e uno di relazione: il contenuto consiste in “ciò che si dice”, la relazione nel “modo in cui lo si dice”. Possiamo comunicare lo stesso contenuto in modi relazionali differenti. 55_1

Mi posso rivolgere a mia moglie in maniera aggressiva rimproverandola del fatto che, come ogni sera, non ha ancora preparato la cena, determinando molto probabilmente una sua reazione negativa, oppure posso scegliere di dirle la stessa cosa con toni più gentili, magari scherzandoci sopra: “anche stasera siamo in ritardo con la cena”. Vi assicuro che a seconda del modo in cui comunicate tale contenuto, la vostra serata cambierà notevolmente.

Il terzo assioma stabilisce che:

“La natura della comunicazione dipende dalla punteggiatura
delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti”

Questo concetto ha bisogno di essere chiarito meglio. La punteggiatura della sequenza di eventi riguarda l’interpretazione che gli interlocutori danno alla comunicazione reciproca che ne organizza poi gli eventi comportamentali. Ad esempio il disagio fra due colleghi può essere collegato proprio al loro modo di punteggiare una sequenza di eventi. La reazione ad una situazione di disagio sul luogo di lavoro potrebbe essere: “il mio collega si lamenta di continuo: mi chiudo in me stesso per non starlo a sentire”; l’altro contemporaneamente potrebbe pensare: “che noia, il mio collega non parla mai, se non ci fossi io…”. Vedete come modalità differenti di punteggiatura possano generare posizioni contrapposte.

Il quarto assioma riguarda il rapporto tra:

“Comunicazione numerica e analogica”

Esistono due differenti modalità per comunicare:

  • la modalità digitale: legata al contenuto del messaggio, alle parole che servono per scambiare informazioni;
  • la modalità analogica: legata al linguaggio non verbale (i gesti, gli sguardi, i silenzi, etc.), quindi all’aspetto di relazione fra coloro che comunicano.

Nel primo caso si parla di sintassi logica e razionale, di astrazione e complessità del linguaggio. Nel caso della comunicazione analogica parliamo invece di ricchezza di significati e di attenzione per quello che riguarda l’aspetto relazionale. Questi concetti verranno affrontati e precisati meglio successivamente.

Il quinto ed ultimo assioma:

“Le relazioni umani possono essere basate
sull’uguaglianza, oppure sulla differenza”

L’interazione fra persone può essere simmetrica, quando si rapportano persone con caratteristiche di uguaglianza in termini relazionali, ad esempio il rapporto tra colleghi di lavoro di pari grado: dirigente con dirigente o impiegato con impiegato.

L’interazione complementare, invece, si stabilisce tra persone con caratteristiche di diseguaglianza sul piano relazionale, anche se funzionali in termini di scopo, come ad esempio nel caso del rapporto medico – paziente o anche madre- figlio.
Nella nostra vita quotidiana siamo sempre coinvolti in relazioni di questo tipo, per comunicare e rapportarsi con le persone in maniera efficace è fondamentale essere in grado di variare da un posizione relazionale ad un’altra, a seconda dell’interlocutore e del momento in cui stiamo comunicando.

Abbiamo esplorato un’importante teoria sulla comunicazione, che ci permette di entrare nel vivo del nostro corso di formazione, nel prossimo articolo approfondiremo alcune importanti strategie di comunicazione non verbale.

BIBLIOGRAFIA:

Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio

D’Andrea S., Nardone G. (2015). Il colloquio strategico in azienda. Manuale della comunicazione nel mondo del lavoro. Ponte alle grazie.

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Tag: comunicazione efficace

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