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Il ruolo della famiglia nell’anoressia giovanile

27 settembre 2018

La patologia anoressica richiede un grande e gravoso impegno anche e soprattutto da parte della famiglia. I genitori giungono in terapia con l’idea che il loro compito si limiti a quello dell’accompagnatore. In realtà essi svolgeranno un ruolo di primo piano nella lotta quotidiana per ribaltare lo schema convenzionale del loro figlio/figlia.

Attraverso questo articolo cercherò fare qualche esempio di tipologia di genitori, esaminando alcuni modelli comportamentali tra i più ricorrenti.

Il modello iperprotettivo

Il modello iperprotettivo è generalmente riferibile ad un nucleo familiare essenziale (padre, madre, figlia/o), nell’ambito del quale i genitori sono sempre preoccupati di rendere facile la vita del figlio, cercando di anticiparne i bisogni e di risolverne le difficoltà, spesso sostituendosi a loro. Questi comportamenti innescano una relazione di tipo complementare (genitore “up (sopra)”, figlio “down (sotto)”), nella quale ogni forma di iniziativa viene scoraggiata con modalità semplificatorie, del tipo: “Dicci cosa ti serve e ci pensiamo noi”. Le conseguenze ultime di tali atteggiamenti possono facilmente indurre nel figlio un senso di incertezza, di insicurezza, di inadeguatezza, di disistima verso se stesso.

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Modello democratico – permissivo

Nel modello democratico-permissivo, invece, regna una democrazia assoluta, ai figli vengono attribuite responsabilità a volte più grandi di quelle che sarebbero in grado di gestire autonomamente. I genitori svolgono un ruolo quasi di confidenti, di amici dei propri figli; l’obiettivo non dichiarato è quello di mantenere l’armonia familiare, di stabilire insieme una serie di regole da condividere e di prendere tutti insieme le decisioni importanti. Tali meccanismi possono facilmente indurre un senso di confusione nei figli perché la figura genitoriale perde autonomia e rispetto, i ragazzi possono trovarsi in difficoltà a prendere decisioni importanti in maniera autonoma.

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Modello sacrificante

Il modello sacrificante risponde al desiderio di farsi accettare dal proprio figlio attraverso una continua arrendevolezza ai suoi bisogni, controbilanciata da un sentimento sottinteso di delusione per il suo mancato apprezzamento riguardo alle rinunce e agli sforzi paterni/materni messi in atto. La relazione in questo caso diviene asimmetrica, i genitori apparentemente sembrano dimessi ma in realtà si collocano in una posizione di forza perché stimolano nel figlio/a sentimenti di colpa e di debito. Il messaggio subliminale è: non c’è successo senza sacrificio.

Modello autoritario

Si spiega in parte da sé il modello autoritario, quello nel quale uno dei genitori (talvolta entrambi) esercita un potere dispotico nei confronti dei figli. La struttura della famiglia è di tipo gerarchico, i ruoli sono ben chiari e cristallizzati, con la figura del padre dominante e quella materna molto spesso ridotta in una posizione di mediatrice tra le diverse posizioni. Le regole sono indiscutibili, i figli devono accettare le decisioni paterne e vengono incoraggiati a cercare affermazioni e successi personali. L’ambiente familiare risulta pesante, i figli e le madri cercano di sfuggire ogni possibile situazione di urto e di contrapposizione, per evitare qualsiasi confronto – in molti anche violento – con il padre dominante.

Modello delegante

All’opposto, il modello delegante si realizza nel caso in cui i genitori deleghino ad altri (nella stragrande maggioranza dei casi, ai nonni) il proprio ruolo di guida. In queste situazioni si avverte la mancanza di una figura autorevole di riferimento; i genitori abdicano alle proprie responsabilità e vengono percepiti come deboli, poco convincenti, cioè esempi da non seguire. Allo stesso modo, nel caso di delega ai nonni viene comunque a mancare una figura forte di riferimento; i nonni sono una generazione superata, non sono interpretabili come modelli di relazione. In entrambe le circostanze i figli tenderanno a seguire le regole per loro più convenienti e opportune.pexels-photo-302083

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Tag: anoressia, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica

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