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Quando l’anoressia si evolve in binge eating e vomting

22 ottobre 2018

L’articolo di oggi affronterà le possibile evoluzioni dell’anoressia nelle forme di binge eating e vomiting. Inoltre vedremo alcune tentate soluzioni proprie dell’anoressia: quelle soluzioni che invece di risolvere il problema lo complicano, mantenendolo e alimentandolo.

Le possibili evoluzioni dell’anoressia

Una patologia legata all’anoressia si riscontra quando il soggetto alterna periodi di forte restrizione alimentare a periodi di vere e proprie abbuffate di cibo. Tale fenomeno si connota con il termine inglese di Binge eating, la patologia dominante resta tuttavia quella legata al controllo e alla riduzione del cibo che in molti casi può evolvere in una forma anche più complessa, ossia quella del Vomiting.

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La variante del vomito autoindotto è tra le più pericolose da aggredire a livello terapeutico. In pratica si compensa l’assunzione di cibo attraverso il vomito, alternando le due fasi in maniera sempre più frequente e aumentando sempre più le dosi. Il disturbo diventa compulsivo e nella sua fase iniziale contiene una “tentata soluzione” perché l’anoressica concepisce il vomito come un rimedio all’assunzione di cibo. Il rito assume una sottile forma di piacere ed è proprio questa forma trasgressiva a renderne più difficile la soluzione terapeutica.

Associati al vomiting si riscontrano spesso fenomeni non gravi di autolesionismo: graffi con le unghie, tagli con coltelli o oggetti affilati, bruciature di sigaretta, abrasioni della cute, etc. Tali fenomeni si possono configurare – come nel caso del vomito autoindotto – come forme di un comportamento masochistico, cui fanno riscontro aspetti di piacere psicologico. La difficoltà nella gestione delle emozioni viene “scaricata” attraverso tale tipologia di comportamento.

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Le tentate soluzioni dell’anoressia

L’anoressia si accompagna all’uso di enteroclismi lassativi a base di camomilla o sostanze similari, che aiutano il corpo ad espellere il cibo considerato in eccesso. Allo stesso scopo si nota nelle pazienti anoressiche la tendenza ad un uso sempre più frequente di diuretici, che ingenerano e stimolano una gradevole sensazione di perdita di peso. Questi comportamenti sono noti con l’etichetta di Purging e sono difficili da contrastare anche perché accompagnati, come nel caso del vomiting da sensazioni fisiche piacevoli, alle quali può diventare difficile rinunciare.

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In maniera analoga all’uso di diuretici, la paziente anoressica ha scoperto la possibilità di reperimento ed assunzione di sostanze chimiche – quali ad esempio le amfetamine ed altre – che aiutano ad elevare la soglia di resistenza alla fatica e conseguentemente a resistere all’impulso della fame. Tali sostanze sono purtroppo di facile approvvigionamento attraverso internet, cosa questa che le rende facilmente disponibili anche a consumatrici di fasce di età cui sarebbero altrimenti vietate.

Se vuoi conoscere in maniera più approfondita l’anoressia leggi un mio precedente articolo:

“Anoressia una moda da non seguire”

La terapia Breve Strategica

Nella mia attività di psicologo e psicoterapeuta utilizzo la “Terapia Breve Strategica”: attraverso lo studio e la messa a punto di soluzioni realmente efficaci, pongo in primo piano il ruolo del paziente, la sua modalità di percezione della realtà, in modo da ristrutturare la prigione mentale della quale il paziente diventa ostaggio.

Nei prossimi articoli fornirò qualche indicazione di come la Terapia Breve Strategica affronta i singoli casi di anoressia, ma se hai qualche curiosità particolare di cui vuoi parlare o informazioni, contattami via mail all’indirizzo: studio@guidodacutipsicologo.it o al numero di cellulare 340.41.90.915.

Categorie:

Tag: anoressia, binge eating, disturbi del comportamento alimentare, Terapia Breve Strategica, vomiting

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