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Comunicazione efficace: la relazione medico-paziente

18 Dicembre 2016

Voglio parlare in questo articolo di comunicazione efficace, cogliendo lo spunto da una situazione realmente accadutami in queste settimane.

Mi presento ad una visita medica specialistica urgente; il medico mi accoglie in maniera sin da subito sgarbata, è più concentrato nel tentativo di concludere la visita nel minor tempo possibile piuttosto che nell’affrontare chi ha di fronte: un paziente, una persona. Senza neanche salutare mi spiega che la mia impegnativa è sbagliata, dovrò pagare di più e me ne faranno una loro corretta a fine controllo. Annuisco, non sono molto preoccupato della spesa della visita, la preoccupazione è legata alla mia salute.

Inizio cercando di spiegare le mie condizioni di salute, la preoccupazione è legata ad alcuni dolori che temo possano essere collegati ad un intervento chirurgico subito alcuni anni fa. Mentre parlo vengo più volte interrotto, in alcuni momenti anche sminuito, una cosa che per certi versi mi tranquillizza, per lo meno pare che non sia nulla di grave. Tuttavia comincio a non essere mio agio, ritenevo la visita molto importante per capire meglio la mia salute, e anche se il dottore mi sta spiegando che non dovrebbero esserci problemi, comincio ad innervosirmi per il suo comportamento e ad avvertire una sensazione di disagio.

Il contenuto di ciò che il dottore mi sta spiegando va benissimo, il problema è come me lo sta dicendo. Dal primo istante in cui sono entrato nell’ambulatorio, ho percepito disinteresse e scarsa attenzione nei miei confronti. E’ la dinamica relazionale che incide sulla qualità della visita, in altri termini: è il modo in cui il medico mi sta trattando a livello di relazione, che non è per niente adeguato.

Prima di consegnarmi il referto che completa al computer, parla con i colleghi, scherzando sul nuovo camice comprato che gli starebbe troppo grande. Consegnato il referto, mi spiega la terapia, i farmaci da assumere, e: pronti via, senza neanche degnarmi di un saluto, mi liquida, esco ed entra un altro paziente.

I suggerimenti che ho tratto da questa esperienza diretta sono i seguenti:

  • tenere in adeguata considerazione l’effetto “prima impressione”: il medico avrebbe dovuto salutare, farmi accomodare e, seduto alla scrivania, non in piedi e di fretta, chiedermi il motivo della visita senza spiegarmi innanzi tutto che l’impegnativa non era corretta. La mia prima impressione è stata molto negativa;
  • chiedere e ascoltare: fare domande indica interesse per il paziente, lo fa sentire a suo agio, lo mette al centro dell’attenzione; essere ascoltato determina, anche nel caso di visite brevi, l’efficacia della visita stessa;
  • evitare di interrompere, aspettando il proprio turno di parola, entrare in contatto emotivamente con la persona che si ha di fronte;
  • ascoltare e sintonizzarsi anche a livello emotivo con la persona con la quale si vuole comunicare. Comprendere lo stato emotivo della persona con la quale stiamo cercando di comunicare è fondamentale per creare una vera relazione efficace.

Vorrei concludere con alcune riflessioni personali.

L’articolo non vuole essere una critica nei confronti della categoria dei medici, ho molti amici e colleghi che lavorano in diverse discipline mediche e li ritengo degli ottimi professionisti.

Scrivendo ho avuto la possibilità di canalizzare la mia arrabbiatura nei confronti di quello che mi è successo, trasformando il momento emotivo in una riflessione sulla comunicazione.

Attraverso quello che mi è successo mi sono reso conto dell’importanza del mio lavoro come psicologo e psicoterapeuta, e di quanto sia fondato l’assioma che “le parole sono proiettili”, le parole possono essere molto pericolose se non usate nella maniera adeguata.

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Tag: comunicazione efficace

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